‘Chissà se poi è vero che Liliana Segre ha ricevuto delle minacce’. ‘Dopo Roberto Saviano ora anche Liliana Segre occupa due carabinieri a tempo pieno’. E potrei andare avanti, ma il succo non cambia anche da noi, anche qui, sulle nostre pagine, sono arrivati i c******i e mi scuso se non trovo la declinazione al femminile, inventatela perché non è questione di genere. Uomini e donne si sono scatenati contro “l’ingiusta scorta a Liliana Segre”. Quasi fosse come quando la Nazionale perde una partita e tutti diventano commissari tecnici, da qualche ora in tanti si sentono membri del Comitato per l’ordine e la sicurezza, quello che decide a chi assegnare la scorta e a chi no.

La scorta diventa fatto politico, c’è chi dice che sì dovrebbe averla e c’è chi dice no, come se fosse tema da discutere e non una grave scelta tecnica di un comitato di esperti. La scorta un privilegio, uno status symbol, concesso come una laurea honoris causa. L’auto con il lampeggiante. Le bonifiche di un luogo prima di poterci entrare. La vita privata stravolta dalle stringenti norme per la sicurezza. Wow, sai il figurone con amici, colleghi e con tutti gli ‘spettatori’ quando si arriva preceduti da degli “angeli custodi armati”?

Come siamo arrivati qui? Com’è che eletti o elettori ed elettrici non si vergognano quando, firma in calce, si permettono di mettere in discussione una scelta tecnica a tutela di una persona?
“Il pesce puzza dalla testa” dice il saggio e se penso alla ‘testa’ non posso che pensare a Roberto Saviano che, oltre ad avere la vita distrutta dal vivere sotto scorta, oltre ad avere la giusta paura di essere ammazzato dalla criminalità organizzata, si è pure trovato ministri e politici a dire che ormai non valeva più la pena proteggerlo, ché la minaccia non c’era. Tutti CT della Nazionale. E oggi tanti pappagalli ripetono il mantra, salvo dimenticarsi di quel “rompi coglioni” (cit. ), ve lo ricordate?, il giuslavorista Marco Biagi ucciso perché non aveva la scorta?

Il problema delle scorte in Italia, semmai è di chi non ce l’ha, di coloro per i quali è sottovalutato il rischio. A noi ne parlò l’ex mafioso di Misterbianco Orazio Pino qualche settimana prima di essere ucciso. E il capo e pentito della banda della Magliana, Maurizio Abatino, anche lui, si sa, è un morto che cammina, senza nessuna tutela. C’è chi pensa che chi ha un passato di morte, da assassino, la morte infondo se la merita e lo Stato può girarsi dall’altra parte: “infondo sono fatti loro”.

Liliana Segre però non è pentita di alcunché, non è un ex criminale. Liliana Segre è una bambina sopravvissuta ai campi di sterminio nazisti, una volta donna ha avuto l’eroismo, non esiste altra definizione, di raccontare quei campi, di raccontare lo sterminio. Eroica perché si è messa sulle spalle il fardello del ricordo, di esporsi, di raccontare il suo personale ‘Se questo è un uomo’, di obbligarci a non dimenticare quello che è stato.

“Il pesce puzza dalla testa” e la testa sono i parlamentari che non l’hanno tributata, quella dei distinguo. Quando De Gasperi andò a trattare con gli Alleati la pace. Sapete quella guerra, la seconda mondiale che noi fascistissimi abbiamo combattuto al fianco degli ‘amici’ nazisti? Bene, quando il buon De Gasperi si presentò al cospetto dei vincitori disse: “Signori, è vero: ho il dovere innanzi alla coscienza del mio Paese e per difendere la vitalità del mio popolo di parlare come italiano; ma sento la responsabilità e il diritto di parlare anche come democratico antifascista, come rappresentante della nuova Repubblica che, armonizzando in sé le aspirazioni umanitarie di Giuseppe Mazzini, le concezioni universaliste del cristianesimo e le speranze internazionaliste dei lavoratori, è tutta rivolta verso quella pace duratura e ricostruttiva che voi cercate e verso quella cooperazione fra i popoli che avete il compito di stabilire”.
Che era come dire che non tutti gli italiani erano stati dalla parte di Mussolini e Hitler. Che l’Italia libera era un’Italia orgogliosamente antifascista, che aveva combattuto e vinto al fianco degli Alleati contro svastiche e fasci littori. Liliana Segre onora il nostro Parlamento, quello nato dalla resistenza e dal sangue dei partigiani, e il nostro Paese, quello rinato dalle ceneri del disastroso e disumano ventennio in camicia nera. Poi, poi ci siete voi, c******i eletti ed elettori, che lo disonorate.

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Direttore

William Beccaro, 45 anni, è direttore di Estreme Conseguenze. Nato professionalmente nel 1994 a Radio Popolare di Milano, ha poi lavorato per le principali testate italiane. Tra queste la Rai, la Repubblica, l’Unità, Diario, Avvenimenti, RCS, il gruppo Sole24Ore. Nel 2009 era direttore del circuito radiofonico CNR, dalle cui frequenze ha fatto scoppiare il “Caso Cucchi”.

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