Ci deve essere un po’ di confusione, probabilmente dettata dal fatto che siamo una ‘redazione giornalistica di inchiesta’, quindi chiariamo subito: non non siamo dispensatori di soluzioni. Non siamo come gli investigatori da romanzo, noi non diciamo che ‘è stato il maggiordomo’ o meglio, non è detto che riusciamo a dirlo. C’è la magistratura per quello. Noi ‘ci accontentiamo’ già quando diciamo che c’è stato un omicidio quando tutti pensano sia stato un incidente o morte naturale. Poi sul chi è stato o su come arrestarlo o quale dovrebbe essere la condanna… beh, a ciascuno il suo mestiere. La stampa, anche se on line come la nostra testata giornalistica, è stata definita il quarto potere e sarebbe pericoloso, oltre che arrogante, che si sostituisse agli altri poteri, tanto più alla magistratura inquirente.
Sul caso Ilva, noi che a Taranto ci siamo stati e che abbiamo contribuito a che si aprisse un fascicolo in procura su questioni correlate all’acciaieria, non abbiamo soluzione, ma il problema lo vediamo, la strage la denunciamo. È demagogia indicare l’omicidio, non credo. Credo anzi che sia il dovere della stampa. Quindi ribadiamo che a Taranto lo Stato italiano ha già troppo a lungo sospeso le leggi penali con provvedimenti bocciati per la loro incostituzionalità. Provvedimenti che barattavano la vita con il lavoro e con opportunità  economiche e occupazionali. Tutelare l’acciaio italiano, la più grande acciaieria d’Europa con il solo rammarico che, dannati tarantini, le bare, quelle grandi per troppi che ci hanno lavorato e quelle piccole per i bambini che l’Ilva hanno respirato, si ostinano a sceglierle in legno e zinco e non di un fantastico acciaio made in Italy.

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Direttore

William Beccaro, 45 anni, è direttore di Estreme Conseguenze. Nato professionalmente nel 1994 a Radio Popolare di Milano, ha poi lavorato per le principali testate italiane. Tra queste la Rai, la Repubblica, l’Unità, Diario, Avvenimenti, RCS, il gruppo Sole24Ore. Nel 2009 era direttore del circuito radiofonico CNR, dalle cui frequenze ha fatto scoppiare il “Caso Cucchi”.

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