Unite i puntini, come il gioco delle Settimana Enigmistica, ma a ogni numero associate un evento. Quale evento? Decidetelo un po’ voi, tanto la figura finale vedrete che non cambierà.

Potreste partire dalla richiesta di ‘pieni poteri’ oppure da quelle indecenti suggestioni razziste che parlano di rom, magari invitati da una capotreno a scendere dal vagone perché, si sa, “gli zingari sono tutti ladri”.

Per gli ebrei ne abbiamo a dismisura, però l’apoteosi è ‘l’inaccettabile scorta’ a quel gigante morale che risponde al nome di Liliana Segre.

“Dio, patria e famiglia” lo troverete dalle parti di Verona e già che siete nella città di Romeo e Giulietta, magari metteteci la bomba carta fatta saltare qualche giorno fa sotto l’auto di Pier Paolo Spinazzè, l’artista che si firma Cibo mentre copre le odiose svastiche disegnate sui muri. Poco lontano da lì i gay ai quali si tenta di dar fuoco, se da lì scendete giù verso Roma, invece, gli omosessuali vengono pestati per strada. Tra i sette colli a esser bruciati sono librerie come ‘la pecora elettrica’ o locali come Baraka Bistrot.

Nella capitale c’è il Parlamento, “bivacco di grossi culi”, che poi hanno la varietà di essere a strisce se salite si al Papete. Ma abbandonare Roma prima di una religiosa genuflessione sarebbe un errore, magari una buona scorta di simboli religiosi da portare giù giù al sud dove sono ottimi suggelli elettorali. Occhiolino a quelli che vogliono ammazzare Saviano, un altro “cui andrebbe tolta la scorta’.

Già che siete giù, qualche puntino nero lo trovate dalle parti di Lampedusa e poi un po’ più in là. Gli “invasori” coraggiosamente fermati in mare da delle disgustose leggi giallo-verdi a difesa della sicurezza, dell’economia, del lavoro, del natio suolo patrio.

Gli ammiccamenti ai saluti romani li trovate sparpagliati ora qui, ora lì. Lo so che lo state pensando. Un disegno ideologico, in fondo sono cose che ‘non si parlano’. Vuoi mettere Predappio con Verona o con Roma o con i morti in mare?

Qualche settimana fa ho assistito alla posa della corona ai partigiani morti i cui nomi sono incisi su una lapide in Piazza Dergano a Milano. Quella appesa il 25 aprile scorso era stata bruciata. ‘Una ragazzata hanno detto’, mi ha fatto notare un ottantenne che la Resistenza l’ha frequentata, ‘ma non è così’, ha aggiunto, ‘è un disegno, capitò la stessa cosa anche negli anni venti, pure allora nessuno unì i puntini, quando lo facemmo era già troppo tardi e ormai sul foglio c’era il ritratto di un’Italia tutta nera’.

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Direttore

William Beccaro, 45 anni, è direttore di Estreme Conseguenze. Nato professionalmente nel 1994 a Radio Popolare di Milano, ha poi lavorato per le principali testate italiane. Tra queste la Rai, la Repubblica, l’Unità, Diario, Avvenimenti, RCS, il gruppo Sole24Ore. Nel 2009 era direttore del circuito radiofonico CNR, dalle cui frequenze ha fatto scoppiare il “Caso Cucchi”.

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