Ho saputo 25 anni dopo cosa fossero, quando li ho rivisti con a dritta la costa francese e a sinistra una grossa nave container che fece fare dei bei salti al 41 piedi che stavo governando. Può meravigliare, ma quando sei al timone di una vela, guardi un sacco il mare. È anche per quello che becchi i delfini, perché sei lì che scruti continuamente l’increspare che ti dice le raffiche, eventuali boe che ti avvertono di pericoli o intimano condotte da tenere, oggetti affioranti che magari nascondono oggetti semi affioranti che potrebbero bucarti lo scafo. Poi c’è un sacco di roba che galleggia, ma soprattutto ci sono i delfini, le balene, i pesci volanti, gli abitanti del mare e quando se ne scorge uno è una festa. Urla da prua a poppa. Correr con cellulari in mano. Binocoli che saltan fuori in un batter d’occhio da bagagli fino a pochi attimi prima dichiarati irraggiungibili.

Visto che abitiamo più di là che di qua, più con i film made in Usa che guardando le pellicole girate sulle nostre coste mediterranee, un’emozione inquieta ci genera una pinna affiorante tra le onde. Vittime di tutta la serialità sugli squali assassini, la pinna inquieta. E anche quel giorno lì, la pinna inquietò. Su tutte le barche che si rispettino c’è sempre un vecchio marinaio che, al contrario di tanti miti giovanilistici, spesso e giustamente è la persona più ascoltata e rispettata, perché normalmente ha un’esperienza alle spalle che, in mare, può salvare la vita. Il vecchio, comunque, sentenziò: è un pesce luna.

Il pesce luna è un pesce “simpaticissimo” e rassicurante, tanto più vivendo della rendita di terrorizzare gli inesperti con una pinna da squalo e poi svelarsi per un simpatico pacioccone. Andate a sbirciare in rete, il pesce luna viene pure cavalcato. Dovete immaginare un enorme disco, metri di diametro, che lento lento con le sue pinnette taglia il mare. Ma in realtà io l’ho sempre visto dormire o prendere il sole. Per questa sua particolarità di essere dedito alla tintarella gli inglesi lo chiamano pesce sole, da noi è il contrario. Avete presente questo pesce che sembra un vecchio vinile, ma che si misura in metri? Bene, quando è calma piatta, si sdraia e allora vedi questo disco, questa gigantesca sfera, questa luna piena che galleggia semi affiorante. Riflesso di una luna che in cielo non c’è.

La prima volta che l’ho visto, ci sono passato sopra in wind surf. Adolescente, ai bordi di una costa del nostro profondo sud, mi trovai sotto, all’altezza della deriva, questa sfera enorme e, pensando si trattasse di una gigantesca medusa, passai gli attimi più terrorizzanti dei miei 14 anni. Ricordo la fiacca di vento improvvisa. La tavola che si fermava sopra sta cosa enorme e io che muovendo piano piano il boma, usavo la vela come remo nell’aria facendo ogni tipo di fioretto agli dei del mare ché m fosse risparmiata la vita.

25 anni dopo, un vecchio su una barca mi disse del pesce luna. Mi raccontò del suo dormire. Dell’argento dei riflessi del sole che lo bacia. Mi disse di quel naso che non è naso. Del suo inseguire le correnti. Del grugnito, che mai ho per la verità sentito, di quando affiora. Ma soprattutto mi disse, visibilmente preoccupato, che quel pescione e i tanti altri che erano con lui, lì non ci doveva essere, che voleva dire che il mare era troppo caldo, che non andava bene.

Le urla sulla barca, il correre entusiasta, da dritta a sinistra, da prua a poppa, dell’equipaggio tornato bambino, i binocoli scrutanti, l’entusiasmo degli scatti dei cellulari stavano fotografando con felicità ignara il cambiamento in atto, fatto di strani pesci, di alghe invasive, di meduse inedite, di squali esploratori, di autunni esplosivi, di acque alte a Venezia, di nevicate invalidanti al nord, di fiumi di fango a giro per l’Italia. Siamo su un Titanic che pensavamo inaffondabile e che invece affonda, la banda suona e noi brindiamo e balliamo, una catastrofe dopo l’altra, sordi al grugnito del pesce luna.

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Direttore

William Beccaro, 45 anni, è direttore di Estreme Conseguenze. Nato professionalmente nel 1994 a Radio Popolare di Milano, ha poi lavorato per le principali testate italiane. Tra queste la Rai, la Repubblica, l’Unità, Diario, Avvenimenti, RCS, il gruppo Sole24Ore. Nel 2009 era direttore del circuito radiofonico CNR, dalle cui frequenze ha fatto scoppiare il “Caso Cucchi”.

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