Hanno sparato a un giornalista. Dieci colpi. Li sentite? Pam, fiancata dell’auto. Pam, altro buco nella carrozzeria. Pam, il parabrezza. Pam, ancora il parabrezza. Pam, colpo che non c’entra il bersaglio. Pam, ancora il parabrezza e il giornalista sfiorato. Pam, il motore che va su di giri. Pam. Pam. Pam. Pam, il lunotto dell’auto in fuga in frantumi.

Alla guida di quell’auto, Mario De Michele, il direttore del giornale  campanianotizie.com. È vivo e sta bene, ma questo non cambia le cose. Hanno sparato a un giornalista che prima era stato minacciato. Aggredito e ora, come dicono in dialetto, “sparato”.

Quindi la notizia è che hanno sparato a Mario De Michele e che si è salvato? No. La notizia, le notizie sono quelle che lui e la sua testata hanno pubblicato. Le notizie che pubblicheranno. La differenza non è peregrina, perché vedete, chi minaccia, chi spara a chi ha una penna in mano è perché vuole che smetta di scrivere e vuole che nessuno riprenda i suoi contenuti.

De Michele ha scritto la sua paura e ha scritto che andrà avanti. Ha scritto la verità e la verità comprende anche il terrore di essere ucciso. L’FNSI , il sindacato dei giornalisti, e Beppe Giulietti si sono subito mossi a difesa del collega minacciato e siamo certi che le forze dell’ordine stanno facendo il necessario. Solidarietà gli è arrivata da tante, tantissime parti. Bene.

Noi che abbiamo goduto della “scorta mediatica” quando ci sono stati recapitati i proiettili qualche mesa fa, sappiamo quanto è importante, quanto fa sentire protetti, quanto fa sentire meno soli.

Ma la solitudine è una brutta bestia e quindi a questa “scorta mediatica”, a questo mettersi al fianco di Mario De Michele, bisogna affiancare la eco alle notizie che pubblicherà e, per questo, noi di EC non perderemo di vista Campania Notizie, la testata che dirige, e ne rilanceremo i contenuti. Perché, quando è toccato a noi, ben abbiamo spiegato che il lavoro di un giornale e di un giornalista non si ferma neppure se gli capita qualcosa e questa è la sua migliore difesa. Non ha senso fargli del male, perché l’informazione non si fermerà: se non sarà lui a scriverne sarà un collega o un’altra testata. E noi questo faremo.

Lo stiamo facendo anche con Mino Pecorelli, il giornalista ucciso 40 anni fa a Roma e che dirigeva Osservatorio Politico, OP. Un collega di calibro di cui si è infamata la memoria. “Pecorelli il ricattatore” è stato il mantra comodo per cancellare il suo prodigioso lavoro di inchiesta. E a nulla è valsa neppure la sentenza del 1999 del Tribunale di Perugia che smentiva a chiare lettere (pagina 38) la versione di OP come strumento di ricatto. Ma la damnatio memoriae non è passata e la vulgata ancora infanga un giornalista che ha sacrificato la propria vita alla libertà di stampa, all’informare a tutti i costi.

A Roma, la Procura della Repubblica, ha riaperto l’inchiesta sull’assassinio di Pecorelli, crediamo, noi che abbiamo ricevuto minacce per aver dato nuovi elementi agli inquirenti e alla Digos che ora sta indagando, che sarebbe un bel segno che Federazione Nazionale della Stampa e Ordine dei Giornalisti si costituissero parte offesa, “scorta mediatica” di un martire del nostro mestiere e di quanti questo mestiere continuano a fare comunque.

https://www.campanianotizie.com/

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Direttore

William Beccaro, 45 anni, è direttore di Estreme Conseguenze. Nato professionalmente nel 1994 a Radio Popolare di Milano, ha poi lavorato per le principali testate italiane. Tra queste la Rai, la Repubblica, l’Unità, Diario, Avvenimenti, RCS, il gruppo Sole24Ore. Nel 2009 era direttore del circuito radiofonico CNR, dalle cui frequenze ha fatto scoppiare il “Caso Cucchi”.

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