Odio parlare al cellulare quando sono in taxi. Lo ritengo maleducato nei confronti di chi mi sta scarrozzando e che spesso ha fantastiche storie da raccontare, talvolta notizie, altre volte solo voglia di parlare con chi si è preso a bordo. A fregarmi però sono stati gli abusivi, nel senso che quelli davanti a me hanno accettato il “passaggio” di uno di quei figuri che, proprio mentre sei in fila a Termini, convince con blandizie varie qualcuno a non prendere l’auto bianca, ma appunto una vettura “senza licenza”. Fatto sta che sul taxi sono salito che ancora ero al telefono.

La telefonata era con un giornalista che negli scorsi giorni mi ha intervistato sul caso di Stefano Cucchi, il ragazzo romano morto a seguito delle botte prese in una caserma dei carabinieri di Roma. Messo giù il telefono, il taxista mi ha fissato negli occhi dal riflesso dello specchietto retrovisore interno: “quindi è lei quello che ha fatto scoppiare il caso?”. “È un onore averla portata”, mi ha detto dieci minuti dopo, stringendomi forte la mano, fermo davanti alla sede dell’FNSI, la Federazione Nazionale della Stampa.

Il volto di Sandro Ruotolo rasserena. Il giornalista super minacciato, uno dei 22, quasi 24, a oggi sotto scorta in Italia. Rassicura perché è una faccia con la quale sono cresciuto, cronista eccezionale nei programmi tv che si vedevano nella casa della mia adolescenza. È controllato a vista dai suoi angeli custodi.

Sono a Roma perché EstremeConseguenze è stata invitata a questa iniziativa, alla quale hanno aderito tanti ottimi colleghi, tutti sotto le minacce più varie, per sollecitare l’approvazione di una legge per le querele temerarie. Come funziona oggi? Facile. Quando non ti piace quello che scrive il giornalista, lo quereli. Chiedi soldi. Ma sono querele infondate, temerarie appunto, che servono solo a spaventare e a fermare. Ingombrano gli uffici delle procure. Impegnano gli inquirenti e gli uffici di polizia, destinati a essere archiviati. E di storie, qui al secondo piano del 349 di Corso Vittorio Veneto II, ne vengono snocciolate parecchie, la più bizzarra la racconta Federica Angeli querelata da un sindaco, il quale, sentita male un’intervista rilasciata dalla cronista di Repubblica a una televisione, era convinto che lei stesse parlando del suo comune e quindi l’ha querelata. La giornalista parlava di un municipio sciolto per mafia, municipio con un nome affatto simile a quello amministrato dal sindaco offeso.

Noi di EstremeConseguenze, che in un anno abbiamo vissuto tutte le fattispecie raccontate dai colleghi, abbiamo però un “invidiabile” primato: il sequestro preventivo di un’intervista da parte di un pubblico ministero. L’intervista a Vincenzo Vinciguerra di Raffaella Fanelli, poi dissequestrata dopo il nostro ricorso al tribunale del riesame di Verona.

È Mario De Michele, sopravvissuto miracolosamente qualche giorno fa a dieci colpi di pistola sparati contro la sua auto, che dice la sola verità: “non siamo degli eroi, siamo solo dei lavoratori e vogliamo uscire di casa sicuri di tornare, senza l’ansia dei nostri familiari”. “Eh sì”, ammette, “il giorno dopo i colpi di pistola avevo pensato di gettare la spugna”.

L’articolo 21 della Costituzione sancisce il diritto di essere informati. I giornalisti minacciati sono la certificazione che questo diritto in Italia non è garantito. Fa impressione sentire Paolo Borrometi quando racconta che grazie al lavoro investigativo dei suoi angeli custodi, non è saltato in aria con la sua auto. Ma è la punta dell’iceberg. Tutti e 22 giornalisti già sotto scorta sono parte di quella punta. Sigfrido Ranucci, l’attuale volto di Report, lo racconta bene. Racconta delle decine e decine di querele, ma racconta anche dei ricatti della pubblicità. Se fai l’inchiesta “sbagliata”, l’editore perde milioni di euro di spot.

Noi di Estreme Conseguenze tutte queste cose, nel nostro piccolo, ce le siamo vissute. Dalle pressioni al blocco degli investimenti degli sponsor, dalle richieste di “diritto all’oblio” alle querele minacciate, quindi quelle poi arrivate per davvero. Purtroppo ci sono state anche le minacce e i proiettili.

“La scorta mediatica non basta”, questo è quello che è stato detto a Roma e se siamo qui, “convocati” da Beppe Giulietti e Raffaele Lorusso, segretario e presidente dell’FNSI, è per chiedere allo Stato di intervenire a tutela della stampa. E lo Stato, almeno apparentemente, un colpo lo ha battuto. Lo ha battuto con il vice ministro dell’Interno, Matteo Mauri, che ha garantito che a giorni, “sarà riattivato il Centro di osservazione contro le intimidazioni ai giornalisti”, inattiva dal febbraio 2018; lo ha battuto con Nicola Morra, presidente della Commissione parlamentare Antimafia, che ha annunciato che “la Commissione in plenaria audirà i giornalisti minacciati, sotto tutela e non”; lo ha battuto con i parlamentari Primo Di Nicola, Walter Verini e Francesco Paolo Sisto, che hanno garantito che presto ci sarà la legge sulle querele temerarie. Il meccanismo sarà facile. Se farai una querela temeraria contro un giornalista e in tribunale sarai sconfitto, pagherai almeno il 25% di quanto a quel giornalista e a quella testata stai chiedendo di danni. #querelareticosta, insomma.

Aspettiamo venga approvata, prima di dire che è una notizia, ma venisse approvata, è una legge che aspettiamo da vent’anni, sarebbe una gran bella notizia per chi come EstremeConseguenze delle inchieste ha fatto la sua missione e per chi come voi ci legge ogni giorno.

Vent’anni nei quali tanti bravi giornalisti hanno dovuto mettersi il bavaglio per evitare problemi, soprattutto per evitare di essere etichettati come “quelli delle querele”. Quelli che “se li fai scrivere poi sono avvocati e carte bollate”. Portatori di problemi, insomma.
Personalmente quest’anno ho avuto l’onore di lavorare con due di loro, Raffaella Fanelli, l’ottima Raffaella, e Daniele De Luca, l’instancabile Daniele, le firme delle inchieste più importanti pubblicate da EC, a loro va il mio ringraziamento per aver tenuto sempre la “penna dritta”, garantendo a tutti noi il diritto costituzionale di essere informati.

Inviato da iPhone

Condividi questo articolo:

Direttore

William Beccaro, 45 anni, è direttore di Estreme Conseguenze. Nato professionalmente nel 1994 a Radio Popolare di Milano, ha poi lavorato per le principali testate italiane. Tra queste la Rai, la Repubblica, l’Unità, Diario, Avvenimenti, RCS, il gruppo Sole24Ore. Nel 2009 era direttore del circuito radiofonico CNR, dalle cui frequenze ha fatto scoppiare il “Caso Cucchi”.

Commenta con Facebook