Andi Nganso è medico, ideatore del Festival DiverCity. Questo il suo intervento a CasaComune, Milano, 30 Novembre, Anteo, che pubblichiamo. 

 

Per costruire il futuro sul tema della Cittadinanza, dobbiamo in primis fare un’ autocritica di quello che siamo stati e di quello che siamo.

I tempi che viviamo e il clima che respiriamo nelle nostre città ci impongono di chiederci se stiamo conducendo bene la battaglia.

Non ci sarà nessuna costruzione di una cittadinanza nuova se non interrompiamo il connubio immigrazione e insicurezza, introdotto nel nostro paese con una legge che porta il nome di politici di sinistra, la legge Turco-Napolitano.

I centri di rimpatrio, luoghi di prigionia che conosciamo per la drammaticità di alcune storie, sono stati introdotti di norma non da un cattivo politico di destra ma da amici e politici di sinistra.

Le leggi Salvini 1 e 2 sono le figlie di una lunga serie di norme nate con i binocoli del capitalismo e del patriarcato: Legge Turco-Napolitano, Legge Bossi-Fini, Legge Minitti-Orlando.

Dobbiamo iniziare da un autocritica di queste leggi per creare la cittadinanza che vorremo sennò avremo risolto il problema della cittadinanza ma non quello dell’identità.

La capitalizzazione del corpo degli immigrati e del nero è normato delle leggi Martelli, turco napoletano, bossi fini e Salvini. Corpi e esseri che valgono se hanno un lavoro. Esisti se sei braccia e forza lavoro.

Lo dice l’attivista Alesa Herero: “Il migrante, Africano, Nero, il più indesiderato, è ben accetto perché utile. Utile a rivitalizzare un luogo ormai abbandonato. Rientra nella logica dello sfruttamento di capitale umano ormai radicato nelle società capitaliste. E il corpo storicamente capitalizzabile per eccellenza e senza dubbio il corpo nero. È la narrazione storica che il bianco ha da sempre fatto su di noi, in tutte le sue varie trasformazioni. Crea discorsi che in fondo non scioccano l’immaginario collettivo su ciò che è o dovrebbe essere, un Nero».

Se la sinistra si vuole far carica della nascita di una nuova cittadinanza, è arrivata l’ora di uscire dalla logica capitalistica e patriarcale del racconto della nostra società.
La sinistra che vorrei dovrebbe dare piena riconoscenza ai corpi e alle storie dei neri e delle persone con background migratorio. La sinistra della città di Milano e d’Italia deve smetterla di fare tokenismo con i corpi dei neri, cercandoli solo ed esclusivamente in occasione di eventi pubblici promossi dai dirigenti politici di sinistra. Dov’è la sinistra quando c’è l’obbligo di ascoltare e l’esigenza di stare nei territori. Che cittadinanza nuova vogliamo costruire senza l’esperienza diretta dei corpi resi invisibili da una politica bipartisan? In che cambiamento speriamo, se le voci delle persone discriminate sono silenziate dalla politica di destra e di sinistra?

È il 16 aprile 1963, Martin Luther king scrive un discorso dalla prigione di Birmingham:

“Quando il tuo primo nome diventa “negro”, il tuo secondo nome diventa “ragazzo” (qualunque sia la tua età) ed il tuo ultimo nome diventa “John”, e le vostre mogli e madri non ricevono mai il titolo di “signora”; quando siete assillati di giorno e cacciati di notte per il fatto che siete un Negro e vivete costantemente in punta di piedi, senza sapere mai cosa aspettarsi dopo, e siete tormentati con paure interiori e risentimenti esterni; quando dovete combattere sempre un degenere senso di “essere nessuno” allora capirete perché troviamo difficile aspettare. Viene il momento in cui la coppa della pazienza si esaurisce e gli uomini non sono più disposti ad essere spinti nell’abisso della disperazione.

E va avanti:

“Devo farvi due oneste confessioni fratelli cristiani ed ebrei. Prima devo confessare che sopra i pochi ultimi anni passati sono stato in grave disaccordo con i bianchi moderati. Ho almeno raggiunto la deplorevole conclusione che il maggior ostacolo dei neri nel loro camminare a passi lunghi verso la libertà non è il White Citizen’s Counciler o il Ku Klux Klanner, ma i bianchi moderati che sono più legati all’ordine che alla giustizia. Chi preferisce una pace negativa che è l’assenza di tensione verso una pace positiva che è la presenza della giustizia; chi dice costantemente: “sono d’accordo con te verso l’obiettivo che stai perseguendo ma non sono d’accordo con te con i tuoi metodi di azione diretta”; chi paternalAisticamente crede di poter definire una scala temporale per un’altra libertà degli uomini; chi vive col concetto mitico del tempo e chi costantemente avvisa il Negro di aspettare una “stagione più conveniente”. Una comprensione superficiale della gente di buona volontà è più frustrante della completa incomprensione della gente di cattiva volontà. La tiepida accettazione è molto più sconcertante di un aperto rifiuto.”

Andi Nganso, FIGLIO (e non figliastro) della repubblica.

Mettiamoci al lavoro nell’ascolto e con empatia.

Andi Nganso

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La redazione di Estreme Conseguenze.

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