Quindi da domani che quotidiano comprerete? O meglio: il quotidiano di chi comprerete? Lo sappiamo, per lo più non comprerete nulla, ché le informazioni si trovano a mazzi e gratis sul web. Pardon, si trovano gratis su internet, ma anche in tv e alla radio, a ben vedere anche su certi giornali gratuiti che trovate all’ingresso della metrò.

Ma le notizie, quelle che leggete, da dove arrivano? Dove nascono? Ve lo siete mai chiesto? Avete mai rincorso a ritroso le news di cui vi nutrite? Dal consumatore, voi, al produttore?

Scusate, un passo indietro: perché leggete le notizie? Sorpresi dalla domanda? Eppure la risposta è dirimente per il mondo della comunicazione e dell’informazione. Le notizie si leggono per avere elementi in più per fare scelte oculate, o meglio, per formarsi un’opinione e quindi fare scelte oculate. Banalmente: dove prender casa, come orientare i propri consumi, quale scuola scegliere per i propri figli e, naturalmente, cosa votare. Beh, l’ordine dovrebbe essere inverso. L’art. 21 della Costituzione sancisce il diritto a essere informati ed è evidente che ne fa un carattere fondamentale per la tutela della democrazia.

Quindi, tagliando con l’accetta, vi informate per scegliere in maniera oculata anche chi mettere, con il vostro voto, a governare codesta nostra democrazia e poi, questa è la parte ‘cane da guardia’, per sapere se chi guida il Paese si stia o meno comportando correttamente.

La posta in gioco non è piccola, da qui, appunto, la tutela della stampa e del diritto a essere correttamente informati ben rappresentata nella Carta fondativa la nostra Repubblica.

Ma torniamo al tema. Da dove arrivano le notizie? Al netto dei copia e incolla e delle ribattute fatte da tutte le redazioni, sono i giornalisti a scovare, verificare e scrivere le notizie. Ma dell’informazione i cronisti sono gli “operai”, i diffusori di news a tutti gli effetti sono gli editori.

L’Italia, è cosa nota, è al 46esimo posto nella classifica mondiale della libertà dell’informazione. Non proprio benissimo. Paghiamo il fatto che tanti sono giornalisti minacciati e troppi quelli che per restare in vita sono messi sotto scorta, a oggi 22 e presto 24, ma paghiamo anche il conflitto di interessi degli editori. State pensando a Berlusconi? Lui è stato ed è quello che meglio incarna questa stortura della nostra editoria. Le sue testate hanno oggettivamente accompagnato la sua “discesa in campo”. Ma il Cavaliere è solo il più appariscente tra chi controlla dei media. Il conflitto di interessi è molto più diffuso. È “normale”, qui da noi in Italia, che chi produce informazione abbia altri ”interessi”, business, campi di altro. Il Giorno, il quotidiano fondato da Enrico Mattei, che mai scrisse male di Eni e del suo fondatore, finì in edicola proprio perché il cane a sei zampe non aveva stampa favorevole. Era il 1956.

Nel nostro Paese è regola che i giornali, le testate giornalistiche, le notizie e le inchieste siano considerate un costo. Un costo spesso proibitivo. È per questo motivo che l’Italia non ha quasi nessun editore puro. Cioè nessuno che campi vendendo il prodotto della testata giornalistica che possiede. E questo contribuisce a buttarci a quell’imbarazzante 46esimo posto.

L’informazione perché sia libera ha bisogno anche di essere valorizzata, ha bisogno che fare l’editore sia un lavoro, un lavoro a tutti gli effetti e non un “dopo lavoro”, un orpello ad altra attività economica o ad altri interessi, che sia costruttore, petroliere, concessionario di pubblicità o produttore di auto, poco cambia. Basare tutto sull’onestà professionale di direttori e giornalisti è ingenuo, perché vuol dire non sapere che non nelle redazioni, ma nel mondo in generale, pochi sono i “cani da guardia” che “mordono la mano del padrone che dà loro da mangiare”.

Ancora una volta nel nostro Paese c’è uno scambio di quote e di “padrone” di un importante gruppo editoriale. Non da tanto è successo al primo quotidiano italiano, il Corriere della Sera, ora è accaduto al secondo in edicola, il primo sul web, La Repubblica. In Italia ben sappiamo che la famiglia Agnelli non è un editore puro e sarebbe per lo meno ingenuo pensare che da editore puro si comporterà a questo giro. Ma sarà la storia a dirlo.

Corriere e Repubblica sono tra i principali produttori di notizie del nostro Paese. I loro fogli determinano scalette dei telegiornali, le loro pagine web vengono riprese continuamente da altri media. Sono dei pilastri della nostra democrazia, per questo motivo in giornate come queste più forte si fa sentire la mancanza di una sana legge sul conflitto di interessi, che renda l’Italia, non un Paese più libero, ma una vera democrazia compiuta.

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Direttore

William Beccaro, 45 anni, è direttore di Estreme Conseguenze. Nato professionalmente nel 1994 a Radio Popolare di Milano, ha poi lavorato per le principali testate italiane. Tra queste la Rai, la Repubblica, l’Unità, Diario, Avvenimenti, RCS, il gruppo Sole24Ore. Nel 2009 era direttore del circuito radiofonico CNR, dalle cui frequenze ha fatto scoppiare il “Caso Cucchi”.

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