Il palco è come un foglio bianco. Ci si sale sopra. Le luci ti sparano in faccia. Il pubblico insegue quelle luci e così finisce che tutti gli sguardi, centinaia di occhi ti indagano, attore. Chiunque sia incorniciato dalle tende raccolte del sipario, è subito protagonista. L’indagine è più intrusiva nel momento del silenzio, quello che è un attimo prima dell’inizio. È allora che non le parole, non la recitazione, non l’espressione, ma tutto il resto è guardato e valutato.
Alti, bassi, grassi, magri, spettinati, pallidi, abbronzati. Le scarpe, i pantaloni, la gonna, la camicetta, tutto viene sondato, pesato, crea quell’apparenza che è già primo giudizio. Che come tutti i primi giudizi basati sul niente si chiamano pregiudizi, che sono i primi, spesso i più difficili da sovvertire. L’attore lo fa con la parola, la prima parola, quella più temeraria, quella che graffia, rompe l’assordante silenzio.
È in quei momenti che c’è lo slancio che fa diventare il palco da foglio bianco a tavolozza di colori, a immagine, a sogno. Il pubblico, si perde dietro al filo che viene tessuto sul palco e lo confonde con la realtà. Lo pensa tutto spontaneo. Non vede il movimento. I tecnici. I copioni. I prossimi attori. Il rumore. Insegue il filo e dal pifferaio che calca la scena, si fa guidare, ammansito.
Ma ci vuole coraggio a salire su quel palco e a cominciare a disegnare. Al teatro De Sica di Peschiera Borromeo, il 20 di febbraio 2020, è andata in scena la decima edizione del concorso “Con la mia voce”. Poco meno di due ore durante le quali le ragazze e i ragazzi dell’istituto Rita Levi Montalcini hanno disegnato il loro mondo. E non ne scriveremmo se non fosse un mondo confortante. I brani scelti, mai banali, tasselli di un puzzle che hanno raccontato il dramma dei naufragi dei migranti, le lacrime per le stragi di mafia, la battaglia contro le politiche che generano i cambiamenti climatici, la menzogna delle guerre giuste, la nefandezza del bullismo.
Urla, a volte sottovoce, che hanno ammutolito, commosso, guidato il loro pubblico in quel foglio bianco sul quale è stato bello vedere comporsi un mondo possibile che come le migliori cose a teatro sembrava vero, vero sicuramente è stato il loro rassicurante coraggio di salire su un palco e, nudi, dire la loro, ad alta voce, ascoltati.

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Direttore

William Beccaro, 47 anni, è direttore di Estreme Conseguenze. Nato professionalmente nel 1994 a Radio Popolare di Milano, ha poi lavorato per le principali testate italiane. Tra queste la Rai, la Repubblica, l’Unità, Diario, Avvenimenti, RCS, il gruppo Sole24Ore. Nel 2009 era direttore del circuito radiofonico CNR, dalle cui frequenze ha fatto scoppiare il “Caso Cucchi”.

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