Va bene il popolo bue, ma a questo giro vi è un po’ presa la mano. Avete fermato il carnevale, il lunedì. Lo sappiamo che i festeggiamenti a Venezia come a Ivrea sarebbero continuati nei primi giorni della settimana, però, sappiamo, come sapete, che le calli della Serenissima, così come le piazze eporediesi, si riempiono come uova di domenica. Quindi, cari voi che avete il governo della cosa pubblica, chiedete scusa. Chiedete scusa e dimettetevi. Perché quello che avete fatto è di una gravità inaudita. Va contro ogni regola sanitaria, ogni gestione emergenziale, ogni condotta di buon senso.

Cari tutti, per qualche “scheo” in meno e qualche voto in più, avete propagato il contagio. Avete fatto quello che non andava fatto. Dopo la cretinata del fermare i voli, pensando che il coronavirus fosse schizzinoso e prendesse solo i voli diretti “Wuhan resto del mondo”, invece che attuare tutte le norme di salute pubblica necessaria, preoccupati del PIL e di non dispiacere a commercianti e operatori turistici avete aspettato a fermare le giostre. Perché di giostre si tratta. Nessun bene di prima necessità. Solo maschere, coriandoli e stelle filanti.

E quel “confesso che sono sorpreso da questa esplosione di casi” detto da Presidente del Consiglio dei Ministri Giuseppe Conte durante un’intervista lasciata a Lucia Annunziata è di una gravità inaudita. Il coronavirus non è un terremoto, uno tsunami, un’eruzione vulcanica, è l’arrivo di un virus che era annunciato da mesi in ogni modo e noi, semplicemente, non eravamo pronti. Dietro la frase di sentita meraviglia dell“Avvocato del popolo” c’è la violazione dell’articolo 32 della Costituzione Italiana, “La Repubblica tutela la salute come fondamentale diritto dell’individuo e interesse della collettività”. Il governo e le sue articolate declinazioni locali non ci ha tutelati.

L’arrancare di questo esecutivo, anzi di questi esecutivi nazionali e locali, nella gestione della più grande emergenza sanitaria della storia recente della Cina, e se è la più grande per loro vai a capire come possa non esserlo per noi, è talmente palese da essere disarmante.

Interessi di bottega, anteposti al diritto alla salute, che però in questo caso si traduce in morti. Quanti infettati e morti ci saranno causa carnevale? Le scelte tardive di Conte, Speranza, Zaia e compagnia cantando quante bare e fosse costeranno? Perché è di questo che si sta parlando.

“Ma è solo un’influenza”, lo abbiamo sentito eccheggiare da tanti salotti televisivi e rimbalzare sui social anelanti tranquillizzanti sentenze, che però mai citano quei numeri e quelle statistiche che suggeriscono che il Covid-19 è 25 volte più letale di quel virus con il quale dobbiamo fare i conti ogni inverno. Non prenderemo le parti di quel virologo o quell’altro, ché la scienza non è un referendum, però delle due, una, o il coronavirus è poco più di un male di stagione e quindi si prende e va beh, oppure è una malattia grave e un contagio di massa è da evitare per ridurre i morti. Seppur tardive, criminosamente tardive, le chiusure delle scuole, delle fabbriche, degli uffici, le quarantene imposte a interi centri abitati, ci fanno propendere per la seconda, ma forse, anche in questo caso, scontiamo un’eccessiva fiducia nelle istituzioni di questa nostra Repubblica Italiana.

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Direttore

William Beccaro, 47 anni, è direttore di Estreme Conseguenze. Nato professionalmente nel 1994 a Radio Popolare di Milano, ha poi lavorato per le principali testate italiane. Tra queste la Rai, la Repubblica, l’Unità, Diario, Avvenimenti, RCS, il gruppo Sole24Ore. Nel 2009 era direttore del circuito radiofonico CNR, dalle cui frequenze ha fatto scoppiare il “Caso Cucchi”.

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