Martedi 25 febbraio 2020. Ore 11.24

Il 1500 è occupato. Partiamo bene. Aspetto, riprovo. Ancora occupato. Non me lo aspettavo. In piena emergenza coronavirus, il numero istituito dal Ministero della Salute pare non abbia abbastanza operatori.

Ho la febbre e la tosse. Non sono un ipocondriaco, ma sono giorni che scrivo su EstremeConseguenze.it che bisogna evitare il contagio, ora che il termometro mi dichiara come un possibile portatore di codiv-19, il minimo che mi sembra doveroso fare è chiamare e informarmi, da paziente.

Nulla, il 1500 è indisponibile.

Mi ricordo però che sono stati istituiti anche dei numeri verdi, chiamare il 112 mi sembra davvero troppo. Ne trovo uno su internet, 800894545.

Risponde una voce meccanica: “Numero Verde Emergenza coronavirus, Regione Lombardia. State per essere connessi con gli operatori. Vi informiamo che per congestione delle linee la chiamata potrebbe cadere. In questo caso siete invitati a richiamare. Usate il numero 112 solo in caso di emergenza”.

Ho fatto bene a non chiamare il 112. Aspetto nel silenzio. Stando al telefono sono ancora in linea. I secondi girano inesorabili. Arrivati a un minuto e 11 risponde un operatore. Un uomo. Non si qualifica. Dopo il “Buongiorno” inizio a spiegare.

“Non credo di avere alcuna emergenza. Qualche linea di febbre e una forte tosse”, dico. Concludo la frase a stento, interrotto proprio da un colpo di tosse.

La risposta è: “Lei da dove mi chiama?”

“Milano”, dichiaro sicuro quanto sorpreso dalla domanda.

“Ah, perfetto” dice con tono rassicurato il mio interlocutore, lasciandomi il dubbio sul cosa mi avrebbe detto se avessi chiamato da Genova, Padova o Venezia. Aggiunge un altro “perfetto” e continua: “ha avuto contatti con qualcuno sospetto o qualcuno al quale hanno trovato la positività al coronavirus?”.

“Che io sappia no”, lo e mi tranquillizzo, ma onesto confesso: “ho avuto una vita normale, cinema, ristorante e queste cose qui”.

“Lei adesso ha un po’ di alterazione, da quando è così?”, chiede premuroso.

“Oggi è il secondo giorno, un paio di giorni, non di più”, poi spiego: “ho avuto mia figlia che ha avuto la febbre e la tosse e quindi immagino che sia quella roba lì”.

Me lo immagino come un nonno o un vecchio medico condotto mentre lo sento dire: “Un po’ di passaggio c’è stato”, poi familiare consiglia: “Ascolti, facciamo una bella cosa, siccome lei non ha problemi respiratori, perché sento colpi di tosse, ma parla bene, non ha problemi. Aspettiamo ancora un altro paio di giorni. Perché l’influenza in tre, quattro giorni arriva e va via. Passato questo periodo, un paio di giorni appunto, se lei va a posto, perfetto, la storia finisce lì. Se le intervengono problemi respiratori o non le passa la febbre, ci risentiamo”.

“Perfetto”, dico io e il mio “Grazie” viene interrotto al “Gr…”, perché l’anonimo operatore mi vuole dire ancora qualcosa: “Lei adesso chiaramente stia in casa. Non vada fuori. Non abbia contatti con nessuno. Perché chiaramente è un po’ debilitato, avendo un fatto influenzale in corso, il più possibile, meno contatti con persone”.

Credo di avere voce ammiccante mentre annoto, come a dire, a me non me la fai, non occorre fingere: “Così non li infetto nella peggiore delle ipotesi”.

Non se l’aspettava, è preso in castagna. “Eh…” risponde soltato. Che è un modo per dire “si è così”. Però vuole essere rassicurato e infatti paterno chiede: “va bene?”.

“Perfetto, buon lavoro”, auguro con il tono complice.

“Grazie buona giornata”, risponde l’anonimo interlocutore prima di mettere giù.

 

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Direttore

William Beccaro, 47 anni, è direttore di Estreme Conseguenze. Nato professionalmente nel 1994 a Radio Popolare di Milano, ha poi lavorato per le principali testate italiane. Tra queste la Rai, la Repubblica, l’Unità, Diario, Avvenimenti, RCS, il gruppo Sole24Ore. Nel 2009 era direttore del circuito radiofonico CNR, dalle cui frequenze ha fatto scoppiare il “Caso Cucchi”.

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