Chi vi scrive ha la febbre. La febbre e la tosse. È il coronavirus? Non credo. Non ho fatto tamponi faringei, figurarsi se disturbo il 112 o il 1500 per qualche linea. Me ne sto a casa. Divano, magari un film. Non ho fatto la spesa, ma i ragazzi, complice la chiusura delle scuole, hanno preso la via dei monti, quindi quel che c’è dovrebbe bastarmi. Non andrò a fare la spesa, non tanto per me, quanto per gli altri. Me lo hanno insegnato anni fa gli orientali con le mascherine, se sei malato devi cercare di tenertela e non passarla, la malattia. Qualche giorno e sarò di nuovo in piedi. Va sempre così, da quasi cinquant’anni, arriva il mio compleanno e arriva l’influenza. Da quando “sono arrivati” i ragazzi poi, è assicurata. Tra scuola, sport, varia loro socialità, se c’è un virus in giro, poi arriva a casa. Io in più ho una piccola sfiga chiamata epatite B, una trasfusione infetta quando ero neonato e, per quel che ho capito, potrei essere un pelino più debole. Il vaccino? Sono cresciuto con l’idea che fosse una cosa da vecchi. Le pubblicità ministeriali è a loro, agli anziani, che lo consigliavano e a me è rimasta quella strana credenza che le malattie infettive si fanno e poi se ne esce più forti. Facciamo che il prossimo anno il vaccino lo faccio? Anche se forse me lo ero già detto lo scorso.

 

Chi è l’untore o l’untrice a questo giro? I miei sospetti sono tutti per mia figlia, che si è fatta una settimana di tosse e febbre alta. Io, padre accudente, me la devo essere presa. Quindi è lei. E se lei non c’entrasse nulla? Se lei fosse mia vittima e non mia carnefice? Magari ho solo incubato più a lungo e intatto ero infettivo. Quindi sono stato io l’untore. E se sono io l’untore di gente ne ho “fatta fuori” un bel po’, che con la quantità di persone che incontro e i vari posti dove vado, i potenziali infettatti sono un sacco di gente.

È possibile essere untori asintomatici e incubare il virus in tempi diversi dagli altri. In pratica, è possibile essere infettivi senza avere una linea di febbre e magari far ammalare persone, anche propri congiunti, che manifesteranno febbre e tosse prima di noi? Sì, almeno per i malati di codiv-19, il coronavirus. Chi lo dice? The Lancet, una delle prime cinque riviste mediche internazionali, che il 24 gennaio scorso ha pubblicato uno studio dal titolo: “A familial cluster of pneumonia associated with the 2019 novel coronavirus indicating person-to-person tramission: a study of a family cluster”. A firmarlo una marea di scienziati e ricercatori che, analizzando la propagazione del covid-19 in un nucleo famigliare, hanno scoperto che il coronavirus può essere passato anche da soggetti asintomatici. Detta terra terra: non hai la febbre, ma sei infettivo. Lo studio, ha avuto molta eco nel mondo scientifico, ma anche sui media generalisti. Per questo lo so. È finito in tante rassegne stampa, ma forse non in quella del Ministero della Salute.

Lo scrivo, non per una qualche polemica politica di cui non ho alcuna passione, ma alla luce dei tantissimi comunicati stampa che il Ministero ha inviato alla nostra come a tutte le altre redazioni da gennaio ad oggi. Sono note su note che rivendicano due azioni. Una, quella di chiudere gli aeroporti da e per la Cina, due, quella di usare i termoscanner negli aeroporti per capire se qualcuno avesse la febbre e quindi fosse infettivo.

La prima è stata un errore che oggi tutti riconoscono e che EstremeConseguenze ha denunciato da subito: il coronavirus non ha bisogno dei voli diretti, i voli diretti avevano anzi il pregio di rendere trasparente il flusso da e per Pechino. La seconda è stata la “falla” che ha aperto il Paese all’arrivo del coronavirus. Perché, appunto, febbre e infettività di codiv-19 non vanno a braccetto. Lo si sa con certezza dal 24 gennaio. Uso il termine “falla”, perché è quello che ha usato il premier Giuseppe Conte in conferenza stampa. L’espressione è stata: “può darsi che nei giorni iniziali ci sia stata qualche falla”. Già, c’è stata, togliamo il “può darsi”, ed è stata rilevante.

La gravità è dettata dal fatto che qualcuno o alcuni sono arrivati nel territorio nazionale e, a sua o loro insaputa, perché probabilmente nessuno aveva la febbre, ha o hanno portato un virus, il coronavirus, che ha cominciato a propagarsi. Magari qualcuno, che so, è andato al carnevale di Venezia o a qualche altra mascherata, vietata con troppo e colpevole ritardo.

E la colpa sta nel fatto che, conclamata la “falla”, che è stata conclamata con la scoperta non dei primi morti, ma dei primi infetti, bisognava arginare il contagio. Perché, lo dicono i numeri, per ogni 100 infettati, 20 si fanno la polmonite, 5 finiscono in terapia intensiva e la metà di loro muoiono. Mentre scrivo, il contagio nel nostro Paese è a poco meno di 250 infettati, i morti sono 7. I numeri, nella loro tragicità tornano.

Ora, la sola cosa da fare, è evitare il propagarsi del virus che, scrive con certezza l’European Centre for Disease Prevention and Control, “ha tempi di incubazione che delimitano il periodo di incubazione tra 2 e 12 giorni”.

La mia opinione è che il governo abbia sbagliato e sbagliato malamente, che gli amministratori regionali gli siano andati dietro a ruota, magari più attenti a portafogli economico-finanziari o di consenso politico, invece che alla tutela della salute dei cittadini. L’eccezione mi sembra siano stati alcuni sindaci, che hanno interrotto la catena dei rimandi di azioni necessarie. Ma questa è un’opinione, ho invece una certezza, che poi è un timore: il coronavirus, il codiv-19, uccide in gran misura le persone debilitate, gli organismi più compromessi, l’Italia è stata “infettata” che già non stava benissimo, per dirla con un eufemismo, il sistema Italia ha quindi bisogno di tutti i suoi anticorpi, la stampa libera, non ossequiosa, a mio avviso, fa parte di questo sistema immunitario.

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Direttore

William Beccaro, 47 anni, è direttore di Estreme Conseguenze. Nato professionalmente nel 1994 a Radio Popolare di Milano, ha poi lavorato per le principali testate italiane. Tra queste la Rai, la Repubblica, l’Unità, Diario, Avvenimenti, RCS, il gruppo Sole24Ore. Nel 2009 era direttore del circuito radiofonico CNR, dalle cui frequenze ha fatto scoppiare il “Caso Cucchi”.

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