Milano, 25/02/2020, ore 10.45

“A causa dell’elevato numero delle chiamate pervenute, si informa che tutte le linee sono impegnate. Si prega di richiamare più tardi e in ogni caso di consultare il sito del Ministero della salute www.salute.gov.it”.

Niente da fare, il 1500, il numero di pubblica utilità coronavirus istituito dal Governo, neppure oggi mi risponde. Ieri era eternamente occupato, oggi invece c’è un risponditore automatico che mi propone, attraverso la voce di un’operatrice dall’accento vagamente romano, di smetterla di chiamare, accendere il computer e andare sul sito del ministero guidato da Roberto Speranza.

Consigliato ieri alla “quarantena volontaria” di un paio di giorni dall’operatore del numero verde coronavirus della Regione Lombardia, sfidando un mal di testa stratosferico (sono un uomo, fatemi lagnare per quelle due linee di febbre), seguo le indicazioni della signora o signorina del 1500.

Il sito salute.gov.it mi accoglie con un banner enorme che recita a caratteri cubitali: “Nuovo Coronavirus, cosa c’è da sapere, numero di pubblica utilità 1500”. “Eh, magari”, mi dico tra me e me e decido di ignorare il cortocircuito che mi porterebbe a richiamare il numero a cui nessuno per ora mi ha mai risposto. Scorro la pagina e a metà, più in piccolo, ritrovo lo stesso banner e capisco, non sono un nativo digitale, che devo cliccarci sopra.

Non so bene cosa pensassi di trovarci, ma mi meraviglia trovare uno scarnissimo bollettino, talmente sintetico che lo posso scrivere paro paro. Titolo: “Situazione in Italia: 25 febbraio 2020, ore 18.00”. Poi i numeri come in un file exel: “Positivi”: 322; “deceduti”: 10; “guariti”: 1.

Fine delle informazioni. Per carità, ci sono banner, bannerini, e qualche link da cliccare, compreso lo spot fatto con Amadeus, “aiutiamoci l’un l’altro, insieme ce la facciamo”, però le informazioni sono finite. “Positivi”. “Deceduti”. “Guariti”.

Dire che sia tranquillizzante, sarebbe generoso. Se guardo a questi numeri il 3,1% di quelli che hanno contratto il covid-19 è deceduto.

Questa dei morti è la questione delle questioni, che fa rima con “il coronavirus è un’influenza normale”. Decido quindi, sinceramente curioso, di girare per il sito del Ministero della Salute e per i vari rimandi che in esso ci trovo per capire in Italia, ogni anno, quante sono le persone uccise dall’influenza. Notizia che mi interessa a maggior ragione, essendo pressoché sicuro di avere il “normale” male stagionale e non il virus di Wuhan. Mi spiego: se è vero che l’influenza ne uccide di più del coronavirus, non è detto che debba sperare di non avere il codiv-19.

Finisco in ogni anfratto on line, ma le pagine che mi danno più informazioni, sono quelle di epicentro.iss.it, dove ISS sta per Istituto Superiore di Sanità che a sua volta mi rimanda al “National Library o Medicine”. E in queste pagine trovo di tutto. Studi sulla mortalità degli ultimi anni, ma anche dal 1969 a oggi. Tagliando con l’accetta. Ogni anno in Italia l’influenza se la prende tra il 5% e il 15% della popolazione. Secondo i dati dell’OMS, l’Organizzazione Mondiale della Sanità, l’Italia segue la media mondiale. Togliendo picchi in alto o in basso, nel Bel Paese si ammala tra la fine dell’autunno e l’inizio dell’inverno, circa il 10%, cioè 6 milioni di nostre e nostri connazionali. I morti per influenza, cioè non quelli che erano lì lì per lasciarci e l’influenza gli ha datto l’ultima spinta verso l’al di là, sono alcune centinaia, tra i 3 e i 400. 6 milioni di infettati, 400 morti. Se invece ci mettiamo dentro tutti i decessi che qualche relazione con l’influenza stagionale potrebbero avere, il numero varia tra i 4 e 10 mila morti.

Il Coronavirus? Gli ultimi dati ufficiali li ha forniti Bruce Aylward, capo missione dell’OMS in Cina. “Infettati”: 77.658, “decessi”: 2.663. I dati sono coereneti a quelli italiani e non hanno, è evidente, nessuna relazione con quelli dell’influenza “normale”. È per questo che l’infezione da Coronavirus, il covid-19, non ha nulla a che fare con l’influenza stagionale. È per questo che, nel dubbio, mi hanno consigliato la quarantena.

Le statistiche, che arrivano dalla Cina, sono molto dettagliate e, per complessità e profondità, vengono considerate come quelle più attendibili. Nell’81% dei casi il Coronavirus provoca un’infezione lieve. Nel 14% grave. Nel 5% critica. Metà di quelli “critici” muoiono.

Anche dei morti sappiamo tutto. Il 15% degli ultra ottantenni muoiono. Il tasso di mortalità scende all’8% tra i 70/80 anni. Precipita all’1,3% tra i 50 e 60 anni. Lo 0,4% tra i 40 e 50. La metà, lo 0,2% tra i 40 e 50 anni. Dai 10 in giù in Cina non è morto nessuno.

“Muoiono solo i vecchi”, è la cinica verità che gira su social e talk show. Ovviamente a dirlo sono i “giovani”. In Italia, gli ultimi dati disponibili, sono quelli del 2019. Gli italiani erano poco più di 60 milioni e poco più di 10 milioni avevano oltre 70 anni. Un sesto della popolazione. Che diventa quasi un terzo se ci riferiamo alle nostre e ai nostri connazionali con più di 60 anni.

In una bella e dignitosa intervista rilasciata a Fabio Tonacci di “La Repubblica” da Adriana Trevisan, figlia del 77 enne Adriano Trevisan, la prima vittima italiana di Coronavirus, la donna ricorda a tutti: “Adriano Trevisan non è un numero, non è la prima vittima italiana del coronavirus, non è un nome e un cognome sul giornale. Adriano Trevisan è mio papà, è il papà di Vladimiro e Angelo. È il marito di mia madre Linda. È il nonno di Nicole e di Leonardo”. Come dire che è vero che muoiono soprattutto i “vecchi”, ma questo non vuol dire che non ce ne debba fregare nulla.

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Direttore

William Beccaro, 47 anni, è direttore di Estreme Conseguenze. Nato professionalmente nel 1994 a Radio Popolare di Milano, ha poi lavorato per le principali testate italiane. Tra queste la Rai, la Repubblica, l’Unità, Diario, Avvenimenti, RCS, il gruppo Sole24Ore. Nel 2009 era direttore del circuito radiofonico CNR, dalle cui frequenze ha fatto scoppiare il “Caso Cucchi”.

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