Mino Pecorelli non è più solo. Meglio sarebbe dire che Rosita e la famiglia di Mino Pecorelli non sono più soli. Carmine, detto Mino, è infatti stato ucciso il 20 marzo del 1979, quasi quarantuno anni fa. Direttore dell’Osservatorio Politico, OP, venne freddato da un gruppo di fuoco sotto la redazione. Venne assassinato per quello che scriveva e per quello che sapeva. Giornalista di inchiesta, gli si chiuse così la bocca. Nel dubbio che qualcuno, qualche testata o qualche collega, riprendesse il bandolo delle sue indagini giornalistiche, si accese poi una sistematica campagna diffamatoria che fece sì che nascesse una parola, un insulto: pecorellismo. Offesa che ancora oggi, taluni giornalisti senza memoria, lanciano nei confronti di altre penne, un modo per dire che sono pressapochiste e che usano le notizie come clave per ricattare gli oggetti dei propri scoop. Non è che Mino Pecorelli fosse questa cosa qui, ma ha fatto comodo a tanti che la vulgata lo descrivesse e raccontasse così. Infangato. Dannato.

La storia processuale del delitto Pecorelli è stata molto articolata e densa di colpi di scena. Inquisiti eccellenti del calibro di Giulio Andreotti, vennero condannati e poi assolti e assolti furono i presunti esecutori materiali: Michelangelo La Barbera e Massimo Carminati.

EstremeConseguenze.it sin dalla sua nascita segue la vicenda ed è grazie alle inchieste firmate dalla nostra Raffaella Fanelli, quelle che hanno “individuato” la pistola usata dai killer ancora ignoti,  che la magistratura ha riaperto la vicenda giudiziaria dagli esiti ancora tutti da disegnare. È storia nota che non tutti abbiano apprezzato questo nostro impegno, tant’è che, nella speranza la smettessimo, c’è stata recapitata una busta con proiettili.

È in quella occasione che abbiamo scoperto sulla nostra pelle la “scorta mediatica”. Oltre alla protezione delle forze dell’ordine, si è attivata quella preziosa e altrettanto efficace scorta che è fatta dagli articoli e dell’attenzione dei colleghi, degli altri giornali, delle radio, delle tv. La loro attiva e pubblica solidarietà. Ad attivarla Beppe Giulietti e la Federazione Nazionale della Stampa, di cui è presidente.

Un atto tutt’altro che dovuto ed evidentemente non opportunista, come dimostra l’ultimo gesto fatto dalla Giunta Esecutiva della Fnsi che nelle scorse ore ha approvato all’unanimità e con pieno favore “la costituzione come parte offesa al fianco della signora Rosita Pecorelli nel procedimento penale che è stato avviato sull’omicidio del direttore di OP”.

Un gesto di coraggio per chiedere verità e giustizia per uno dei martiri del nostro mestiere. Un atto di pietà e solidarietà umana verso un collega e la sua famiglia ormai allo stremo per una battaglia giudiziaria che, inconcludente, dura da troppi decenni. Una scelta chiara che rafforza e rassicura anche noi che su questo assassinio stiamo continuando a fare la nostra indagine giornalistica.

TORNA ALLA HOME PAGE DI ESTREME CONSEGUENZE
CLICCA QUI PER ISCRIVERTI AL GRUPPO WHATSAPP DI ESTREMECONSEGUENZE

Condividi questo articolo:

Direttore

William Beccaro, 47 anni, è direttore di Estreme Conseguenze. Nato professionalmente nel 1994 a Radio Popolare di Milano, ha poi lavorato per le principali testate italiane. Tra queste la Rai, la Repubblica, l’Unità, Diario, Avvenimenti, RCS, il gruppo Sole24Ore. Nel 2009 era direttore del circuito radiofonico CNR, dalle cui frequenze ha fatto scoppiare il “Caso Cucchi”.

ARTICOLO PRECEDENTE

ORA SIAMO NOI I CINESI

PROSSIMO ARTICOLO

MASCHERINE E BAVAGLI

Commenta con Facebook