DIARIO DI UN INFLUENZATO – TERZO GIORNO – LA FAME

 

Milano, 27/2/2020, ore 9.38

Un leone in gabbia. Un leone con la tosse e un po’ di alterazione, come si dice per uno che ha solo qualche linea e non una febbre da cavallo. Un giorno ancora mi separa a… a non so cosa. Mi sono relegato chiuso in casa su indicazione di un anonimo operatore dell’800894545, il “numero verde coronavirus della Regione Lombardia” e non so neppure io bene perché. Nel senso che non ho idea alla fine dei quattro giorni consigliati cosa mi attende. Una visita? Un tampone faringeo? Un salto al pronto soccorso? Magari il 1500, il numero di pubblica utilità coronavirus istituito dal Ministero della Salute me lo può anticipare, penso. Quindi per il terzo giorno consecutivo, il primo era occupato e il secondo mi ha risposto una voce registrata, compongo il numero, il 1500, ma l’esito è lo stesso di ieri: “A causa dell’elevato numero delle chiamate pervenute, si informa che tutte le linee sono impegnate. Si prega di richiamare più tardi e in ogni caso di consultare il sito del Ministero della salute www.salute.gov.it”. Quando la voce femminile e con accento romano smette di parlare, la linea cade e io, come ieri, torno sul sito del ministero, che oramai conosco a menadito. I numeri di oggi dicono: “400 positivi, 12 deceduti, 3 guariti”. C’è però un ma e non un ma indiffirente. Walter Ricciardi, membro del comitato esecutivo dell’Organizzazione Mondiale della Sanità, nonché di fresca nomina come consigliere del Ministro della Salute Roberto Speranza, ha rilasciato un’intervista a Margherita De Bac pubblicata oggi dal Corriere della Sera nella quale dice: “I casi verificati sono circa 190, confermati dall’Istituto superiore di sanità che ha il compito di validare l’eventuale positività dei test condotti nei laboratori locali. Quindi meno dei casi dichiarati che invece includono quelli in attesa di conferma”. Il 1500 è muto e i dati sul sito del Ministero della Salute sono non verificati, lascio ogni altra considerazione al pezzo che scriverò oggi per EstremeConseguenze e torno alla mia quotidianità di leone con la tosse in quarantena.

La casa mi sta diventando stretta. Guardo alla porta con voglia irrefrenabile di cappuccino. Non sono le cose di primaria importanza a mancarmi, sono le cavolate, le coccole. Un’amica ironizza: “più che un’influenza, la tua sembra una gravidanza”. E manco a farlo apposta da fuori, dalla zona gialla, da Milano, mi arrivano in ogni modo decine di input. Input all’acquisto. Mail, spot, sms, tutti mi chiedono di comprare qualcosa. Decido quindi di fare una bella cosa, di stare al gioco del marketing e, armato di computer e tastiera, scrivo la seguente mail ai vari servizi clienti: “Gentile servizio clienti, mi trovo confinato in casa in “quarantena volontaria”, in attesa di sapere se ho contratto una normale influenza o il coronavirus. Siccome vorrei fare degli ordini, non potendo uscire, volevo essere rassicurato sul fatto che i vostri addetti alle consegne abbiamo le dotazioni per evitare, nella peggiore delle ipotesi, di essere da me contagiati. Attendo una vostra risposta, buona giornata e buon lavoro, William”.

Le mie “vittime” sono tutti coloro che mi hanno invitato a comprare sulle loro app o i loro store on line: Amazon, Amazon prime now, Coop, Esselunga, Glovo, Just Eat, McDonald.

I primi a rispondermi sono quelli di Amazon. La loro mail dice: “Gentile William, Sono Georgia, faccio parte del servizio cliente Amazon ed ho avuto il piacere di ricevere la tua email. Ti ringraziamo per averci contattato. Per maggiori informazioni in relazione al nuovo Coronavirus, ti invitiamo a consultare le pagine informative pubblicate dal Ministero della Salute (http://www.salute.gov.it/portale/nuovocoronavirus/dettaglioFaqNuovoCoronavirus.j…) e dall’Organizzazione Mondiale della Sanità (https://www.who.int/emergencies/diseases/novel-coronavirus-2019/advice-for-publi…). Ti confermo che per me e stato un piacere fornirti supporto.Ti auguro una bella serata!”. Seguo i link che portano entrambi a due pagine non disponibili.

Il servizio Clienti di Glovo risponde molto francamente: “Ciao William, se desidera può richiedere sull’ordine di avere l’ordine all’entrata di casa, purtroppo i nostri corrieri non sono muniti di tali protezioni, cordiali saluti”. Niente pizza a casa, si direbbe, se non che risponde uno dei suoi più diretti concorrenti, Just Eat: “Gentile cliente, grazie per averci contattato, puoi ordinare tranquillamente, tutti i nostri ristoranti che sono attivi hanno già preso in considerazione la situazione. Comunque, su ‘Note al ristorante’, puoi anche scrivere la tua situazione cosi posono segnalare al fattorino. A presto, Sead”. Chissà cosa vuol dire aver “preso in considerazione la situazione”.

Qualche ora dopo, con grande sorpresa torna a scrivermi Glovo: “Caro utente, come Glovo siamo da sempre attenti alla salute di tutti coloro che interagiscono con la nostra piattaforma: partner, corrieri, clienti. Per questo ci teniamo a garantirti che stiamo mettendo in campo tutte le precauzioni necessarie per assicurare un servizio di qualità anche in queste circostanze particolari, in costante collaborazione con tutti i partner e corrieri. Alcuni esempi di iniziative che abbiamo adottato: · Abbiamo rafforzato ulteriormente le nostre procedure standard per continuare con le consegne in piena sicurezza. Tutto quello che arriva a casa tua è contenuto in sacchetti chiusi riposti all’interno di zaini che i nostri corrieri sono stati invitati a mantenere come sempre igienizzati · I nostri partner sono da sempre impegnati quotidianamente a rispettare tutte le norme igienico-sanitarie. Un impegno che è stato intensificato in questi giorni e per cui siamo loro grati · Abbiamo scelto di semplificare le procedure di consegna: non ti verrà richiesta la firma digitale quando riceverai i nostri ordini a casa · Abbiamo infine deciso di estendere i Love Days fino alla fine del mese, per garantire la consegna ad 1 Euro dai nostri migliori partnerTi aspettiamo su Glovo!”.

Non so bene come mettere insieme la prima e la seconda risposta di Glovo. È allora che arriva la risposta di Prime Now, diciamo la spesa a casa di Amazon, non sarà pizza, ma frutta e tutto il resto arriveranno: “Gentile William, sono Manuel dal servizio Clienti di Amazon Prime Now. Desidero informarti che Amazon prende molto seriamente questo tipo di segnalazioni, e ho inoltrato immediatamente la tua richiesta al nostro dipartimento competente. Sarà mia personale cura seguire questa pratica e fornirti un riscontro non appena ricevuto. In attesa di poterti aggiornare quanto prima, ti auguro una pronta guarigione e una buona serata”. Gentile, ma non risolve per ora il problema, ma meglio di Esselunga e McDonald che neppure mi hanno risposto.

È allora che arriva la telefonata di Coop, Ilario del Servizio Clienti mi aveva chiesto via mail il numero di telefono per contattarmi e, con mia sorpresa, lo fa a stretto giro. Si prodiga. Lasceranno la spesa fuori dalla porta per non incorrere nel contagio e contemporaneamente per non lasciarmi senza viveri di prima necessità.

Non morirò di fame, non infetterò nessuno. Leone in gabbia con la tosse, qualche linea di febbre, ma sazio.

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Direttore

William Beccaro, 47 anni, è direttore di Estreme Conseguenze. Nato professionalmente nel 1994 a Radio Popolare di Milano, ha poi lavorato per le principali testate italiane. Tra queste la Rai, la Repubblica, l’Unità, Diario, Avvenimenti, RCS, il gruppo Sole24Ore. Nel 2009 era direttore del circuito radiofonico CNR, dalle cui frequenze ha fatto scoppiare il “Caso Cucchi”.

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