I numeri diffusi sino ad ora dal Ministero della Salute sui contagi accertati da coronavirus sono errati o meglio “non verificati”. Per una volta non è EstremeConseguenze a dirlo, ma il più blasonato tra i consiglieri del Ministro Speranza, Walter Ricciardi, già membro del comitato esecutivo dell’Organizzazione Mondiale della Sanità. “I casi verificati – ha spiegato lo scienziato a Margherita De Bac del Corriere della Sera – sono circa 190, confermati dall’Istituto superiore di sanità che ha il compito di validare l’eventuale positività dei test condotti nei laboratori locali. Quindi meno dei casi dichiarati che invece includono quelli in attesa di conferma”. I casi dichiarati erano al momento in cui è stata rilasciata l’intervista 400, mentre scriviamo noi sarebbero arrivati a più di 500. Il condizionale, alla luce di quel che dice Ricciardi è d’obbligo. Perché i numeri sono sbagliati? Per via, per esempio, dei tamponi. I famosi tamponi faringei hanno, come scriviamo su EC da tempo, un alto tasso di errore. Il consigliere di Speranza la dice così: “Oggi in tutto il mondo abbiamo test non perfetti dal punto di vista della sensibilità perché messi a punto in poco tempo e devono essere perfezionati. Quindi c’è un’ampia possibilità di sovrastimare le positività”. Quello che non dice è che gli errori ci sono anche nei casi “negativi”. Amen. Quel che però aggiunge è che l’infezione da coronavirus può essere asintomatica, nell’intervista spiega: “È una persona senza sintomi che può essere sana, vale a dire non contagiata dal virus pur avendo avuto contatti con un malato. L’asintomatico può essere anche infetto, già contagiato, ma non esprime sintomi”.

Quindi, come abbiamo scritto, bloccare i voli dalla Cina, così come riempire di scanner gli aeroporti è stato sostanzialmente inutile. È sempre il consigliere del Ministro a spiegare cosa bisognava e bisogna fare: “Chiusura delle zone rosse, identificazione dei soggetti a rischio e isolamento”. La quarantena di due settimane come unica via.

Questa lunga spatafiata solo per dire “lo avevamo detto”? No, tutto ciò per dire che a questo servono i giornalisti. A fare domande, a trovare notizie, a verificarle e quindi a divulgarle. E lo dobbiamo fare a prescindere da chi sia o non sia al governo. Quindi no, non ci piace questo continuo appello ai media a che si facciano acriticamente cani da riporto dei numeri e delle “verità” snocciolate dal politico di turno. Che sia Sindaco, Presidente di Regione, Ministro, Presidente del Consiglio o financo Presidente della Repubblica. Non funziona così. Se qualcuno è convinto che, non i giornali, ma quel giornalista con nome e cognome o quella testata giornalistica ben precisa abbia divulgato notizie false e gettato immotivatamente l’Italia nel panico, bene lo si denunci per procurato allarme o per il reato più pertinente. Sarà il tribunale a stabilire la verità. Se la denuncia fosse arrivata a noi perché raccontavamo dei falsi positivi e negativi, della parziale utilità dei termoscanner, della asintomaticità di alcuni infettati, avremmo vinto in tribunale. Siamo convinti, se qualcuno mai ci volesse portare, che vinceremmo anche per aver detto che il coronavirus covid-19 non è una influenza come le altre, che è più pericolosa, soprattutto per certe fasce di popolazione. “È la stampa bellezza”, volendo citare Humphrey Bogart in Deadline. Il film basato sulla vicenda di Joseph Pulitzer, quello dell’ambito premio giornalistico, editore e giornalista statunitense naturalizzato, un posto, gli Stati Uniti, nel quale nessuno si permette di confondere una mascherina con un bavaglio. Per quanto ci riguarda, continueremo a chiedere trasparenza, a verificare criticamente e a fare domande. Questa per esempio, se è tutto sotto controllo, se tutti i protocolli sono a prova di contagio, come è possibile che una delle più strette collaboratrici del Presidente della Regione Lombardia, Attilio Fontana, sia rimasta contagiata dal coronavirus? Da chi è stata infettata? E soprattutto, tutte le persone con cui è venuta in contatto nelle ultime due settimane sono ora in quarantena?

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Direttore

William Beccaro, 47 anni, è direttore di Estreme Conseguenze. Nato professionalmente nel 1994 a Radio Popolare di Milano, ha poi lavorato per le principali testate italiane. Tra queste la Rai, la Repubblica, l’Unità, Diario, Avvenimenti, RCS, il gruppo Sole24Ore. Nel 2009 era direttore del circuito radiofonico CNR, dalle cui frequenze ha fatto scoppiare il “Caso Cucchi”.

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