Davanti all’immagine di un Presidente di Regione che in 24ore passa dall’invocazione alla calma (perché é solo “qualcosa di più di una normale influenza”) al mettersi una mascherina (sbagliata) nel suo ufficio privato con il solo rischio di “infettare” uno sfortunato fotografo viene solo la tentazione di abbandonarsi e consolarsi con il Teatro. Perché nemmeno Eduardo De Filippo avrebbe mai potuto scrivere e immaginare quello che sta succedendo in Italia.

Sono passati solamente SETTE giorni, sette, dal primo caso diagnosticato di Covid19. Sembra sia passato un mese. Invece no, un altro mese deve ancora passare e sarà lunghissimo. 

Un Sindaco (Sala) che già costretto a rinviare di due mesi l’appuntamento cittadino dell’anno, il Salone del Mobile, tenta di far ripartire “la macchina” ma evidentemente conta poco, annaspa, e si ritrova con un Presidente di Regione in #quarantena volontaria…

Allora, noi ci fidiamo di chi lavora sul campo. Di chi da 30 anni è in corsia ed è la prima sentinella di salute pubblica.

E siccome difendiamo sia i medici di base, prime vere vittime di un sistema sanitario nazionale che negli anni ha distrutto il servizio di base privilegiando i settori più remunerativi, sia i pazienti “normali” che stanno già pagando questa emergenza vedendosi cancellati esami, visite, interventi, diciamo molto chiaramente QUESTO:

Non è una influenza qualsiasi questo coronavirus e può avere effetti devastanti sulla popolazione più anziana. Che é anche la maggioranza della popolazione italiana.

Perché?

 I dati influenzali (normale influenza) in Italia sono stati i seguenti (fonte ISS): influenza stagionale e complicanze causano ogni anno 8 mila decessi in Italia . L’82% dei casi gravi e il 97% dei decessi presentano almeno una patologia cronica preesistente; dall’inizio della sorveglianza su Covid19 (fissata al 14 ottobre 2019), fino alla settima settimana del 2020, sono stati stimati circa 5.632.000 casi di sindrome simil-influenzale.

Se analizziamo i dati di mortalità del Covid19 per classi di età (OMS, dati rilevati in Cina), è pressoché stabile dai 10 fino ai 59 anni (0,2%), sovrapponibile o, forse, anche inferiore a quella dell’influenza, dai 60 ai 69 anni aumenta al 3,6%, dai 70 ai 79 anni è del 8,0%, dagli 80 anni in su è del 14%. Con l’aumentare dell’età aumentano anche i casi che necessitano di terapia intensiva (almeno il 5% dai 60 anni in su). 

Ergo, se l’infezione colpisce un soggetto di età uguale o superiore ai 60 anni, è un’infezione che può dare gravi conseguenze.

Anche 10 morti su 100 nel caso peggiore. Ma soprattutto migliaia di persone in terapia intensiva. Posti letto che semplicemente NON abbiamo.

Nonostante gli annunci ripetuti, non si ha notizia di caserme o altri luoghi gianapprontsti per il ricovero di centinaia di pazienti over-65. Abbiamo visto tutti con simpatica curiosità- i lavori del mega ospedale cinese da mille posti costruito in meno di 20 giorni.

Ma le proporzioni in Cina, e la velocità di esecuzione, sono dieci volte le nostre.

Noi non siamo in grado di gestire migliaia di pazienti Over65 in terapia intensiva.

Il virus, inoltre, è nuovo, per cui non abbiamo un sistema immunitario preparato e per tanto è estremamente virulento. Inoltre il corona è un virus che ha più spiccate potenzialità di mutazione rispetto ad altri. Infine, non esiste terapia e non esiste vaccino (per l’influenza il vaccino esiste, ma è troppo poco praticato). Le teorie complottiste che purtroppo circolano, sono una cazzata: questo virus, per patogenicità, letalità e velocità di diffusione parrebbe una tartaruga in confronto ad Achille (il riferimento al paradosso è puramente casuale). Se andate a verificare le caratteristiche demografiche della popolazione Italiana, in particolare quella Lombarda e delle province di Pavia e Lodi (http://demo.istat.it/), scoprirete che:

pavia+lodi

60-69 122.909 11,80% 1.182.159 11,70%

70-79 99.406 9,50%  994.236 9,90%

>79 73.769 6,53%  711.371 7,00%

tot 296.084 27,83% 2.887.766 28,60%

Da ciò scoprirete che quasi 3 milioni di abitanti lombardi, in caso di infezione da coronavirus, sono esposti ad un rischio di mortalità che varia dal 3,6 al 14% e al rischio di finire intubati in rianimazione, se infettati, almeno del 5%.

Questi dati possono spiegare la genesi dell’emergenza Coronavirus.

Nella prospettiva più negativa, uno scenario di questo tipo non potrebbe, ovviamente essere sostenibile da nessun sistema sanitario, specie dell’urgenza ed emergenza, neanche dal migliore del mondo, neanche dal nostro (oltre 144.000 soggetti in rianimazione).

L’Italia è stato il primo ed unico paese al mondo che, in fase iniziale e fino a ieri, ha deciso di sottoporre a tampone i soggetti che sono venuti a contatto con i malati positivi: è ovvio che la casistica aumenta, perché trovi ciò che cerchi. Ciò è giustificato in fase iniziale di definizione epidemiologica del fenomeno per identificare e circoscrivere i focolai infettivi, ma, alla lunga è inutile (lo conferma l’esigua positività dei questi campionamenti, inferiore al 5%) e dannosa, perché impegna notevoli risorse umane, tecnologiche ed economiche del tutto sproporzionate ai benefici ottenuti. Da qui la scelta di orientarsi, correttamente, a eseguire tamponi diagnostici, solo a persone sintomatiche. Vi sono strutture sanitarie che ad oggi eseguono quotidianamente anche oltre 400 tamponi, tralasciando altri esami diagnostici…

C’è poi il problema, cruciale, del personale sanitario.

Al di là del coronavirus, esistono già linee guida, direttive ed istruzioni operative sulla gestione delle malattie aerotrasmesse e, da un punto di vista pratico e tecnico, nulla cambia, in termini di misure protettive, nella gestione di un malato affetto da virus sinciziale o da influenza da nuovo virus A/H1N1. Ciò che cambia è il vissuto e l’impatto emotivo del personale rispetto al termine Coronavirus. Uno dei principali problemi emersi durante la gestione dell’emergenza è proprio il non corretto utilizzo dei dispositivi di protezione, specie mascherine, questo sia da parte di medici, che infermieri, che OSS, ma anche amministrativi, manutentori, portinai, ecc. Le linee guida prevedono l’utilizzo di mascherine con capacità filtranti più elevate (a prova di virus), le cosiddette FFP 2 o 3 solo in caso di malati con sospetto di malattia trasmissibile per via respiratoria sospetta dal punto di vista diagnostico o conclamata. La inadeguata informazione e l’emotività ha fatto sì che una buona parte di operatori abbiano considerato qualunque soggetto come possibile untore, utilizzando in maniera impropria o pretendendo la dotazione di presidi anche in situazioni non indicate (sindrome da coperta di Linus). 

Ciò ha determinato, oltre ad un consumo ingiustificato, con conseguente spreco, anche un malvissuto in termini di sicurezza. A ciò si aggiunge inoltre il timore della popolazione, che costringe il personale sanitario a sorvegliare mascherine e gel disinfettante delle mani per evitarne il saccheggio. Il problema non è da poco, considerato che non sappiamo quanto tempo possa durare il periodo di rischio e molte ditte hanno ridotto, se non sospeso le attività produttive. Tra queste possono esserci anche i fornitori di presidi , che, tra l’altro, potrebbero non riuscire a far fronte in termini produttivi all’impennata delle richieste gli autotrasportatori che potrebbero ridurre la capacità di consegna.

Di tutto abbiamo bisogno oggi fuorché di un Presidente di Regione che fa sfoggio della sua (inutile) auto quarantena.

Quello che serve ora è un contributo straordinario (forse con altrettanti prelievi fiscali straordinari sulle grandi ricchezze) per quelle migliaia di piccole e medie imprese ormai allo stremo.

Il vero Virus si chiama povertà. Forse ci farà bene.

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