Milano, 28/02/2020, ore 9.19

 

Le rose si sono ormai appassite, dovrò toglierle dal vaso e buttarle. Sono lì dall’inizio di questa “avventura influenzale”. Andate. Neppure io sto granché, questa è la novità di questa mattina. Ieri mi sembrava di aver preso quella rampa di lancio che porta alla guarigione. Niente. Ho mal di testa, la novità è che sento gli occhi pesti come se fossi riuscito a prendermi pure l’orzaiolo, per il resto continua la convivenza con la tosse, diventata da secca a grassa, e quelle solite quattro lineette di febbre. Però è arrivato il fatidico giorno, quello che, “se i sintomi persistono, richiami” dell’anonimo operatore dell’800894545, il numero verde coronavirus della Regione Lombardia.

La delusione della mancata guarigione non giova al mio umore. Parto, senza tanta fiducia, provando con il numero di pubblica utilità coronavirus del Ministero della Salute. Compongo il 1500 e per il quarto giorno di seguito, niente da fare. L’ormai solito “disco rotto” come si diceva quando ancora gli LP in vinile erano un bene di consumo di massa. Il testo recitato dall’operatrice con vago accento romano è sempre lo stesso. “A causa dell’elevato numero delle chiamate pervenute, si informa che tutte le linee sono impegnate. Si prega di richiamare più tardi e in ogni caso di consultare il sito del Ministero della salute www.salute.gov.it”. Accendo il computer e eccomi sul portale ministeriale che mi propone i numeri, aggiornati a ieri alle 18 di questa emergenza covid-19. “Positivi 650”, “Deceduti 17”, “Guariti 45”. Li registro senza molta convinzione: oggi i quotidiani sono pieni di conferme che sono numeri non verificati, lo dicono gli uomini di quelle stesse istituzioni che li spacciano per “veri”. Un cortocircuito di cui non resta che prendere atto.

La mia urgenza oggi però è capire che farmene di questa influenza. Tradito dal 1500, torno al Numero Verde Emergenza coronavirus istituito dalla Regione Lombardia, fantasticando per un attimo che a rispondermi sia la voce ovattata dalla “mascherina anticontagio” del Presidente Attilio Fontana, pure lui in quarantena volontaria dopo che il codiv-19 è arrivato nel suo ufficio. Mi accoglie invece la voce robotica di qualche giorno fa, ma quel che dice è leggermente diverso: “Numero Verde Emergenza Coronavirus, Regione Lombardia. State per essere connessi con gli operatori. Vi informiamo che a causa dell’alto afflusso di richieste la chiamata potrebbe cadere per saturazione delle risorse disponibili. In questo caso siete invitati a richiamare. Per gli ultimi aggiornamenti vi invitiamo a visitare il sito www.regione.lombardia.it. Usate il numero 112, solo in caso di emergenza”. Nei trenta secondi che attendo prima che un’operatrice, sempre rigorosamente anonima, mi risponda, medito su due aspetti. Il primo: il concetto di “saturazione delle risorse disponibili”. Saranno gli operatori o le linee telefoniche? Il secondo su www.regione.lombardia.it. Chissà perché non www.salute.gov.it? Andrò a vedere il sito regionale, mi riprometto annotandolo mentalmente.

“Numero Regionale Coronavirus Buon giorno”, esordisce l’operatrice.

“Buon giorno”, ribatto educato e inizio a spiegare: “senta, io ho già chiamato un po’ di giorni fa e ho parlato con un suo collega. Avevo tosse e un po’ di febbre e il suo collega mi ha rinviato di qualche giorno dicendo: ‘guardi probabilmente è una normale influenza, passerà nel giro di due o tre giorni’, ora i giorn…”.

La voce del numero verde mi interrompe. “Contatti il medico di base, lo ha contattato il medico di base?”

“No”, rispondo, “mi è stato detto di starmene a casa buono buonino e così ho fatto”. Sapevo che erano i numeri verdi e non i medici da chiamare, proprio per non intasare i medici di famiglia di un mare di chiamate e lasciarli al loro già gravoso ordinario.

“Ok, signore, per favore”, mi dice la voce e annuncia: “ora la identifico”. Penso a tutti i sì e le dichiarazioni che dovrò fare a colpi di tosse per dare il mio consenso per l’uso dei miei dati dettati dalle leggi sulla privacy. Invece tutto procede come succedeva prima del primo gennaio 2004, quando entrò in vigore il “codice per la protezione dei dati personali”. Snocciolo Nome, Cognome, Telefono, Data di nascita, Città di residenza. Finito il rosario di informazioni sensibili, si torna a parlare dell’influenza.

“È stato negli ultimi 14 giorni a contatto stretto con pazienti sospetti o accertati da coronavirus?. “Che io sappia no”, è la mia risposta.

“È stato o ha transitato in questi 14 giorni all’interno della zona rossa della Regione?”, “No, mai andato”, dico senza esitazione.

“Che sintomi presenta? Febbre alta?”. “Solo qualche linea, un intorno di 37”, dichiaro guardando il mio fedele compagno di viaggio, il termometro digitale.

“Ha difficoltà respiratoria?”. “No, ho solo questa tosse”.

“Ma ha una tosse persistente che non riesce a smettere di tossire”. Tossisco che sembra fatto apposta, quindi chiarisco: “Ho questa tosse qui, ogni tanto tossisco”.

“Quindi episodica, signore”, mi dice con condiscendenza la donna che tradisce improvvisamente un’inflessione chiaramente pugliese. Pare rasserenata. Sinceramente preoccupata per la mia salute ora è rassicurata.

Quindi riprende: “il consiglio che le ha dato il mio collega è corretto, con la sola eccezione che comunque doveva dirle di contattare il medico di base perché si tratta di una normale influenza stagionale. Quindi doveva contattare il medico di base e farsi dare la cura necessaria per guarire da questa influenza. Per tutto il resto può stare tranquillo perché di questo si tratta. Viceversa avremmo avuto sintomi molto diversi. I sintomi conclamati per il coronavirus sono una febbre altissima al di sopra dei 38 gradi, 38 gradi e mezzo, una difficoltà respiratoria, come se avesse delle crisi respiratorie come se non riuscisse a respirare, inoltre una tosse persistente che non riesce a smettere di tossire. Questa è una normale sindrome influenzale perché la temperatura rimane bassa, non ha crisi respiratorie, ha soltanto una tosse sporadica, da curare con il medico di base”.

Sto per dirle che tutto quanto sta dicendo va contro ogni evidenza scientifica ormai raggiunta, contro le dichiarazioni che arrivano anche dal Ministero della Salute, contro tutto quello che ormai si sa intorno al coronavirus, ai così detti pazienti asintomatici e via discorrendo. Poi penso che lei non c’entra nulla, che sta leggendo dei prestampati, ignara. E quando mi preparo al commiato arriva l’ultima prescrizione. In contraddizione con tutto quanto mi ha appena detto circa la mia influenza stagionale. “Ovviamente ogni qualvolta uscite vi ricordiamo di utilizzare tutte le precauzioni: mascherina, guanti monouso, occhialini protettivi, evitate posti affollati, evitate i contatti faccia faccia, nel senso non abbracciatevi, non baciate, comunque persone che non conoscete o anche che conoscete. In questo momento evitate questi contatti fisici”.

Mentre ci salutiamo ho un’epifania di me “figlio dei fiori” che giro per la città abbracciando e baciando sconosciuti, immagine subito superata da quella che mi ha regalato l’operatrice del Numero Verde Coronavirus della Regione Lombardia, che mi vorrebbe, per uscire, vestito da palombaro o almeno con una maschera da sub, magari però il boccaglio lo lascio a casa, rimuginino sorridente tra me e me, visto che è solo una normale influenza.

Torna alla Home Page di Estreme Conseguenze

Clicca qui per iscriverti al gruppo Whatsapp di Estreme Conseguenze

Clicca qui per iscriverti al canale Telegram di Estreme Conseguenze

Condividi questo articolo:

Direttore

William Beccaro, 47 anni, è direttore di Estreme Conseguenze. Nato professionalmente nel 1994 a Radio Popolare di Milano, ha poi lavorato per le principali testate italiane. Tra queste la Rai, la Repubblica, l’Unità, Diario, Avvenimenti, RCS, il gruppo Sole24Ore. Nel 2009 era direttore del circuito radiofonico CNR, dalle cui frequenze ha fatto scoppiare il “Caso Cucchi”.

Commenta con Facebook