#milanononsiferma

Il sindaco di Milano Sala è particolarmente bravo a usare i social, e lo spot motivazionale in piena emergenza Coronavirus è diventato subito virale. “Abbiamo ritmi impensabili ogni giorno. Portiamo a casa risultati importanti ogni giorno perché ogni giorno non abbiamo paura. Milano non si ferma, recita il video mentre sotto scorrono immagini della Milano che lavora, della Milano abituata ad affrontare le sfide ogni giorno, della Milano che non abbassa mai la testa. Tutto molto suggestivo, e anche azzeccato, perché Milano in effetti è così. Un video che raccoglie gli umori della popolazione, visto che negli ultimi giorni non sono mancati proclami sprezzanti di imprenditori, intellettuali, persino qualche medico. Parole forti, orgogliose, di chi non ha paura e forse sa di essere troppo giovane per morire. Un sentiment raccolto da questo spot virale che ha fatto gonfiare il petto dei milanesi, pronti ad affrontare il virus lancia (iPhone?) in resta. 

C’è però un piccolo particolare: al virus se si ha paura o meno di lui frega poco, contagia comunque. E forse non è il caso di denigrarlo troppo, visto che in tutto il mondo è preso molto sul serio, sennò non avrebbero bloccato i voli per “poco più di un’influenza” e la Cina non avrebbe fermato tutto per contenerlo. Perché se i milanesi lavorano, figuriamoci i cinesi. Non è infatti la letalità il problema principale, ma la contagiosità che su alti numeri porterebbe al collasso delle strutture sanitarie anche col solo 4% di casi gravi. Nonostante questo, prima dell’estensione dell’ordinanza ci sentivamo pronti a riaprire tutto, e a Milano già molti locali sono tornati al normale ritmo. Dopotutto la zona rossa è quel paesino di 15000 anime di Codogno, diventato una specie di lazzaretto, di residenza italiana nel lodigiano per il virus cinese, e quel buchetto nel Veneto, Vo’ Eugauneo.

Milano invece, cifre ufficiali, non sembra piacere troppo a Covid-19: nell’ultimo dettaglio fornito il capoluogo lombardo ha solo il 5% dei contagiati dell’intera regione con 29 casi positivi. Ecco i dati ufficiali forniti ieri dalla Regione:

531 contagiati 

Milano (29 casi positivi, 5% dell’intera regione)

Lodi (182 casi positivi, 34%)

Cremona (123 casi positivi, 23%)

Bergamo (103 casi positivi, 19%)

Pavia (49 casi positivi, 9%)

Sondrio e Varese (20 casi positivi, 4%)

Brescia (13 casi positivi, 2%)

Ventinove positivi. Meno di tutta la Lombardia, quindi, se si escludono Brescia, Sondrio e Varese. Verrebbe da pensare che c’è Sant’Ambrogio che protegge la città, o magari è la stessa Madonnina dall’alto del Duomo. 

Però devono essere un po’ xenofobi, sennò come si spiegano questi?

Svezia, 29 febbraio, uomo contagiato di ritorno a Gotenborg dopo un viaggio a Milano

Finlandia, 26 febbraio, donna contagiata dopo un viaggio a Milano 

Francia, 29 febbraio, 23enne studente di moda di Nizza contagiata di ritorno da Milano

Germania, 25enne di Göppingen contagiato di ritorno da Milano

Nigeria, 28 febbraio, uomo a Lagos contagiato di ritorno da Milano

Spagna, 36enne di Barcellona contagiata dopo un viaggio a Bergamo e Milano dal 12 al 22 febbraio, 22enne di Barcellona contagiata dopo un viaggio a Milano dal 22 al 25 febbraio, uomo di Villareal contagiato di ritorno da Milano, 44enne giornalista di Valencia contagiato dopo un soggiorno a Milano per coprire Inter-Valencia di Europa League, 18enne Erasmus di Segovia contagiato di ritorno da Milano.

Svizzera, 27 febbraio, 28enne informatico di Ginevra contagiato dopo un viaggio a Milano, donna 30enne di Zurigo contagiata dopo un viaggio a Milano, 45enne di Zurigo contagiato dopo un viaggio a Milano, donna di Rhien contagiata dopo un viaggio a Milano, donna di Bienne contagiata dopo un viaggio a Milano

UK, 27 febbraio, londinese contagiato di ritorno da Milano. 

E sono solo alcuni, con la lista in aggiornamento costante, e senza tenere conto di tutti i turisti che hanno viaggiato in un generico “Italia del nord” o di ritorno da Bergamo Orio al Serio. E degli italiani, tra cui l’ultima: una ragazza 24enne di Caserta risultata positiva dopo aver passato una sola notte a Milano per sostenere un colloquio di lavoro. 

Difficile pensare che siano stati tutti sfortunati ad aver incontrato quei pochi positivi tra quasi 1 milione e mezzo di abitanti. Quello che ci dicono questi dati  è che i contagiati, magari asintomatici, sono molti di più e che il virus è senz’altro presente nelle zone a maggior circolazione turistica, come le stazioni e il centro di Milano città. Se è così, altro che #milanononsiferma, Milano è meglio che si fermi, perché non è il coraggio che serve in questi casi, è l’intelligenza, la pazienza, lo spirito di sacrificio. Se poi le cifre fossero più realistiche, la gente lo capirebbe meglio.

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Giornalista

Marco Romandini collabora con numerose testate online e cartacee, tra cui il mensile di inchieste “Millennium”, Il Fatto Quotidiano, Wired, Vanity Fair, National Geographic.

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