Solo oggi il Governo prende in considerazione tra le categorie a rischio anche la popolazione carceraria, oltre a tutti coloro che in qualche modo ci lavorano (polizia penitenziaria, personale sanitario, addetti pulizie, parenti, volontari etc..). Parliamo quindi di decine di migliaia di persone.

Un ‘popolo’ che in questi primi dieci giorni di emergenza (senza contare le incubazioni precedenti all’allarme mediatico) è stato lasciato completamente da solo.

Ogni autorità locale ha agito in maniera indipendente, ogni tribunale di sorveglianza ha seguito una sua linea.

Dei detenuti interessa poco in tempi normali, figuriamoci in questi giorni.

“Non c’è nessun provvedimento nazionale in atto – dice a EC il Garante Nazionale dei Detenuti Mario Palma – e questo è un problema. Stiamo aspettando in queste ore, finalmente, una prima linea comune. C’è più rigore per i colloqui con i parenti, ovviamente, ma è sempre consentito consegnare dei pacchi al detenuto. Non abbiamo notizie di tamponi a campione nelle varie carceri. Non abbiamo notizia di misure sanitarie specifiche. Al momento quello che notiamo è una maggior ‘chiusura’ di tutte le attività. Questo significa anche che i detenuti in semilibertà sono costretti a stare 24ore al giorno in carcere, e questa in pratica è anche una violazione della Costituzione.

Quindi siamo davanti a singoli provvedimenti di singoli provveditori.

Il mondo esterno chiude il carcere dentro se stesso. E questo è un approccio che non ci può trovare d’accordo. Al momento non abbiamo notizie di contagi ma nemmeno di verifiche. Insomma manca una unitarietà di provvedimenti. Tantomeno abbiamo notizia di iniziative specifiche nei CPR, parliamo davvero degli ultimi tra gli ultimi. Qui abbiamo una popolazione nettamente inferiore, circa 560 persone, dove forse l’unico vantaggio, per loro, è il fatto che generalmente vivono in isolamento e non hanno praticamente spazi comuni, non hanno visite di parenti, non hanno mense in comune se non in qualche caso. Paradossalmente la loro condizione di detenzione, rispetto al rischio virus, li mette più al sicuro” conclude Palma. 

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Caporedattore

Daniele De Luca ha lavorato per 15 anni come redattore a RadioPopolare di Milano, passando dalle notizie locali ai GR nazionali. E’ stato corrispondente dagli Stati Uniti per Radio Popolare. Ha collaborato con Diario e il settimanale L’Espresso. Caporedattore a CNRMedia. E’ direttore di ‘FuoriDiMilano’, il primo magazine free-press composto da una redazione di utenti dei servizi di salute mentale.

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