Milano, 2/3/2020, ore 5.25

“Tanti auguri a me, tanti auguri a me, tanti auguri caro William, tanti….”  e via con il coretto. Giuro l’ho fatto. La voce in falsetto. Le candeline sostituite dalle candele del candelabro a tre braccia, spente con un colpo di tosse. Tutte in un colpo di tosse solo. Beh erano tre, non che ci volesse Eolo. Ho anche soffiato nella trombetta. Non so quale sia il termine tecnico, deve essere un rimasuglio di qualche carnevale fa. Il miei figli non buttano mai via niente. Et voilà. Mi mancava il cappellino e avevo tutto. Anche per il dolce non mi è andata così male. Pane e nutella. Pane, le ultime due fette, tre contando il cul… ci deve essere un termine tecnico anche per quel pezzo tutto crosta che rimane quando tagli a fette una pagnotta di Altamura. Boh, è il mio compleanno, non angustiamoci. Eppure ce l’ho sulla punta della lingua, va beh. La nutella arriva da uno dei vasi del più piccolo. No, non ho fatto come fanno certi genitori in bolletta, non l’ho rubata dal salvadanaio o dalla credenza segreta di mio figlio. Ieri, nella chiamata quotidiana con i figli, scappati da Milano alla notizia della chiusura delle scuole e confinati nella “casa di montagna” con i nonni, lontani dal coronavirus e dal padre e dalla sua febbriciattola, ho chiesto di poter aprire quel vasetto. Un vasetto minuscolo: 30 grammi. Lo lumavo da giorni. È stato mio. Il tutto affiancato da un tea fumante. Qui è andata peggio, ero sicuro di averne ancora di qualche scorta prestigiosa, è andata male, nessun tea blasonato.

Cosa ci faccio sveglio alle 5 e mezza del mattino del 2 marzo? Mi piacerebbe dire che è merito dell’eccitazione del compleanno o che era la voglia di fare i conti con me stesso e i miei ora 47 anni o che avevo quel regalo da scartare o… la verità, la dura verità è che è colpa dell’arredamento.

Ieri ne ho mangiato un pezzo e questa notte ci ho fatto i conti tra risvegli, sete, letto, rigirarsi e via con questa danza della digestione difficile.

Il vaso di vetro con dentro la pasta riccioluta e variegata nei colori, c’era in casa da che c’è questa casa. Non ho memoria di una vita tra queste mura senza di lui, anzi senza di lei, senza questa leccornia arcobaleno. Come sia arrivata qui, non lo ricordo. Credo di averla comprata in un qualche supermercato. Un sacchetto variopinto. Andava bene per quel vaso lì. Invece che il potpourri di petali di fiori, pezzi di pasta. Sono certo che il sacchetto fosse uno soltanto e fornisse questa “tavolozza” di bianco, rosso e verde. Mi accorgo ora del tricolore. Va beh, ieri sera ho mangiato questa roba nazionalista. Un motivo in più, con il senno del poi, perché mi rimanesse sullo stomaco. “Sono italiano, sono padre, sono in quarantena volontaria, era l’ultima pasta in casa, non ho resistito”. È brutto pensarlo proprio nel giorno del mio compleanno, ma se la “pasta nazionalista” avesse la meglio su di me, è questo che dovete scrivere sulla mia lapide oppure un più prosaico “quella pasta fa cag… non è buona”. Il suo difetto non era la vecchiaia, anche se probabilmente era scaduta un lustro fa, era il miscuglio di sapori. Pomodoro, spinaci e nulla, uno schifo.

Per il resto come sto? Febbriciattola, tosse, congiuntivite e otite, tutto condito dal mal di testa. Non ne morirò. Ho entrambe le mani sulla tastiera, fate voi i debiti scongiuri. A sottolineare la mia frase “definitiva” sono arrivate le campane dell’abbazia. Manco fosse la sceneggiatura di un film. Il suono semplice della chiamata dei frati alla preghiera, quello che rintocca per la prima volta ogni mattina intorno alle 4, ha una certa assonanza con le campane a morto. Cambia il ritmo. La situazione coronavirus aggiornata a ieri sera alle 18 dice: “Positivi 1577”, “Deceduti 34”, “Guariti 83”. Penso ai 34 deceduti per un attimo. Penso alle loro famiglie. Ai funerali non celebrati se non in forma riservata, “anticontagio”. Penso ai matrimoni. Alle nascite. A tutti quegli eventi nella vita che è così bello condividere per piangere o gioire insieme, per non farlo da soli. Silvio Brusaferro, che è il presidente dell’Istituto Superiore della Sanità, ha detto poche ore fa che “decisivi saranno i prossimi sette giorni”, poi ha chiesto “l’aiuto degli “italiani”. La condotta da tenere per non essere contagiati e per non contagiare è sempre la stessa. 1) lavarsi spesso le mani con soluzioni idroalcoliche; 2) evitare i contatti ravvicinati; 3) non toccarsi occhi, naso e bocca con le mani; 4) coprirsi bocca e naso se si starnutisce e tossisce; 5) non prendere farmaci antivirali e antibiotici senza la prescrizione del medico; 6) pulire le superfici con disinfettanti a base di cloro o di alcol; 7) usare la mascherina se si sospetta di essere malati o si assiste persone malate. Si può fare, c’è di peggio nella vita, suddai.

Oggi è il mio compleanno, so che vi state crucciando su quale regalo farmi. Uno solo “non ammalatevi e non fate ammalare nessuno”. Per il prossimo anno, invece, magari un bel libro o una buona bottiglia di vino o una barca a vela… va beh, mi ha preso la mano. “Tanti auguri a me, tanti auguri a me, tanti auguri caro William, tanti auguri a meeeeeee”.

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Direttore

William Beccaro, 47 anni, è direttore di Estreme Conseguenze. Nato professionalmente nel 1994 a Radio Popolare di Milano, ha poi lavorato per le principali testate italiane. Tra queste la Rai, la Repubblica, l’Unità, Diario, Avvenimenti, RCS, il gruppo Sole24Ore. Nel 2009 era direttore del circuito radiofonico CNR, dalle cui frequenze ha fatto scoppiare il “Caso Cucchi”.

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