E’ stato veramente un passo breve quello dall’ordinaria routine, tra Regionali in arrivo e celebrazioni del Made in Veneto, culminate con la consacrazione Unesco dell’icona prosecco, ad una sequenza di eventi che evocano le narrazioni epiche della Storia. Tragedia, commedia e umanità che con potenza hanno spazzato via la normalità dell’operosa regione a Nord est, con buona pace di chi ha cercato disperatamente di rimanervi aggrappato, ad esempio con la conferma del Vinitaly, unica granda fiera primaverile non cancellata. I dati forniti dalle associazioni di categoria, dopo appena una decina di giorni di emergenza, sono catastrofici: un terzo delle imprese artigiane denuncia la cancellazione degli ordini, ed è vero e proprio tracollo per le attività turistiche e alberghiere, soprattutto nell’area limitrofa al focolaio di Vò, come il comprensorio termale, ma anche la grande Venezia. Tace invece, ad oggi, Confindustria Veneto: parole che non possono essere lanciate in libertà, per il peso che potrebbero avere. Sicuramente c’è un drastico calo del traffico su strada, dato empirico in mancanza di dati ufficiali delle Camere del lavoro sull’uso dello smart working, che si può evincere dal cambio di colore della mappa regionale sul sito Arpav per la rilevazione delle polveri sottili: da rossa-arancione è diventata 100% verde prateria. Come in tutte le grandi narrazioni storiche, non sono mancati i momenti di pura commedia, in primis l’uscita del governatore  Luca Zaia sui «topi vivi mangiati dai cinesi», ma anche una delle prime interviste diventata virale con dei “tosi” che si sentono protetti dal contagio grazie allo spritz. E tanta tanta umanità: dalle lacrime dei parenti delle vittime (due, forse tre, in attesa di accertamenti), «che non sono solo dei numeri e dei vecchi» aveva gridato su Repubblica la figlia della prima persona deceduta, Adriano Trevisan, ma anche di chi non ha potuto celebrare un funerale o un matrimonio come avrebbe voluto. La preoccupazione delle famiglie delle 14 persona in terapia intensiva, la lotta dei genitori che con i bambini piccoli a casa devono letteralmente fare i salti mortali, chi ha perso il lavoro stagionale o chi teme di perderlo, chi è chiuso nella zona rossa e vive nell’incertezza. Infine, come in tutte le grandi epiche, non possono mancare i misteri e le zone d’ombra. Secondo quanto riferito da Il Corriere della Sera, alcuni dei pazienti guariti sono stati curati con il remdesivir, il farmaco ideato per l’ebola ed in dotazione solo alle basi Usa e Nato. I tre casi veneti hanno ricevuto il prezioso blister in una valigetta arrivata dalla Ederle? La comunità americana di stanza a Vicenza, intanto, ostenta tranquillità: nella loro pagina Facebook si raccomanda di seguire le indicazioni di comportamento indicate dal governo italiano.

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Giornalista

Giulia Guidi ha collaborato con numerose testate sia venete che nazionali in diversi settori, ma soprattutto in cronaca. Dopo l'inizio con Canale 68, ha scritto per L'Espresso, L'Unità, Il Manifesto con corrispondenze sul caso della base usa Dal Molin, Altraeconomia (Mose, Autostrade), Il VIcenza, Il Giornale di Vicenza e Vicenzatoday con cronache locali, CNR Media sul nazionale. Attualmente lavora a Vvox.

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