Milano, 3/2/2020, ore 6.17

La caccia è aperta o meglio, aprirà a breve, che altrimenti i vicini giustamente mi ucciderebbero. Se “#milanoriparte”, chi sono io per non “ripartire”? La quarantena, stare chiuso in una casa, per altro neppure tanto grande, dopo un po’ diventa parte della malattia, anzi diventa la malattia. “Io sto bene”. È il mio mantra di oggi. “Io sto bene”, “io sto bene”, “io sto bene”. È questa la mia “sillaba sacra”. Presente quando si inizia la seduta di yoga dicendo “om”, “om”, “om”? Ecco il mio “om” da questa mattina è “io sto bene”. Ok, Ok, è un diario e devo essere sincero. Non ho mai fatto yoga, ma ho letto che è così. “Om”.

Andrò a caccia e poi farò pure una seduta di yoga. Va beh, sto esagerando. La caccia basta e avanza. “Io sto bene”, ma non benissimo. “Non benissimo” però non me lo dico, lo penso e basta, che poi finisce come la barzelletta di quello che si butta dal grattacielo convinto che basti dire “sono una pallina da tennis” per rimbalzare, ma quando sta per atterrare gli viene il dubbio di essere un pomodoro e si spiaccica. “Io sto bene” e non sono un pomodoro. Tiè. “Io sto bene”, ma niente seduta di yoga. Chè poi chi glielo dice agli operatori del 1500, ammesso esistano e non siano solo quella voce femminile che continua a rispondere alle mie telefonate con un istituzionale “A causa dell’elevato numero delle chiamate pervenute, si informa che tutte le linee sono impegnate. Si prega di richiamare più tardi e in ogni caso di consultare il sito del Ministero della salute www.salute.gov.it”, comunque, chi glielo dice: “stavo bene, poi ho fatto yoga, e tac”? Ucciso da un bakasana fai da te.

Invece no, spavaldo dirò “io sto bene” tanto che sono andato a caccia. A caccia di gattini. In realtà vista la situazione dovrei cacciare gattini, gattoni e topi morti, forse anche qualcuno di quelli vivi che il Presidente della Regione Veneto, Luca Zaia, sa, così aveva detto, “lo so, lo sappiamo tutti”, i cinesi si mangiano. Poi si è scusato, “pardon non era quello che volevo dire”. Che la domanda spontanea è, “scusa caro Luca, piccino della mamma, dicendo ‘i cinesi mangiano topi vivi’ cosa mai volevi intendere che non fosse ‘i cinesi mangiano topi vivi’?”. Anni fa, a radiodue, in un programma che si chiamava Scatole Cinesi, condotto da Gianluca Neri e laLaura, facevo “l’inviato dal luogo comune”. Ogni giorno sfatavo un mito, ma sarebbe meglio dire, una diceria del genere “I cinesi non muoiono mai” e cose così dettate dall’ignoranza dell’altro e, ahinoi, da una buona dose di razzismo. Ché a volte a chiamare le cose come stanno, si fa meno confusione. Le parole sono importanti e quella “razzisti” lo è un po’ di più.

“Gattini, gattoni e topi morti”. Il mio ritorno alla normalità è da lì che passa. Come li chiamate voi quei mucchi di polvere, che, con la colonna sonora di Morricone, rotolano in ogni dove come in una scena di Mezzogiorno di Fuoco? La mia pistola sarà l’aspirapolvere e “i gattini” ne conosceranno il sapore. Sposterò ogni cosa. Sedie, poltrone, pouf giganti e scoverò ogni rotolo e rotolino. Poi pulirò la libreria. Toglierò la polvere a ogni volume. Quindi laverò tutte le lenzuola. Infine passerò al bagno. Un bello spruzzare di chimica e tutto sarà splendente e sanificato.

Prima però un buon caffè. E già perché ieri, oltre agli auguri in video dei miei figli, con tanto di biglietti da loro disegnati, con addirittura un regalo da loro confezionato e da loro scartato a cinquanta chilometri di distanza in diretta streaming, oltre alla marea di auguri arrivati via social o whatsapp o sms, oltre alle tante telefonate che hanno ottenuto colpi di tosse di ringraziamento ai “buon compleanno”, oltre a tutto questo fiume di affetto, è arrivata a casa una caffettiera. Anzi a dirla tutta, Lei, sfidando pioggia battente e cornavirus, ha portato torta con tanto di 47 acceso, una ricca spesa, una caffettiera e un bollitore. Ha portato il mio compleanno.

Il primo caffè ha appena riempito la prima tazza e la casa di normalità. La radio gracchia la rassegna stampa. I miei propositi di caccia di gatti, gattini, gattoni e topi morti o vivi è già ascrivibile tra i buoni propositi. Lo farò domani, mi autoassolvo, Forse è proprio vero che sto guarendo. “Om”.

Se siete arrivati fino a qui, vi chiedo un ultimo sforzo. Contate con me. Uno, due, tre, quattro, cinque, sei, sette, otto, nove, dieci, undici, dodici, tredici, quattordici, quindici, sedici, diciassette, diciotto, diciannove, venti, ventuno, ventidue, ventitré, ventiquattro, venticinque, ventisei, ventisette, ventotto, ventinove, trenta, trentuno, trentadue, trentatré, trentaquattro, trentacinque, trentasei, trentasette, trentotto, trentanove, quaranta, quarantuno, quarantadue, quarantatré, quarantaquattro, quarantacinque, quarantasei, quarantasette, quarantotto, quarantanove, cinquanta, cinquantuno, cinquantadue. Al netto dei colpi di tosse, per recitare questo “rosario di numeri” io ci ho messo un minuto e mezzo. Avrei voluto fare l’elenco delle vittime da coronavirus in Italia. Ma ne conosco, tranne per il caso di Adriano Trevisan, il primo deceduto ufficiale da covid-19 nel nostro Paese, solo il numero. Cercherò, questo è un proposito vero e vi chiedo di aiutarmi, di costruirne l’elenco. I nomi. I nomi e i cognomi, mi piacerebbe le storie. Per toglierli da quell’anonimato da fossa comune, da quel disumano: “i vecchi che sarebbero morti comunque”.

Secondo il sito del Ministero della Salute, salute.gov.it, a ieri alle 18 i “Positivi” sono 1835, i “Deceduti” 52, i “Guariti 149”.

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Direttore

William Beccaro, 47 anni, è direttore di Estreme Conseguenze. Nato professionalmente nel 1994 a Radio Popolare di Milano, ha poi lavorato per le principali testate italiane. Tra queste la Rai, la Repubblica, l’Unità, Diario, Avvenimenti, RCS, il gruppo Sole24Ore. Nel 2009 era direttore del circuito radiofonico CNR, dalle cui frequenze ha fatto scoppiare il “Caso Cucchi”.

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