“Voglio i miei soldi, i miei miliardi”. Se non lo state sentendo vuol dire che non state ascoltando bene, perché è questo che Erdogan ci sta chiedendo, sta pretendendo dall’Europa. Il ricatto, il più antico del mondo, soldi e potere. E badate bene, ha ben d’onde per chiederli, ché noi quei denari e quel potere glielo abbiamo promesso. Promesso perché ci tenga bambini, donne e uomini, giovani e vecchi lontani dai nostri confini. L’orrendo spettacolo che la Grecia sta dando di sé nel respingimento disumano delle migliaia di persone, che incontenibili stanno premendo alle frontiere dell’Unione, non è diverso da quello che va in scena lontano dalle nostre telecamere in confini non nostri. Alle porte della Turchia, in Libia, in Marocco o nel Mar Mediterraneo. Perché il fatto che i social, il web e poi gli altri media non abbiano digerito e ripetuto in milioni di visualizzazioni gli annegamenti di tanti, tantissimi migranti alle porte delle nostre coste, quelle italiane, non ci deve illudere che tutto questo non sia stato. La vergogna oggi della Grecia è addirittura poca cosa rispetto a quella che pesa sulle nostre coscienze e per nostre intendiamo di noi cittadini della Repubblica Italiana. Nei lager libici, che Roma finanzia, nessuno è accolto con umanità.

Soldi e potere, è questo che chiede Erdogan che cerca di mettere una pezza a sostegno di un’economia debole, quella turca, che finita la corsa di inizio secolo, anno dopo anno sta ridimensionandosi in direzione di una recessione sistemica. La fuga dalla lira turca è negli acquisti senza sosta di monete forti, tra queste l’euro. La disoccupazione e la povertà cozzano anche visivamente con i vetrati palazzi scintillanti sul bosforo. Il Sultano è in declino e tenta l’azzardo dell’espansione territoriale, della guerra, per coprire e nascondere la falla, la voragine che nessuno racconta perché in Turchia i giornalisti, gli intellettuali, le voci critiche finiscono in carcere. Il battimani al quale troppo spesso anche Bruxelles si è accodata, è una claque ammaestrata, fatta di cortigiani.

Il ricatto di Erdogan è tutto giocato sulla pelle dei bambini, delle donne e degli uomini in fuga dalle guerre e dalle povertà, quelle siriane, ma non solo. Persone che cercano rifugio e che noi non vogliamo neppure vedere, che ci fa gioco stiano nascoste sotto la coltre, impenetrabile alle nostre telecamere e alle nostre coscienze, di Ankara. Perché i migranti destabilizzano, fanno paura, determinano la vittoria dei sovranisti. E allora noi, in difetto di umanità e civiltà, paghiamo.

Eppure sarebbe così facile disinnescare questo ricatto e questa barbarie. Aprire i confini all’accoglienza, far entrare i bambini, le donne e gli uomini che si accalcano ai nostri confini, con la stessa facilità e disinvoltura con la quale facciamo transitare alle nostre frontiere pistacchi, petrolio e capitali.

 

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Direttore

William Beccaro, 47 anni, è direttore di Estreme Conseguenze. Nato professionalmente nel 1994 a Radio Popolare di Milano, ha poi lavorato per le principali testate italiane. Tra queste la Rai, la Repubblica, l’Unità, Diario, Avvenimenti, RCS, il gruppo Sole24Ore. Nel 2009 era direttore del circuito radiofonico CNR, dalle cui frequenze ha fatto scoppiare il “Caso Cucchi”.

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