Non sto bene. Ho qualche linea di febbre e qualche colpo di tosse. Mica sarà coronavirus?! No dai. Al numero di emergenza è impossibile, il medico di base ha un sacco da fare, ma io devo andare al lavoro. Controlliamo sul web. Scopro sul Corriere della sera che allo Spallanzani di Roma hanno guarito tre pazienti con il remdesivir , un antivirale prodotto dall’azienda americana Gilead Sciences, studiato per il virus Ebola. Lo voglio. Digito il nome del farmaco su internet con a fianco ”buy on line” ed ecco:

 

La compro o non la compro questa “pillola della guarigione”? Dalle autorità sanitarie non è arrivata alcuna comunicazione ufficiale su quali siano i farmaci con cui sono stati curati i quasi 300 guariti sui 3mila casi di contagiati, di cui circa un decimo in terapia intensiva. Le Forze dell’ordine e le associazioni di categoria, come sempre, raccomandano di non acquistare medicine on line, perché non sono sicure, possono essere anche molto pericolose o semplicemente non contenere alcun principio attivo all’interno. Ma non è reato. In ogni caso, se volete a casa vostra un farmaco che dovrebbe essere a disposizione solo delle forze Nato e Usa, potete ordinarlo con qualche centinaio di dollari, se avete una partita iva. Per avere chiarimenti abbiamo chiamato il centralino del distributore italiano ma non abbiano avuto alcuna risposta.

 

E’ solo una delle tante (forse) trappole in cui si può incappare in questa fese dell’emergenza. Ce lo fa presente la guardia di finanza di Este, che martedì ha messo a segno l’operazione ‘Coronavirus shop‘ , un sito web individuato dalla Guardia di Finanza di Torino che già nei giorni scorsi aveva sequestrato migliaia di articoli, spacciati come ‘antidoti’ contro il virus e venduti a prezzi esorbitanti. Ionizzatori d’ambiente, mascherine, tute, guanti protettivi, prodotti igienizzanti, occhiali, kit vari, facciali filtranti, copri-sanitari, integratori alimentari erano i prodotti pubblicizzati per garantire l’immunità totale dal Covid-19 e venduti a migliaia di euro.

 

Salgono così a 33 in pochi giorni i truffatori del web, scoperti in tutta Italia, pronti a garantire una protezione totale dal contagio dal ‘Coronavirus’ grazie all’utilizzo delle più disparate apparecchiature, dispositivi di protezione individuale di facile reperibilità sul mercato. I finanzieri torinesi, coordinati dalla procura del capoluogo piemontese, sono riusciti a identificare altri 14 imprenditori, tutti italiani, responsabili di frode in commercio. Ferramenta, commercianti di detersivi, autoricambi, coltivatori diretti e allevatori di bestiame, venditori porta a porta, profumerie queste le attività dei ‘furbetti del web’ Torino, Cosenza, Napoli, Foggia, Rimini, Salerno, Caserta, Modena, Cagliari, Campobasso, Mantova e Macerata, invece, le province coinvolte nell’operazione. Nel corso dell’operazione i finanzieri hanno inoltre segnalato all’Autorità Giudiziaria le 16 società coinvolte per la responsabilità amministrativa derivante dalla commissione dei reati.

 

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Giornalista

Giulia Guidi ha collaborato con numerose testate sia venete che nazionali in diversi settori, ma soprattutto in cronaca. Dopo l'inizio con Canale 68, ha scritto per L'Espresso, L'Unità, Il Manifesto con corrispondenze sul caso della base usa Dal Molin, Altraeconomia (Mose, Autostrade), Il VIcenza, Il Giornale di Vicenza e Vicenzatoday con cronache locali, CNR Media sul nazionale. Attualmente lavora a Vvox.

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