Milano, 6/3/2020, ore 5.54

Io l’ho detto che uccidere anche la seconda era troppo e infatti eccola qui l’aspirina che danza soddisfatta. Va beh, la seconda non era intera, era un rimasuglio. Però fosse rimasta lì sarebbe stato meglio. Invece “tiriamole il collo”, “tiriamole il collo”, “tiriamole il collo” e il collo le abbiamo tirato. “Non si piange sul latte versato”, figurarsi sul vino. E poi suddai, eravamo in tre. Va beh, eravamo in due, ma eravamo in tre, però eravamo in due. Sto facendo casino. Con calma. Dal principio.

Tutto è iniziato con il suo, il suo di Lei, ticchettio sul ballatoio. Da come arriva lo capisci subito come butta e questa volta era in modalità “cavalcata delle Valchirie”. Dai che la conoscete, è l’unico brano di Wagner che tutti conoscono. Ok, ci sono, Apocalypse Now. Gli altoparlanti che la gracchiano dagli elicotteri da guerra statunitensi all’attacco di un villaggio vietnamita. Pà, para, pa, paaa. Pà, para, pa, paaa. Pà, para, pa, pa. Pà, para, paaaaaaaa. Sul legno del parquet il rumore dei tacchi si è subito ovattato ed è allora che si è imposto quello dei vetri che si urtavano. Bottiglia di vino contro olive. Salamino, patatine e focaccine se ne stavano in disparte quasi a guardare una rissa tra i due. Manzoni aveva i capponi che litigavano, noi vino, olive e sfiziosità varie. Più poetico ed evocativo l’autore dei Promessi Sposi, direte voi. E avete ragione. Ma per l’aperitivo i capponi erano troppo impegnativi.

“All’abbazia tengono aperto solo durante la settimana” dice Lei svuotando il sacchetto di tela. Miscredenti come siamo, per noi, l’abbazia è il negozietto che è lì subito all’inizio, sulla destra. Quello dove si trovano quel che i frati di qui e di altri centri monastici d’Italia e d’Europa producono. Dal 1135, l’anno della sua fondazione, questa “chiesona” ne deve aver viste proprio tante, chissà però se era già accaduto che chiudesse il sabato e la domenica per evitare un contagio?

L’aperitivo, quel sacro rito ambrosiano che i milanesi chiamano con l’affettuoso nomignolo di “appe”, è il segno dell’uscita dal tunnel. Non ho idea se Milano, l’Italia, l’Europa o il mondo “#riparte”, ma Lei è venuta qui per portarmi fuori a braccetto dalla quarantena volontaria da coronavirus. No, non oggi. Oggi l’ “appe”, poi si vedrà.

Il tavolo viene imbandito alla bisogna. Calici. Bottiglia. Tagliere con cacciatorino affettato. Patatine. Olive e al centro gli ospiti. Che poi è una soltanto. Ché siamo ancora a rischio contagio e una persona basta e avanza. Tanto più che lei non c’è, perché l’Altra a questo aperitivo partecipa in videoconferenza. Ci saluta, da uno schermo tra le olive e le patatine. Lei a casa sua, anche lei in quarantena volontaria. L’aperitivo ai tempi del covid-19 è così, in smart working. L’ “aperitivo agile” è la degna conclusione di un’impegnativa giornata di “lavoro agile”, di lavoro fatto stando a casa tra smart phone, tablet e connessioni internet. Un’idea geniale della mia “Valchiria”. A Cesare quel che è di Cesare.

Qui, nonostante sia Milano, la fibra non arriva e di tanto in tanto la scritta “connessione debole” interrompe le chiacchiere. “Niente corona”, inteso il virus e non l’omonima birra. Questo era il dettato. Ma la vita non sta fuori nemmeno dagli aperitivi e così si finisce per raccontare e raccontarsi. Uomini e cose. Le persone che muoiono, l’economia che come la connessione di casa, comincia a singhiozzare. Quando è ormai ora di cena, il video è spento da un po’ per i problemi di rete e siamo passati solo all’audio, che a volere si può metaforicamente interpretare e intravvedere quello che in molti presagiscono: la recessione da coronavirus. No, niente pessimismo: sapremo trasformare crisi in opportunità e magari scopriremo che esiste davvero la “decrescita felice”.

La candela si è fatta moccolo. Soffio su uno stoppino che si sta spegnendo da solo. Wagner è hai suoi ultimi “pà, paaaaa”. Riaccendo lo schermo, da qualche ora dovrebbe essere stato pubblicato sul sito del Ministero, salute.gov.it, l’ultimo bollettino sull’andamento del coronavirus in Italia. E infatti eccolo lì. “Positivi 3.296”, “Deceduti 148”, “Guariti 414”.

 

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Direttore

William Beccaro, 47 anni, è direttore di Estreme Conseguenze. Nato professionalmente nel 1994 a Radio Popolare di Milano, ha poi lavorato per le principali testate italiane. Tra queste la Rai, la Repubblica, l’Unità, Diario, Avvenimenti, RCS, il gruppo Sole24Ore. Nel 2009 era direttore del circuito radiofonico CNR, dalle cui frequenze ha fatto scoppiare il “Caso Cucchi”.

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