L’Italia continua ad armare la Turchia. Vendiamo armi a un paese in guerra ignorando il dettato costituzionale.

Nel novembre 2019 l’Italia ha esportato armi e munizioni in Turchia per un valore di 9milioni e 140mila euro.
Sommati ai 25,8 milioni di ottobre fanno circa 35 milioni di euro.
L’offensiva di Erdogan contro il Kurdistan e il nord della Siria è iniziata proprio nell’ottobre 2019.
Nonostante gli annunci del Governo (e del Ministro degli Esteri Luigi Di Maio in particolare) l’Italia continua ad aiutare lo sforzo bellico turco, anche in queste settimane in cui Ankara sta utilizzando le masse di profughi siriani come arma di ricatto nei confronti dell’Unione Europea.
Spariamo sui profughi due volte. Prima a casa loro, poi per respingerli da ‘casa nostra’.

Statistiche ufficiali alla mano, tra gennaio e ottobre 2019 il nostro Paese ha dunque esportato ad Ankara “Armi e munizioni” per 102 milioni di euro, quasi quattro volte di più rispetto all’export 2018 relativo allo stesso periodo. È un valore che non ha precedenti nella storia delle relazioni armate tra i due Paesi. Nell’intero 2012, l’anno “record” degli ultimi 30, ci si era fermati a 88,7 milioni di euro (-13 per cento rispetto ai soli primi dieci mesi dello scorso anno).

Sono dati e cifre che il Governo continua a rifiutarsi di fornire e se abbiamo questi dati è grazie al prezioso lavoro di Giorgio Beretta e Duccio Facchini su Altreconomia (inchiesta di copertina di Altreconomia del numero di gennaio).

Dalla dichiarazione ufficiale di Di Maio sul fatto che l’Italia “avrebbe congelato le commesse di armi in essere verso la Turchia e avrebbe rivisto le licenze per l’immediato futuro” non c’è traccia.
Lo conferma a EC lo stesso Giorgio Beretta: “Non risulta che la revisione sia stata fatta – ci spiega Giorgio Beretta di Opal – Se non c’è un comunicato ufficiale della Farnesina sull’eventuale sospensione, se non c’è un atto formale, tutto è restato come prima. Quello che sappiamo, incrociando i dati a disposizione fino a novembre scorso è che continua l’esportazione di munizionamento militare, di bombe non armi da caccia come ebbe a dire Guido Crosetto, presidente della Federazione delle aziende italiane dell’aerospazio e della difesa (AIAD)».

Un atteggiamento ancora più imbarazzante proprio in questa fase di ‘allarme CoronaVirus’. Di Maio ha reagito duramente alle prime ‘chiusure’ agli italiani da parte di diversi paesi che hanno bloccato voli, imposto quarantene, fermato alcune importazioni. Di MaiO ha annunciato un piano per informare direttamente e puntualmente tutti gli ambasciatori accreditati in Italia sulla diffusione del coronavirus in Italia ma nessuna nota di protesta ufficiale è partita dalla Farnesina verso le capitali che hanno attuato provvedimenti restrittivi nei nostri confronti.
Perché? Forse c’entra ancora una volta il nostro commercio di armamenti.

Guardiamo i paesi che hanno annunciato il divieto di ingresso ai cittadini italiani: vi figurano noti “paradisi delle vacanze” (Capo Verde, Mauritius, Seychelles) e nazioni di interesse turistico (Giordania, Bahrein, El Salvador, Vietnam), ma anche un serie di Paesi che – oltre ad essere mete turistiche – sono soprattutto partner commerciali di primo piano dell’Italia nell’area mediorientale: Arabia Saudita, Turkmenistan, Kuwait e Israele. Tutti paesi con un elemento in comune: sono tra i maggiori compratori di armi italiane.
Giorgio Beretta fornisce i dati.
“Con la monarchia assoluta islamica dell’Arabia Saudita, l’Italia ha in corso notevoli affari non solo per l’interscambio commerciale nel settore civile (oltre 3 miliardi di euro di esportazioni nel 2018 e 5,1 miliardi di importazioni, soprattutto per il petrolio), ma anche consistenti contratti nel settore militare. Contratti che hanno radici nel torbido affare per l’acquisto di 72 caccia multiruolo Eurofighter Typhoon da parte della Reale Aeronautica Saudita dalla BAE Systems (di cui Alenia, oggi Leonardo, è partner per una controparte di 1,1 miliardo): un caso, anche giudiziario, che è stato per anni nel mirino della stampa britannica, ma di cui quasi nessun organo di informazione ha parlato in Italia.
E nuovi affari sono in arrivo – continua Beretta – Fincantieri ha reso nota l’assegnazione della commessa al consorzio guidato da Lockheed Martin di cui è partner negli USA per la costruzione di quattro unità Mmsc (Multi-mission Surface Combatants) destinate all’Arabia Saudita: l’ordine vale circa 1,3 miliardi di dollari (1,1 miliardi di euro) per Fincantieri e sarà eseguito presso lo stabilimento Marinette Marine di Fincantieri in Wisconsin”.
Alla lista dei nostri ‘amici’ che comprano le nostre armi ma chiudono le frontiere ai cittadini italiani si aggiungono Israele e Turkmenistan.
Qui la ricostruzione dei rapporti della nostra industria bellica con questi paesi.

 

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Caporedattore

Daniele De Luca ha lavorato per 15 anni come redattore a RadioPopolare di Milano, passando dalle notizie locali ai GR nazionali. E’ stato corrispondente dagli Stati Uniti per Radio Popolare. Ha collaborato con Diario e il settimanale L’Espresso. Caporedattore a CNRMedia. E’ direttore di ‘FuoriDiMilano’, il primo magazine free-press composto da una redazione di utenti dei servizi di salute mentale.

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