Con il diffondersi del coronavirus e le difficoltà nel contenere il contagio, si sente da più parti evocare l’idea che l’Italia rispetto a realtà come la Cina abbia una marcia in meno: la democrazia.

Professor Valerio Onida è vero che la nostra Costituzione ci penalizza?

Mi faccia fare due considerazioni. La prima è che non è assolutamente vero che il sistema democratico non sia attrezzato per affrontare ogni tipo di emergenza. Naturale o politica che sia. Prova ne è che l’Italia nella sua storia anche recente ha affrontato eventi tragici e devastanti come terremoti o il terrorismo del partito armato.

Per eventi più drammatici, come i conflitti bellici, anche se fortunatamente non ci si è mai dovuto ricorrere da che c’è la Repubblica, la nostra Costituzione prevede lo “stato di guerra”.

Nelle situazioni di emergenza possono essere varate o applicate anche eventuali discipline “derogatorie” rispetto a quelle vigenti nei tempi normali, ma senza mai far venir meno le garanzie costituzionali.

La seconda considerazione?

La seconda è una considerazione di merito. Ammesso e non concesso che la democrazia fosse meno “efficiente” di un regime dittatoriale, ciò non giustificherebbe in alcun modo la rinuncia alle fondamentali garanzie costituzionali proprie del sistema democratico.

In realtà, credo che eventuali deficit di efficienza (non solo in tempi di emergenza) derivino semmai non dalle caratteristiche del sistema democratico, ma da altro: le cause andrebbero ricercate nello stato dello spirito pubblico, della cultura dominante e dell’educazione dei cittadini, cioè in cause risalenti alla società, non alle istituzioni.

Prima accennava alle discipline derogatorie: sono già state attivate per affrontare questa emergenza sanitaria?

Certo, alcune sono già in corso, nel pieno rispetto del dettato costituzionale. Un esempio per tutti: la sospensione delle lezioni in tutte le scuole di ogni ordine e grado e nelle Università.

A proposito di Costituzione, si fa tanto parlare di libertà di stampa e diritto all’informazione, mettendolo in conflitto con allarmismo e diffusione di fakenews, di cui i media sono stati accusati.

Il tema delle fake news non attiene alle emergenze, ma è più generale. Quanto ai mezzi di comunicazione, quello di evitare modalità idonee a diffondere il panico o a sollevare ingiustificati allarmismi o indebite sottovalutazioni è un tema di responsabilità dei media. Ma, appunto, questo nulla ha a che fare con ipotetiche deroghe alla libertà di stampa. Un’espressione di pensiero come tale non può essere repressa, mentre solo quando il pensiero tenda a tradursi in azione, attraverso l’incitamento concreto a compiere azioni vietate (l’istigazione a delinquere) o a pregiudicare le condizioni elementari della civile convivenza (ad esempio il cosiddetto hate speech), ci può essere un intervento anche repressivo.

 

Valerio Onida è un costituzionalista e accademico italiano, giudice costituzionale dal 1996 al 2005, Presidente della Corte Costituzionale dal 2004 al 2005 e professore emerito di diritto costituzionale presso l’Università degli Studi di Milano.

 

 

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Direttore

William Beccaro, 47 anni, è direttore di Estreme Conseguenze. Nato professionalmente nel 1994 a Radio Popolare di Milano, ha poi lavorato per le principali testate italiane. Tra queste la Rai, la Repubblica, l’Unità, Diario, Avvenimenti, RCS, il gruppo Sole24Ore. Nel 2009 era direttore del circuito radiofonico CNR, dalle cui frequenze ha fatto scoppiare il “Caso Cucchi”.

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