Foto, filmati, cronache giornalistiche documentano che molti italiani non stanno assolutamente rispettando i protocolli anti contagio coronavirus, fanno dubitare che l’Italia ce la possa fare a fermare il covid-19.

Enzo Balboni è un costituzionalista e insegna all’Università Cattolica di Milano. Professore cosa ne pensa?

Andiamoci molto molto molto piano. L’Italia per fortuna è nel mondo occidentale. Il mondo occidentale è fatto tutto di democrazia. Anche quelle autoritarie come possono essere l’Ungheria e paesi che si trovano lì intorno, però siamo sempre dentro un sistema democratico. Sistema democratico, ce lo ha insegnato Bobbio, ha come suo elemento qualificante la trasparenza, la pubblicità e la possibilità di criticare anche fortemente il governo. Noi siamo dentro questo sistema e anche gli Stati Uniti sono qui, nonostante abbiano adesso con Trump qualche scivolamento autoritario, ma sono sempre una forte democrazia occidentale. I sistemi totalitari sono quelli della Cina, di Putin, di Erdogan o dell’Egitto, eccetera, sono un’altra cosa. Ma prima di tutto dobbiamo interrogarci sul fatto che se sono veramente regimi totalitari neanche sappiamo la verità. Non c’è un tribunale dell’Onu che chiami i governanti cinesi e dica “ti mando i miei ispettori per capire esattamente se i morti sono 100, 200, 400, 6 mila o 80 mila”. Per dire che i dati potrebbero essere stati orientati o manipolati. Se i regimi sono totalitari, lo sono fino in fondo. Certamente se c’è uno solo che comanda e se ieri a Milano, invece di esserci le persone lungo i navigli che camminavano, arrivavano i poliziotti, cominciavano ad arrestarli, a metterli sui cellulari e a portarli al carcere di San Vittore, certo la gente avrebbe avuto un esempio di che cosa sia la militarizzazione. Adesso non siamo a questo punto.

 

Ma è uno scenario possibile? Con gli strumenti di cui la Repubblica Italiana si è dotata con la Costituzione, che a un certo punto si arrivi a questo?

I poteri eccezionali, cioè il potere di emanare norme aventi forza di legge con decreto legge, quindi in casi eccezionali o straordinari di necessità e di urgenza potrebbe, non in questo momento, ma fra dieci o quindi giorni se ogni giorno il numero dei morti si moltiplicasse o aumentasse fortemente e, in mancanza di altre misure, fosse necessaria quella di bloccare l’intera società, certo, il governo ha già adesso il potere per farlo, ma dovrebbe schierare l’esercito e la polizia. I poteri giuridici ci sono sempre. Così come il Governo può stabilire con il consenso del Parlamento lo “Stato di Guerra”. Certo, adesso stiamo evocando scenari che di fronte a quelle che sono le centinaia di morti, anche se sono alcune centinaia, non sono ancora ipotizzabili. La democrazia se vuole ha tutti i mezzi anche per adoperare la forza, ma ci ricorre soltanto quando è palesemente necessario. Anche perché dobbiamo considerare che se si blocca un’intera regione di 40 milioni di abitanti, come hanno fatto i cinesi, si blocca totalmente l’economia. Noi abbiamo ancora un’economia di scambio di tipo liberale. Bloccare l’economia vuol dire l’impoverimento per tutti. A quel punto potrebbero insorgere rivolte e ribellioni. Adesso sto facendo uno scenario apocalittico semplicemente per dire che se si vogliono adottare delle misure straordinarie, urgenti ed efficaci i mezzi giuridici ci sono.

 

C’è un momento nel quale non ci si può più esimere dal farlo?

Stiamo parlando non di una tipica situazione emergenziale. Una tipica situazione emergenziale è quella della guerra, la guerra un tempo veniva addirittura dichiarata, però adesso ci sono dei fatti concludenti, come per esempio un’invasione territoriale, che fanno sì che il fatto sia incontestabile. Nel caso nel quale ci troviamo adesso, la situazione è molto diversa perché sono gli scienziati, sono i medici, una particolare categoria di medici che ti dicono di fronte a questa malattia per la quale non ci sono medicine se non quella del distanziamento.

 

Cosa intende?

Sostanzialmente cosa stiamo facendo noi, ricoveriamo delle persone in strutture qualificate e sofisticate e costosissime. Lasciando e sperando che con i proprio mezzi interni, con le proprie capacità di resistenza, di resilienza interna, superino il periodo e, guariti, siano dimessi. Però ci vuole sempre il consenso della scienza e degli scienziati. Se noi avessimo la capacità di fare, con un colpo di bacchetta magica, impiegando solo sette giorni, moltiplichiamo i luoghi di cura qualificata, come quelli che consentono i letti particolari eccetera, li moltiplichiamo da 5 mila, quali ci dicono abbiamo adesso, a 20 mila nel giro di una settimana, i problemi sarebbero finiti, ma questa possibilità anche materialmente e tecnicamente non ce l’abbiamo. E quindi la ragione per la quale si fanno le misure per diminuire l’afflusso delle persone malate negli ospedali serve per poter far fronte a questo. E la preoccupazione che hanno i Presidenti delle giunte regionali della Puglia, della Campania, della Calabria, di fronte al ritorno o all’arrivo di qualcuno da Milano o dalla Lombardia a lì, è proprio dettato da questo. Loro non sono attrezzati. La Calabria non so quanti posti di cura possa avere. Ne ha certamente troppo pochi. Se gli arrivano 300 casi in un giorno vanno al collasso.

 

Ci stanno arrivando notizie dagli ospedali lombardi, notizie secondo le quali i medici per la scarsità dei posti nelle rianimazioni, devono decidere chi entra e chi no, il che si traduce anche nel decidere chi ha più possibilità di sopravvivere e chi no. La Costituzione su questo cosa prevede? Il diritto alla tutela della salute è sancito?

Diciamo che è l’unica volta che la Costituzione utilizza l’aggettivo qualificativo “fondamentale” di fianco alla parola “diritto”. “La tutela della salute è diritto fondamentale del cittadino e interesse della collettività”. Quindi c’è la tutela di un diritto, che addirittura è considerato fondamentale, ma che al tempo stesso produce un interesse della collettività. Perché il fatto di non avere morti o non avere spese pesanti in questo settore, permette al resto della popolazione di vivere meglio. Qui si comincia già a dire senza fare troppo rumore che ai medici dal punto di vista della loro etica e pratica professionale, incombe sempre di più non la scelta tra il vivere e morire, ma quale tipo di scelta terapeutica dare alle persone che da loro arrivano. Si cominciano a vedere le persone malate parzialmente, vengono messi in una normale clinica, e lì con degli strumenti che sono meno pesanti e meno costosi di quelli dove per esempio è indispensabile fare l’intubazione. Quindi a coloro che svolgono un’attività professionale, in questo caso i medici a cui spesso questa scelta incombe e in questa occasione lo si vede ancora meglio, toccherà di dire “tizio va da una parte”, “tale va dall’altra”. E se questo viene fatto secondo dei protocolli e non secondo arbitri, non perché il tale è mio amico e tale mio nemico eccetera, non c’è niente da dire. Tutti i diritti sociali compresi quelli della tutela della salute sono rapportati alle risorse di cui noi disponiamo.

 

Quindi non c’è la violazione di un diritto costituzionale?

No, me la faccia declinare così. Sento dire spesso che nella Costituzione c’è il diritto alla salute. Non è vero. Non c’è il diritto alla salute. C’è il diritto alla tutela della salute, che è un’altra cosa. Il diritto alla salute, se credi, lo puoi chiedere al buon Dio. Tu, per la Costituzione Italiana, hai il diritto che la tua salute sia tutelata. Ma può essere tutelata paradossalmente, anche mettendoti in una clinica e aiutandoti a respirare. Non necessariamente occupando un letto particolare, con intubazione e tutto il resto. Se in Lombardia ci sono 5 mila posti e le richieste sono 10 mila, bisogna selezionare.

 

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Direttore

William Beccaro, 47 anni, è direttore di Estreme Conseguenze. Nato professionalmente nel 1994 a Radio Popolare di Milano, ha poi lavorato per le principali testate italiane. Tra queste la Rai, la Repubblica, l’Unità, Diario, Avvenimenti, RCS, il gruppo Sole24Ore. Nel 2009 era direttore del circuito radiofonico CNR, dalle cui frequenze ha fatto scoppiare il “Caso Cucchi”.

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