Borsa di Milano a -11.17%, spread su di 220 punti. Sono i numeri della chiusura di Piazza Affari di lunedì 9 marzo. Un giorno particolare, perché misurava l’effetto economico-finanziario del decreto del Governo italiano per fermare il contagio, quello che ha “chiuso” la Lombardia. Numeri che sarebbero da definire tragici e così non faremo solo perché quelli davvero drammatici sono quelli in esponenziale e inaspettata crescita: quelli delle persone uccise dal coronavirus. L’ “indice Covid-19”, quello di infettati e vittime, ha un andamento specularmente opposto a quello del Pil mondiale. Il contagio cresce, la produzione interna lorda scende, periodicamente ogni previsione è rivista al ribasso. La borsa non è che un ulteriore termometro di come stanno andando le cose nell’economia reale ed è proprio per questo che è interessante vedere che va male, ma non per tutti. Anzi per alcuni (pochi) si potrebbe tranquillamente dire che “finché c’è epidemia, c’è speranza”. Ne abbiamo parlato con Edoardo Mancinelli Scotti, Associato – HCinque Financial Advisor, società di consulenza indipendente.

Come sta andando in generale il mercato dei titoli nei giorni del Covid-19? Mediamente come si stanno comportando i farmaceutici?

Partendo da un’analisi macro, da quando è apparso il corona virus in Cina a inizio gennaio, c’è stato un arresto importantissimo della produzione a livello globale. Le stime di crescita globali, cinesi e americane si sono ridotte, senza dimenticare che l’Europa, per quanto possa far paura, per quanto sia la controparte del commercio internazionale per la Cina e Stati Uniti, cresce molto meno degli altri paesi, quindi quando si va a rapportare il PIL asiatico, sommato a quello americano e a quello europeo, la mancanza di un PIL europeo non è drammatica. Ovviamente qualora l’Europa si dovesse fermare avrebbe delle implicazioni negative anche per Stati Uniti e asia, perché mancherebbe la domanda di componentistica da parte degli europei in Cina.

Partendo dall’alto, quindi prendendo l’ETF che segue l’indice MSCI World dell’healthcare global, è un indice che ha perso attorno al 6% da inizio anno, questa è la perdita media dai massimi toccati a gennaio. Quando c’è un Sell Off sui mercati finanziari, questo non risparmia nessuno. Nel momento in cui il mercato decide che bisogna vendere perchè si presentano dei rischi non ancora valutati e che si possano calcolare, c’è un Sell Off, come avvenuto settimana scorsa e a prescindere da quello di cui stiamo parlando, a livello macro si vende tutto e questo non risparmia nessuno.

Ovviamente ci sono settori che girano a multipli molto più alti come il Tech che guadagna anche il 30% in un anno e poi quando va giù lo riperde; la salute magari guadagna il 15, il 12 come l’anno scorso e poi però perde il 6%, perchè sono comunque settori storicamente più resilienti, meno volatili, con dividendi, quindi per motivi tattici e strategici si usano per evitare di avere portafogli troppo volatili.

Queste sono le aziende che stanno investendo in un vaccino contro Il Coronavirus: Regeneron, AbbVie, Johnson & Johnson, Vir Biotechnology, Glaxosmithkline, Sanofi, Roche, Illumina, Qiagen, Thermo-Fischer, Fuji Film Holdings Corporation, Cepheid. Come stanno andando?

In merito ai titoli indicati, sono tutte realtà molto diverse in termini di capitalizzazione, obbiettivo della società, dimensioni, ce ne sono che valgono 50 miliardi e che valgono solo 100 milioni, quindi non sono comparabili. In ogni caso facendo una media, sono tutte più o meno in negativo dell’1, del 3, del 4%. Ci sono società che hanno conti a posto, che hanno quindi bilanci puliti, pagano un buon dividendo, sono ben diversificate sul prodotto, di conseguenza possono essere un po’ più resilienti come è stato per Roche che essendo svizzera appartiene ad un mercato in cui ci si rifugia nei momenti di crisi, oltretutto, tra quelle indicate è una delle più grandi e non ha perso nulla, anzi, è leggermente positiva da inizio anno. Un’altra è Regeneron che sta a +23% ed ha un fatturato di circa 50 miliardi ed è americana, molto probabilmente ha a listino dei prodotti che hanno avuto un importante incremento nelle vendite.

Il mercato per quanto si possa dire che è crollato, che ha presentato un Sell Off peggio del 2008 in cui gli indici si sono schiantati, nella realtà dei fatti non è così male, siamo ai livelli di settembre/ottobre 2019. Siamo quindi di fronte ad una correzione violenta, corta, ma che in realtà ci ha portato indietro di cinque mesi, questo perchè da settembre a gennaio il mercato è salito fuori controllo sulle aspettative di crescita del 2020 quando ancora non si contemplava il coronavirus, una quasi guerra in Iran e magari anche le elezioni. Il mercato era salito tantissimo seguendo le aspettative di crescita globale intorno al 3%, ovviamente ora si sta ricalibrando.

 

Il Libano è tecnicamente fallito, il Decreto del Presidente del Consiglio dei Ministri mette in atto restrizioni mai immaginate prima che ovviamente avranno una pesante ricaduta sull’economia dell’Italia. Dimenticando per un momento il macro, cosa dobbiamo aspettarci dal nostro microcosmo?

Un default dello Stato italiano è poco probabile, l’Unione Europea non se lo può permettere e l’Italia tanto meno, creerebbe un precedente dannosissimo per l’economia perchè poi nessuno si fiderebbe più e investirebbe in Italia, ovviamente mi riferisco ai BTP. Potrebbe esserci un aumento dello spread dei BTP italiani in confronto a quello tedesco e questo potrebbe dare comunque qualche possibilità di investimento per quanto riguarda i BTP italiani che al momento non rendono.
L’ultimo DCPM ovviamente avrà delle ripercussioni drammatiche sull’economia italiana e questo avrà un forte effetto sul debito italiano, ricordiamoci però che può essere sempre rifinanziato, di conseguenza il debito può aumentare se si viene autorizzati dall’Europa, ma in questo caso immagino non ci saranno problemi.

E le aziende italiane?

Le società che non hanno liquidità per far fronte a mesi di scarso fatturato sono un problema, quando inizieranno a saltare, quindi a fallire, cercheranno in primis di rinegoziare il debito o di farsi aumentare la liquidità dagli istituti di credito, in questo caso dovrebbe intervenire la BCE alzando la liquidità alle banche. Nel caso in cui le società non si riuscissero a far rifinanziare o avere liquidità disponibili per andare avanti, si andrebbe incontro a un grosso stress del mercato obbligazionario che è il mercato più grosso e preoccupante. Fin quando il mercato azionario va giù non è un vero problema, nel momento in cui ad andare in stress è il mercato obbligazionario, si parla di crisi del sistema finanziario e non più solo di una crisi sanitaria, e nel caso in cui andasse in crisi il sistema finanziario si ritornerebbe alla situazione del 2008.

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Videoreporter

Nato nell ‘82 dove soffia la Bora. Il mio lavoro e le mie passioni, la vela e la montagna, mi hanno fatto girare il mondo tra Europa, nord Africa, Medio Oriente e Stati Uniti, vivendo a seconda dei periodi tra Milano, Malta, Varese e Trieste.

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