«In un regime non democratico è più facile intervenire ma anche nascondere. Che è quello che ha fatto la Cina: prima non ha fatto trapelare alcuna informazione e solo poi si è ricorso a misure di controllo di tipo militare». Così il professor Massimo Cacciari a proposito delle prime misure intraprese dal governo italiano contro l’epidemia di Coronavirus e della reazione quasi indifferente della popolazione. L’intervista è stata fatta prima dell’emissione del decreto “zone rosse” ma la sostanza del pensiero del filosofo veneziano non cambia. Infatti a proposito della possibilità che il nostro Paese possa adottare provvedimenti che limitino i diritti garantiti dalla Costituzione sbotta: «Ma per carità, per carità! C’è stata qualche reazione sbagliata inziale ma adesso tutto è passato nelle mani del governo e tutti, volenti o nolenti, dovranno seguire le indicazioni che arrivano da Roma».

«Quello che mi preoccupa veramente – continua Cacciari – sono le ripercussioni economiche che questa vicenda avrà. Saranno pesantissime, pesantissime. Il nostri concorrenti sono spietati e sfrutteranno, anzi, stanno sfruttando, questa emergenza a loro favore, per riconquistare quote di mercato che erano italiane. La gente intorno a noi è spietata». Cosa fare quindi? «Oltre a preoccuparsi della questione sanitaria, bisogna mettere al lavoro un gruppo di esperti che cominci a progettare una campagna di comunicazione per ricostruire l’immagine del nostro Paese nel mondo. Ora restano macerie. L’epidemia, prima o poi, passerà, e una campagna del genere non si può improvvisare: bisogna farsi trovare già pronti per ripartire. Da subito». E l’Europa tace: «Si vede che hanno di meglio da fare. Scherzo ovviamente…».

Molti hanno dovuto rallentare se non fermare del tutto le proprie attività lavorative, potrebbe essere una buona occasione per dedicarsi a un buon libro: «(Ride) Temo che i nostri conterranei non approfitteranno dello stop forzato per darsi alla cultura – e, incalzato su un suggerimento, risponde – Dante. Rileggiamo Dante».

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(Foto FestivalFilosofia.it)

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Giornalista

Giulia Guidi ha collaborato con numerose testate sia venete che nazionali in diversi settori, ma soprattutto in cronaca. Dopo l'inizio con Canale 68, ha scritto per L'Espresso, L'Unità, Il Manifesto con corrispondenze sul caso della base usa Dal Molin, Altraeconomia (Mose, Autostrade), Il VIcenza, Il Giornale di Vicenza e Vicenzatoday con cronache locali, CNR Media sul nazionale. Attualmente lavora a Vvox.

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