Non usa mezzi termini l’avvocato Franco Carinci, classe 1938, una vita dedicata al diritto del lavoro, tra università di Bologna, ministeri, e ora nel suo studio di Bologna. “In mezzo a questa pioggia di decreti, cui ne seguiranno altri, una cosa è chiara: le persone devono rimanere a casa. Chi può lavorare al proprio domicilio, deve poterlo fare, chi non può deve essere messo nelle condizioni di godere di ferie, permessi o cassa integrazione ordinaria o straordinaria. Tutte misure che non sono (ancora) rigidamente normate nelle delibere di emergenza ma che stanno perdendo forma nelle iniziative governative e regionali. O così o si muore“.

In attesa di un decreto specifico in materia, dopo lo #iorestoacasa emanato ieri dal premier Giuseppe Conte, sono ormai pochi i baluardi di resistenza per la produttività ad ogni costo: Confindustria ha ottenuto le misure straordinarie richieste e gli operatori del terzo settore si sono rassegnati a permettere ai propri impiegati di lavorare da casa, o a concedere ferie e permessi. Previsti ammortizzatori sociali anche per le partite Iva, sicuramente l’anello più debole della catena. L’effetto della diretta a reti (quasi) unificate di ieri ha avuto un effetto dirompente anche sugli ultimi irresponsabili del contagio. “Non ci sono molte alternative – spiega il giuslavorista – se un datore di lavoro mette a rischio la salute di un dipendente senza comprovata necessità, in tribunale
perderebbe. Da questo punto di vista, anche un decreto generico diventa molto chiaro“.

Il governo è arrivato in ritardo, in grave ritardo – riflette Carinci – Chiunque avrebbe potuto intuire che dalla Cina il virus sarebbe arrivato in Europa e ci si sarebbe dovuti muovere di conseguenza. Anticipare. Questo non è stato fatto. Perché? Perché il governo è debole, anzi, lo Stato è debole. Nessuno ha parlato con chiarezza e fermezza agli italiani, prima che fosse troppo tardi. Non Mattarella, non Conte, nemmeno la sponda dell’opposizione (ndr: che ha spesso cambiato opinione). E questa debolezza rischiamo di pagarla carissima”. E un fiume in piena il professore, un’indignazione che ricorda Pertini: “Questa non è un’influenza normale, la mortalità è più di 10 volte superiore. Non parlo da scienziato, ma quanto sta succedendo è sotto gli occhi di tutti – e quindi, conclude – Chiudere, chiudere tutto. Non si può salvare la salute e l’economia. Punto. Adesso ci aiuta anche l’Europa, da untori siamo diventati infettati. Siamo naufraghi e ci dobbiamo aggrappare. Quando passerà la nave, dobbiamo essere in forze per salirci sopra e darci dentro come non mai. Questo dobbiamo fare”.

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Giornalista

Giulia Guidi ha collaborato con numerose testate sia venete che nazionali in diversi settori, ma soprattutto in cronaca. Dopo l'inizio con Canale 68, ha scritto per L'Espresso, L'Unità, Il Manifesto con corrispondenze sul caso della base usa Dal Molin, Altraeconomia (Mose, Autostrade), Il VIcenza, Il Giornale di Vicenza e Vicenzatoday con cronache locali, CNR Media sul nazionale. Attualmente lavora a Vvox.

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