Dire ad un figlio che non potrà salutare suo padre prima di morire. Suo padre é in isolamento, sta morendo, ma per legge nessun parente é ammesso al suo capezzale.

Bisogna fare qualcosa. Donare kit di isolamento per i parenti. Stay human.

Spero che abbia ragione il mio amico Piero. Che questa sia un’esperienza che succede una volta in una generazione. La paura è che abbiamo raggiunto un livello tale di densità nei centri abitati, unito alla capacità che abbiamo di fare il giro del mondo in poche ore, che ci fa temere che queste cose saranno solo destinate a ripetersi.

Insieme, facciamo gruppo, ci si incoraggia e ci si supporta. Nella società che ci chiede di disgregarci, noi siamo gli unici a cui è richiesto di unirci.

Nervosismo, colleghi che non farebbero male a una mosca che diventano aggressivi. On the edge.

Andrà tutto bene. Bello leggerlo in giro. Ci sono un sacco di “Post It” per tutto l’ospedale.

L’11 settembre 2001 vivevo a New York. Stesse sensazioni provate nei giorni post.

Nel mio lavoro c’é l’adrenalina buona. L’energia dell’emergenza, del fatto acuto, del provare a salvare una vita. In questa epidemia poca adrenalina buona. C’é paura (se me la prendo io? Se la passo ai miei cari? Se la passo ad altri pazienti più fragili?). Senso di inadeguatezza, gli ematologi diventano internisti, gli internisti urgentisti, gli urgentisti rianimatori. Tirati.

Milano di solito mi piace un sacco in queste settimane. Gli alberi in fiore! Energia primaverile. Ora ci dedico solo uno sguardo distratto nel tragitto casa-ospedale.

Pensavo che fosse poco più di un’influenza. Forse se si riuscisse a proteggere gli anziani e a rallentare l’esplosione.

Quando sei nelle stanze + devi sempre lavorare concentrato al massimo. Non sbagliare niente. Basta una piccola distrazione per rompere l’isolamento. Come quando si lavora con il radioattivo in lab. La mano sinistra deve sempre sapere cosa fa la destra.

É una cosa nuova. Ma ho studiato. Fisiopatologia, patologia generale, fisiologia. Ho un metodo. E, applicandolo, supererò gli ostacoli in scienza e coscienza.

Far capire agli altri malati che hai tempo anche per loro, che non ci sono solo queste polmoniti interstiziali, che anche loro, i tuoi pazienti, il tuo reparto rimangono dannatamente importanti.

Bello sentire l’affetto di tanti. É importante.

Bello tornare a casa la sera. Difficile comunicare tutto ciò.

 

 

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ematologo - Policlinico di Milano

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