Ieri pomeriggio l’Oms ha dichiarato ufficialmente che la diffusione del Coronavirus è una pandemia. Con l’epidemia da Covid-19 che continua a espandersi in un numero crescente di paesi, oltre ai numerosi malati e deceduti, è ormai sempre più evidente che prima o poi dovremo iniziare a fare i conti anche con gli enormi danni economici. Ne abbiamo parlato brevemente con Alan Friedman, giornalista statunitense esperto di economia e politica e conoscitore del nostro paese, che nel suo ultimo libro “Questa non è l’Italia” (Newton Compton) esprime un giudizio duro sull’Italia incattivita degli ultimi anni sotto il governo gialloverde.

Friedman, pochi giorni fa ha dichiarato, prima dei due decreti del presidente del consiglio italiano dell’8 marzo e 10 marzo, che se il picco del virus avesse superato marzo l’Italia avrebbe rischiato una maxi-recessione. L’Italia è a rischio, ora è a rischio anche una recessione globale. In pochi giorni lo scenario sembra ulteriormente radicalizzato.

Oramai è chiaro che l’Italia non rischi ma probabilmente sia già in recessione. Che sia una recessione tecnica o una recessione pesante vedremo. Probabilmente questo periodo sarà un segno negativo per l’economia. Che poi per i primi due trimestri sia un – 0,5% o un – 0,1% di calo del PIL ancora non lo sappiamo, però è chiaro che quando si soffrono due shock contemporanei, uno lo shock della domanda, cioè la cancellazione del turismo, delle prenotazioni degli alberghi e il paese vuoto, questa situazione abbia un effetto depressivo sull’economia. È anche chiaro che c’è un surprise shock per la fruizione della catena di produzione e fornitura mondiale per le industrie italiane. In queste circostanze il governo, secondo me, ha fatto bene a stanziare 25 miliardi, ha fatto bene a estendere la cassa integrazione anche alle piccolissime imprese, negozi, ristoranti, agenzie di viaggio, perché il turismo è un bagno di sangue, e anche la cancellazione degli ordini per l’industria è un bagno di sangue. Il governo ha fatto bene e la BCE farà bene con nuove misure, la presidente della Commissione UE, Ursula von der Leyen, ha stanziato pochi soldi per l’Europa, 25 miliardi, ma ha specificato che alcuni miliardi arrivano in Italia e ha anche detto che non è il momento di preoccuparsi per il deficit. E pure la Merkel ha detto che non è il momento di preoccuparsi per questo. Siamo in guerra, siamo in un periodo bellico, quindi il rapporto deficit/PIL e le regole di Maastricht non contano un tubo in questo momento. È chiaro che oramai l’Europa deve combattere unita, come il mondo intero deve combattere, è una pandemia in termini di salute ed è una recessione mondiale probabile in termini economici.

Rimane valida la domanda su quando arriverà il picco, ma ormai si cominciano ad avere le tabelle, i dati e i calcoli più precisi. E si capisce che Francia, Germania, Regno Unito sono circa dieci giorni indietro rispetto al ciclo italiano, gli Stati Uniti 15 giorni. Quindi si capisce che il peggio è ancora da venire, ma l’unica vera difesa possibile è quello che ha fatto l’Italia. Se l’Italia riuscisse a contenere il contagio con la zona rossa estesa a livello nazionale, l’Italia, addirittura, potrebbe essere il modello per gli altri Paesi che arrivano più tardi nel ciclo.

Proprio poche ore fa l’OMS ha annunciato di aver valutato che COVID-19 può essere caratterizzato come una pandemia. I provvedimenti del governo italiano sono sufficienti?

Molti provvedimenti erano già stati annunciati. Il governo italiano, a mio avviso, in questo momento si dimostra più serio e più responsabile del governo di Donald Trump, il governo italiano in questo momento si dimostra più serio e più responsabile del governo di Boris Johnson nel Regno Unito che affronta la situazione ancora con una certa leggerezza. Quindi, l’Italia va rispettata per quello che sta facendo che è un grande sforzo. E io spero che, anche se i danni economici saranno enormi, qualcosa di positivo potrà venire fuori dopo questa pandemia. Un’Italia più civile, un’Italia più generosa, perché dopo la guerra è così, e noi ora stiamo vivendo una guerra.

Vede anche un possibile cambiamento nello scenario politico?

Non vedo tanto un cambiamento nello scenario politico ma vedo più prospettive positive per la società italiana. L’Italia sta vivendo un trauma collettivo. L’Italia in termini economici si sta difendendo, 25 miliardi non sono pochi, è un buon inizio, ci vorrà probabilmente di più, la BCE agisce, la Commissione europea c’è questa volta, l’Europa c’è questa volta. Quando finalmente gli italiani potranno tornare a uscire di casa, tra un mese, ma speriamo prima, e ritornare alla loro vita normale, forse quell’Italia sarà meno l’Italia che descrivo nel mio ultimo libro, “Questa non è l’Italia”, un’Italia incattivita sotto il governo gialloverde. Forse l’Italia dopo questa crisi del Coronavirus, sarà un’Italia socialmente migliore, più civile.

 

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Giornalista

Nato e cresciuto in Toscana, da oltre 20 anni si divide tra Milano e Roma. Reporter, autore e sceneggiatore, ha lavorato per radio e tv, con ONG attive nei settori sanitario e socio-educativo in Africa, Asia ed Europa. Negli ultimi anni ha collaborato come reporter con l'agenzia stampa statunitense Bloomberg News.

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