Con le nuove misure annunciate dal governo, tutti i lavoratori contrattualizzati avranno diritto agli ammortizzatori sociali, nel caso l’azienda sospendesse la produzione. Per le partite iva è in programma una forma di sostegno, quanto immediato lo vedremo, le famiglie potranno godere di rinvii delle tasse in quei Comuni che l’hanno deliberato. I sostegni per chi è in cerca di occupazione continuano. Questa è la situazione ad oggi, difficile ma non (ancora) drammatica. La vera incognita sarà tra tre mesi, quando, presumibilmente, l’emergenza sanitaria sarà finita e si dovranno fare i conti con quanto lasciato dalla pandemia dietro di sé. La priorità dovrà essere quella di identificare i settori e le categorie più in sofferenza (donne e lavoratori over 45, ad esempio) e intervenire su questi.

Maurizio Del Conte, classe 1965, è professore di Diritto del lavoro all’Università Bocconi di Milano, è stato presidente dell’Agenzia nazionale politiche attive lavoro ed è “l’ideatore” del Jobs Act. La sua visione della situazione che il Paese sta vivendo non è affatto ottimista, soprattutto per i mesi che verranno: “In caso di stop, il governo ha previsto l’estensione degli ammortizzatori sociali a tutte le imprese, anche a quelle che non ne avrebbero più diritto e quelle che prima non ne avevano, quelle piccolissime, per capirci. Quindi, chi non può fare ricorso al telelavoro, può “stare tranquillo”. Non a tempo indeterminato, però. Nessuno può garantire la sopravvivenza delle imprese, dipenderà dalla durata di questa emergenza sanitaria”. Sulla decisione di non chiudere per decreto le fabbriche: “Un principio deve essere chiaro: se non si può garantire la sicurezza nei luoghi di lavoro, la produzione va sospesa. La salute viene prima dell’economia. Anche perché – aggiunge Del Conte – Più dura questa situazione, più lungo sarà il periodo di uscita e di conseguenza più tardi si potrà cominciare a guardare alla ripresa”

Nel mondo dei soggetti economicamente attivi, chi se la vede peggio sono gli autonomi e i piccoli artigiani, nel nostro Paese circa 5 milioni di persone: “Da quanto annunciato, si andrà verso una sorta di credito di imposta e dilazione dei pagamenti, ma sarà necessario anche qualche forma di sostegno al reddito, con iniezione di liquidità. Non si può aspettare il prossimo anno fiscale per recuperare il credito, bisogna intervenire anche con forme di erogazione paragonabile alla cassa integrazione. Adesso non ci sono ancora misure, dobbiamo solo sperare che venga messo in campo un sussidio. Dalle informazioni che circolano, ci sarà per i redditi più bassi, sui 500 euro al mese. Questa indicazione è sul tavolo. E confido, spero, mi auguro che avvenga”. Non sarà facile comporre la “griglia”: “Bisogna disegnare una norma che garantisca supporto ma eviti forme opportunistiche“.

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Il settore immediatamente più colpito è quello del turismo, che coinvolge molta manodopera “stagionale” o “a chiamata”: “Per gli stagionali saranno previsti interventi che facciano rispettare i contratti di lavoro firmati. Ma questo, ovviamente, non è una garanzia per la ripresa. Io vedo un crollo soprattutto nella stagione estiva – riflette Del Conte – quando il picco sarà superato ma le prenotazioni faticheranno a ripartire. E’ adesso che dobbiamo lavorare: adesso siamo gli ammalati d’Europa, e dovremo abbattere questa pesante immagine”. Ma non sono tutti nelle stesse condizioni: “Chi non ha un contratto già firmato in mano è messo male. Bisogna fare un intervento di sostegno, con 25 miliardi non si va minimamente vicino a coprire il danno potenziale di questa pandemia, che è davvero una sostanziale crisi drastica in certi settori. Bisognerà delle scelte: qualcuno resterà fuori e temo che saranno quelli più deboli“.

Sono già lacrime e sangue al Nord, meno al Sud: “Il Nord è stata l’area più colpita e lì si concentra la maggior parte della mostra capacità produttiva – sintetizza il giuslavorista – E’ evidente che l’impatto maggiore lo senta il Nord. Al Sud i casi sono ancora limitati e l’onda lunga della crisi che arriverà ancora non si è sentita. Ma se arrivasse, sarà il meridione a subirne il contraccolpo peggiore, per le minori capacità di ripresa di cui, ad oggi, è dotato”. “Un fattore da tenere in considerazione però – aggiunge – è che il settore primario sarà probabilmente quello meno coinvolto dalla crisi coronavirus”.

Tracciare un piano previsionale è impossibile: “In questo momento occorre che si considerano tutti questi aspetti per dare risposte adeguate: concentrarsi sui lavoratori fragili. Non dimentichiamo che la crisi sanitaria è arrivata in momento già difficile per il lavoro. E’ fondamentale che in questa fase le risorse abbiano una programmazione – e conclude – La buona notizia è che la macchina è partita, la cattiva è che non possono essere interventi a pioggia”.

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(Ph Mondofox)

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Giornalista

Giulia Guidi ha collaborato con numerose testate sia venete che nazionali in diversi settori, ma soprattutto in cronaca. Dopo l'inizio con Canale 68, ha scritto per L'Espresso, L'Unità, Il Manifesto con corrispondenze sul caso della base usa Dal Molin, Altraeconomia (Mose, Autostrade), Il VIcenza, Il Giornale di Vicenza e Vicenzatoday con cronache locali, CNR Media sul nazionale. Attualmente lavora a Vvox.

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