Sabato 14 marzo 2020, l’Italia applaude i medici, gli infermieri, gli autisti lettighieri e tutti gli operatori sanitari che con il loro lavoro stanno cercando di salvare il maggior numero possibile di pazienti infettati dal coronavirus. Quelli malati che il COVID-19 ha portato negli ospedali e, spesso, quando c’era posto, nelle rianimazioni.

Come EstremeConseguenze.it abbiamo seguito con trasporto e ammirazione il loro operare. Con molti di loro in queste settimane abbiamo denunciato le condizioni nelle quali stanno lavorando. Sfruttati oltre il limite, si sta loro chiedendo di derogare a ogni diritto. “Siamo lavoratori, non eroi”, dicono, “vogliamo fare il nostro mestiere in sicurezza, poter tornare a casa senza il terrore di infettare l’intera famiglia”. Medici, infermieri, autisti lettighieri e tutti coloro che ci stanno accudendo, stanno quotidianamente rischiando di contrarre il coronavirus e quindi di mettere a repentaglio la loro vita. Molti sono già malati, alcuni sono gravi in rianimazione. Si infettano per “la carenza di organico”, per “i dispositivi di sicurezza assenti o inadeguati”, per “la negazione della possibilità di fare tamponi faringei” che ne rivelino l’eventuale infettività sintomatica o meno.

In occasione, il 14 marzo 2020, degli applausi a loro, i “camici bianchi” aderenti all’Unione Sindacale di Base (Usb-sanità-lombardia) hanno lanciato l’hastag #eroiunaminchia “a sottolineare – denunciano nel loro comunicato alla stampa – come a un’idea, comunque esagerata, di eroismo (è il nostro lavoro) che si sta diffondendo tra la gente, si contrapponga un non adeguato livello di attenzione per i lavoratori da parte di chi amministra la sanità”.

EstremeConseguenze.it aderisce. #eroiunaminchia

 

 

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