Togliete Dio, qualsiasi Dio a cui credete. Togliete la filosofia. Togliete il pensiero, i sogni e gli ideali. Guardatevi per un attimo da fuori. Organi, muscoli, tessuti, parti molli e parti dure, sangue. Siamo macchine o meglio, siamo anche macchine. Ma per adesso, per qualche secondo, concentratevi solo sul battito. Il pulsare dei polsi e delle tempie. I polmoni che si riempiono e poi rilassano. Questo è il nostro rumore. Il tum, tum, tum che scandisce le nostre vite è il nostro suono. Lo si osculta per essere sicuri di essere ancora, di esistere. Dio, i sogni, gli ideali, non sono senza questo battito. Noi non siamo senza.

La conoscenza di questa nostra macchina ha fatto passi da gigante negli ultimi secoli. La scienza ha fatto sì che da “creatura di Dio e nelle mani di Dio” diventassimo pian piano quel che siamo, prendessimo consapevolezza dei nostri ingranaggi, ingranaggi complessi, risultato di processi evolutivi e delicatissimi equilibri. L’azzardo successivo è stato ne è stata la cura e quindi la riparazione. All’inizio limature, poi operazioni sempre più avveniristiche. Non c’è “pezzo” di noi che non siamo in grado di sostituire. Proprio come succede a una qualsiasi macchina.

Nel nostro caso, però, si tratta di macchine molto complesse e fragili. La nostra “manutenzione” proprio per questo motivo necessita di meccanici altamente specializzati, medici con anni di studi e pratica alle spalle, e officine all’avanguardia, ospedali di eccellenza. Eccellenza che si traduce in luoghi di cura con strumenti, macchinari, molto molto costosi e di uso non intuitivo.

C’è un caso emblematico e drammatico di questi giorni. Per fronteggiare l’emergenza coronavirus, Milano, la città più importante della regione epicentro dell’infezione della Lombardia, la Wuhan italiana e forse d’Europa, ha deciso di battere i cinesi nella costruzione di un ospedale in pochi giorni, così da dotare il Paese in un colpo solo di oltre 600 posti di rianimazione, vite umane salvate dell’insufficienza respiratoria da covid-19. L’efficienza meneghina è giustamente nella mitologia italiana. Le cronache dicono che c’è però un problema inatteso. L’ospedale non è solo mura, ma è anche macchinari e medici, che non sono come le stanze che si possono tirare su in una o due settimane. E non ci sono né macchinari, né medici. I primi non ci sono sul mercato, i secondi non sono usciti dalle università a numero chiuso.

Se alziamo la testa e guardiamo oltre i nostri confini e il nostro tempo, ci accorgiamo che non è solo un problema italiano e non è solo un problema di oggi. Il baratto tra salute e interessi spiccioli è un tema che ricorre in buona parte della storia dell’umanità e che oggi il coronavirus ci risbatte in faccia senza mediazione alcuna.

La lotta senza quartiere al covid-19 è stata ed è nei fatti post posta alla produzione di ricchezza. In una crisi di sistema e valoriale tra la borsa e la vita, abbiamo scelto o siamo stati costretti a scegliere la borsa. L’indice di letalità al coronavirus è guardato con meno preoccupazione dell’indice di ricchezza segnato dal Prodotto Interno Lordo, dallo spread o dall’apertura di Wall Street. Guardate bene e vi accorgerete che tutto questo non avviene per volere di un dio cattivo o un circolino di miliardari, avviene perché tutti noi stiamo a questo gioco o meglio ne siamo parte integrante. Tutti noi ci stiamo preoccupando del pane, del mutuo, dello stipendio, della preservazione del nostro status economico. Tutti noi guardiamo al dopo. Alla ripartenza. Tutti noi ci contiamo tra quanti più per fortuna che per metodo o merito, sopravvivremo e avremo un lunario da sbarcare.

Ora riguardate da fuori quella macchina che siamo. Il sangue, gli organi, i tessuti, le parti dure e molli. Non fermatevi lì, aggiungete la vostra anima, a prescindere da che cosa questo per ognuno significhi. Dio, se ne ci credete e ne avete uno, gli ideali, se ne avete maturati, i vostri sogni, quelli più grandi che avete. Perché non siamo macchine, non soltanto, e una volta che gli ingranaggi funzionano abbiamo il privilegio di una facoltà, decidere da che parte andare, che direzione prendere, quale cosa scegliere tra la borsa o la vita, la nostra e non solo.

#iorestoacasa

 

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Direttore

William Beccaro, 47 anni, è direttore di Estreme Conseguenze. Nato professionalmente nel 1994 a Radio Popolare di Milano, ha poi lavorato per le principali testate italiane. Tra queste la Rai, la Repubblica, l’Unità, Diario, Avvenimenti, RCS, il gruppo Sole24Ore. Nel 2009 era direttore del circuito radiofonico CNR, dalle cui frequenze ha fatto scoppiare il “Caso Cucchi”.

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