Da gennaio la mia vita è cambiata radicalmente. Lavoro come interprete di cinese e viaggio tutto l’anno tra Cina e Italia dividendo cuore e testa tra due culture diverse, molto vicine ma anche molto lontane. I cinesi possono sembrare criptici, chiusi, poco inclini ad integrarsi, ligi alle regole e al lavoro basterebbe una vacanza per rendersi conto di come siano un popolo pieno di vitalità e sorprese. Sentimenti come la paura sono unificatori e possiamo considerarla come la più primitiva e fondamentale delle emozioni. Darwin nel 1872 scriveva: ”Fin da un tempo remotissimo la paura è stata espressa dall’uomo in una maniera quasi identica a quella di oggi”.
Come ha la paura influenzato i cinesi nel reagire a questa emergenza? Come si sono adeguati a regole così rigide milioni di persone che vivono in spazi paragonabili a quelli della nostra Milano? Persone che non vivono schiave delle restrizioni, difficile da capire o credere in Occidente, ma che sono abituate a muoversi molto e passare tanto tempo insieme.

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Ho chiamato Dai Yun, medico oncologo che lavora allo Shaanxi Provincial People Hospital di Xi’an, città famosa per l’Esercito di Terracotta e costretta a quarantena da gennaio. E’ stato difficile convincere la popolazione a stare a casa?
“Se non avessi vissuto in Italia e viaggiato in Europa troverei, come del resto la maggior parte dei cinesi, questa domanda molto strana.
Dal momento in cui i cittadini sono stati informati di trovarsi di fronte ad una epidemia si sono affidati ai medici e al Governo senza remore ma anzi in maniera diligente per evitare il diffondersi del contagio e di trovarsi in pericolo.
I medici godono grande considerazione in Cina e il rapporto tra cittadini e Governo in ambito di salute pubblica è di assoluta fiducia. Il senso di rispetto verso la collettività è radicato nella nostra cultura dai tempi di Confucio e questo di sicuro ci ha aiutati a rispondere prontamente alle restrizioni dando così il nostro contributo di singoli cittadini alla riuscita del contenimento.”

Come è stata organizzata la quarantena nella tua città?
“Da subito il Ministero della Sanità si è messo in contatto con ogni cittadino mandando informazioni più volte al giorno via telefono. Appena viene accertato un nuovo contagiato si infomano il suo quartiere o condominio (in Cina anche migliaia di persone vivono in un compound) e anche dove si trovava nei giorni prima del test: linea dell’autobus o della metropolitana, centro commerciale o posto di lavoro. Ovviamente il nome non viene mai specificato e nessuno viene discriminato. Se quindi una persona pensa di aver avuto contatti con un contagiato si mette in autoisolamento per 14 giorni stando a casa. Le informazioni su come comportarsi sono sempre molto chiare: alla comparsa dei sintomi ci si deve recare in apposite strutture. I familiari, ma anche tutto il palazzo o quartiere, vengono isolati completamente per 14 giorni e degli ufficiali predisposti per l’emergenza portano a casa viveri e beni di prima necessità. Personale, medico, forze di polizia, impiegati nella vendita e distribuzione alimentare, addetti alle pulizie, impiegati pubblici e corrieri continuano a lavorare. Nel caso dei corrieri il numero è aumentato permettendo alle persone di fare i loro acquisti da casa o ricevere medicinali o altri beni di necessità. Negli altri casi, per ogni famiglia può uscire una sola persona due ore ogni due giorni, con un permesso fornito dalle amministrazioni locali.”

I mezzi di informazione hanno contribuito alla riuscita di questa mastodontica operazione?
I media in Cina come altrove hanno contribuito ad informarci ma anche a diffondere false notizie e fomentare troppe discussioni. Questo non ci è stato di aiuto ma fortunatamente il Governo è intervenuto soprattutto nel caso delle fake news in ambito medico sanitario. Capisco, avendo partecipato ad un training internazionale all’Ospedale di Napoli e conoscendo la mentalità del vostro bellissimo paese, che questo potrebbe essere criticato come censura ma in momenti di tale tensione ha contribuito a mantenere le persone calme. Baidu, il motore di ricerca cinese e altre app e quotidiani online forniscono notizie e informazioni aggiornate in tempo reale. E’ molto utile la tecnologia: sono state create nuove app di supporto al cittadino e al sistema sanitario nazionale. Sono state migliorate piattaforme online che stanno permettendo a tutti gli studenti di poter studiare da casa. Sono nate piattaforme per lo smart working ora largamente funzionali. La Cina già dopo la SARS nel 2003 aveva promosso l’uso di internet e del sistema di consegne a domicilio per gestire le emergenze e noi ci siamo poi abituati, anche per limitare il traffico e creare posti di lavoro.”

Come è cambiata la tua vita dall’esplosione di questo virus?
“La nostra città ha avuto 120 casi confermati e 2 morti. La situazione a Wuhan e in altre zone era e rimane critica. Il governo e le equipe mediche hanno deciso di mettere in quarantena tutto il paese permettendo che il contagio si contenesse. Noi viviamo in città molto popolose quindi era fondamentale mettere tutti in sicurezza.
Essendo un medico non ho smesso di lavorare ma il mio reparto si è trasformato: operazioni e chemioterapie sono state sospese e solo i pazienti in emergenza vengono ammessi. Si rimane in ospedale solo negli orari di lavoro e nessuno entra senza permesso. La situazione nello Hubei era tragica e non si era in grado di assicurare posti letto e dispositivi medici adeguati per il moltiplicarsi di casi gravi di polmonite. Così il nostro ospedale e tanti altri in Cina hanno da subito mandato materiale e personale medico di supporto. Sono stati costruiti due ospedali in tempi record come avrete visto tutti e le zone fieristiche sono state attrezzate per accogliere i pazienti meno gravi.”

Come descriveresti la situazione attuale? Come stanno cambiando le cose?
“In un certo senso siamo ancora in quarantena anche se a Xi’an non abbiamo nuovi casi da almeno 20 giorni. Le scuole sono ancora chiuse e la maggior parte dei ristoranti e dei caffè fanno ancora solo servizio di consegne a domicilio. Tutti usiamo la mascherina e teniamo le distanze. Le cose però stanno migliorando, si riprende a lavorare, siamo tutti molto positivi e felici che il peggio sia passato e guardiamo con estrema attenzione all’Italia, paese amatissimo in Cina e siamo preoccupati per voi perché abbiamo visto nei media immagini di tante persone nei bar e in giro per le strade e tutti senza mascherine, anche politici e medici. Vi siamo vicini, la Cina sta riuscendo ad uscire da questa emergenza e potete farcela anche voi. Forza Italia!

In “Cara Cina”, un bellissimo libro scritto dopo un viaggio nella Terra di Mezzo, il mio concittadino Goffredo Parise scriveva che solo diventando un pò cinesi, e abbandonando per un poco l’educazione umanistica e l’individualismo occidentale si può capire il loro modo di vivere e in questo caso, di reagire. Collaborare e unire le forze è una grande occasione e una sfida in questo momento per tutti i paesi.

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sinologa

Sono una Sinologa e Orientalista. Lavoro come interprete, traduttrice e consulente per il mercato cinese da oltre 10 anni. Mi sono laureata a Cà Foscari nel 2005, dopo aver studiato Antropologia Culturale alla rinomata SOAS di Londra. Ho frequentato la Yunnan Nationalities University di Kunming (Cina), dove ho studiato, oltre che il Cinese Mandarino, le minoranze etniche cinesi.

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