Anche se l’Italia nelle prossime settimane sarà messa a dura prova dall’emergenza coronavirus, “il futuro è già iniziato e abbiamo la visione per poterlo percorrere”. Guarda avanti il generale Pasquale Preziosa, presidente dell’Osservatorio Sicurezza dell’Eurispes e in precedenza Capo di Stato Maggiore dell’Aeronautica Militare. Anche se non nasconde che la crisi sanitaria in atto e quella economica che ne deriverà “incideranno senza dubbio sulla sicurezza nazionale e vanno analizzate in chiave geopolitica”.

Generale il contagio del coronavirus ormai è planetario. A livello globale, però, le risposte sono state molto diverse.

Da quando il coronavirus è stato dichiarato pandemia dall’Organizzazione Mondiale della Sanità, come ha sottolineato Elhadj As Sy, il segretario generale della International Federation of Red Cross and Red Crescent Soceties, sotto il profilo geopolitico il contagio ha assunto il profilo di una “autentica minaccia per l’umanità”. Il 40% dei Paesi che producono il Pil mondiale sono stati pesantemente toccati dal contagio. Mentre la Cina inizia a mostrare i primi segni di beneficio per la rapida strategia di contenimento e contrasto messa in atto dalle autorità centrali, altri Paesi hanno sottovalutato la situazione. In molti hanno considerato Pechino come una realtà lontanissima, senza contare che, nell’era della globalizzazione, nessun paese è lontano. Spicca il caso degli Stati Uniti, che dopo un iniziale approccio più morbido hanno dichiarato lo stato di emergenza in tutto il Paese, creando incertezza nei propri cittadini. O le parole del premier britannico Boris Johnson che ha affermato che “molte famiglie perderanno i loro cari” e il governo “non farà nulla” perché il contagio è così diffuso che non sembra più arginabile.

Lei è stato in prima linea nella lotta contro l’Ebola e in particolare si è occupato di trasporti in biocontenimento. L’emergenza in atto le ricorda quel periodo?

Dal punto di vista medico questa pandemia è un unicum. Conosciamo solo una piccolissima parte dei virus in circolazione. Le armi per combatterli che abbiamo a disposizione sono due: il progresso scientifico e il coordinamento mondiale. Sono le due minime misure necessarie. Gli scienziati non temono la diffusione di virus come l’Ebola, altamente letali ma più difficilmente contagiosi, quanto di quelli che si trasmettono con grande facilità per via aerea come l’influenza, l’aviaria o appunto il covid-19. Proprio una grande epidemia di dimensioni globali è lo scenario  che gli esperti tratteggiano per delineare non solo la crisi in atto ma anche quelle future.  Se a questo in tempi di globalizzazione accompagnano una grande mobilità sociale, si comprende bene come mai il covid-19 si sia diffuso così rapidamente.

Questa epidemia decreterà la fine della globalizzazione?

Che la globalizzazione sia stata messa in crisi dalle nuove politiche è ormai un dato di fatto. Il sistema dei dazi l’ha incrinata, tanto che adesso si parla di deglobalizzazione, e ha dato vita a una nuova fase. Siamo nel “mondo della complessità”, dove il decisore, il network e la comunicazione giocano un ruolo decisivo per la gestione in positivo degli eventi. Essere carenti, anche in uno di questi settori, vuol dire perdere la partita.

In questa crisi la comunicazione istituzionale ha mostrato più di una falla. Un esito è stato l’assalto ai treni in partenza da Milano.

In situazioni di emergenza, dobbiamo tenere sotto controllo il network comunicativo. Ci lamentiamo che su internet ci sono molte fake news e ‘meme‘. Per smentirli servono autorità credibili. Quando abbiamo una combinazione di fake news, bassa credibiltà istituzionale e crisi, l’esito è una miscela che mal si concilia con le situazioni complesse che l’Italia e il mondo stanno affrontando in questo momento. La percezione di una mancata protezione da parte delle autorità rischia anche di scatenare comportamenti sociali incoerenti.

A livello sociale gli effetti della pandemia rischiano di essere disastrosi

Agire sulla percezione sociale è la chiave del problema. L’unica possibilità è che i cittadini seguano le indicazioni delle autorità, che devono trasformare il loro potere in forza della decisione e, quindi, in persuasione. Se misure di contenimento come il distanziamento sociale non dovessero funzionare il prezzo che la società dovrà pagare sarà molto più elevato. Non raggiungere gli obiettivi di questa prima fase, che prevede la messa in sicurezza del Paese e dei suoi cittadini col minimo dei danni, mina la partenza della seconda fase di recupero e ricostruzione, per mancanza di fiducia sociale.

Dopo aver affrontato la malattia, occorrerà arginarne gli effetti sul piano economico. l 25 miliardi stanziati dal governo sono un primo importante passo, ma certamente non basteranno.

L’Italia ha già ottenuto una maggiore flessibilità di bilancio da parte dell’Unione Europea. Bisogna studiare fin da subito un piano di recupero e rilancio delle infrastrutture, del settore manifatturiero e di tutta l’economia. Gli impatti recessivi sono solo al momento ipotizzabili ma non ancora quantificabili. Di certo il telelavoro e lo smart working saranno i punti nodali per la ripartenza digitale del Paese: lo stato di necessità dell’isolamento a casa deve essere percepito soprattutto come una opportunità di lavoro. Bisogna però considerare come una iper-digitalizzazione improvvisa, impetuosa e disordinata, possa rappresentare anche un severo rischio per la sicurezza nazionale e dei cittadini, se non accompagnata da una altrettanto rapida crescita della cultura digitale e della cyber security. Due ulteriori fronti sui quali investire per il nostro futuro. Questi ultimi giorni, però, hanno dimostrato come l’Italia si sia mossa prima e con più determinazione rispetto ad altri Paesi.

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Giornalista

Paolo Verri bolognese di nascita e da quasi 20 anni milanese di adozione. Si è trasferito in Lombardia con la scusa dell'università e lavora come giornalista per un'agenzia di stampa da una quindicina d'anni. Ha collaborato anche con agenzie internazionali e con diverse radio, tv e quotidiani come Il Giorno e le testate del gruppo QN e quelle del gruppo Messaggero. Si occupa soprattutto di cronaca giudiziaria e nera, ma da sempre ha la testa e il cuore in giro per il mondo.

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