Giorni dopo le rivolte, i morti, le devastazioni l’universo carceri è ancora come sospeso in una bolla  tutta sua carica di tensione.

Forse è questo il vero  ‘gregge’ italiano che deve auto-immunizzarsi?

La situazione è pesante per i detenuti come per gli agenti di polizia penitenziaria.

 

”Siamo nella disorganizzazione più totale – dice a EC Donato Capece del sindacato di Polizia Penitenziaria SAPPE – ogni carcere fa a modo suo. Mascherine non ne abbiamo, guanti nemmeno. In alcuni posti gli agenti possono metterla solo quando sono a contatto con i detenutI, in altri sempre, in altri ancora si deve mettere la propria firma sulla mascherina e tenerla per giorni. Da settimane chiediamo un incontro con il Ministro (Bonafede, ndr) in modo  ci sia una linea condivisa da tutti. È un caos. Abbiamo agenti contagiati che rischiano di contagiare le proprie famiglie.

 

Gli agenti contagiati vengono messi in tensostrutture davanti alle carceri e isolati.

Dal Consiglio dei Ministri ci aspettavamo risorse immediate per la polizia penitenziaria – continua Capece – anche per contrastare le rivolte. Quando ci sono state le rivolte dei giorni scorsi i caschi ce li hanno prestati i poliziotti, noi non ne abbiamo. Alcuni hanno usato i caschi della moto. Il clima è pesantissimo. Di fatto decidono i detenuti cosa si può e cosa non si può fare in carcere. Noi dobbiamo stare buoni e tranquilli.

 

Il rapporto si è ribaltato. Non è possibile lasciare un corpo di polizia di stato in queste condizioni”

“Esprimo piena solidarietà ai sindacati di polizia penitenziaria – commenta a EC Il Garante Nazionale dei Detenuti Mario Palma – la situazione al momento è sotto controllo anche per quanto riguarda in contagi dei detenuti, nelle situazioni dubbie alcuni vengono messi in isolamento così come si evita la promiscuità in casi di trasferimento da un carcere all’altro. Ma le carceri hanno bisogno di spazi perché la situazione potrebbe peggiorare ulteriormente. E per trovare nuovi spazi dentro i penitenziari non ci sono altri modi se non quelli di iniziare ad abbassare il numero della popolazione carceraria. Mi chiedo se il Governo non debba pensare a un provvedimento ad hoc per tutti coloro che sono a fine pena, che magari hanno solo tre o quattro mesi da scontare ancora. Questo alleggerirebbe sicuramente il clima dentro le carceri e liberebbe posti per creare, eventualmente, delle zone isolate per chi dovesse risultare contagiato”.

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Caporedattore

Daniele De Luca ha lavorato per 15 anni come redattore a RadioPopolare di Milano, passando dalle notizie locali ai GR nazionali. E’ stato corrispondente dagli Stati Uniti per Radio Popolare. Ha collaborato con Diario e il settimanale L’Espresso. Caporedattore a CNRMedia. E’ direttore di ‘FuoriDiMilano’, il primo magazine free-press composto da una redazione di utenti dei servizi di salute mentale.

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