Berlino ha presentato un pacchetto di aiuti all’economia tedesca da oltre 550 miliardi di euro venerdì scorso, offrendo un credito “illimitato” alle aziende. Il ministro dell’Economia Peter Altmaier ha spiegato che le misure, già ora del 10% maggiori rispetto agli strumenti annunciati durante la crisi finanziaria del 2008, potrebbero essere solo l’inizio.

La maggior parte di questi fondi è già nel bilancio federale. Si tratta di fondi messi da parte per emergenze (460 miliardi di euro). Per ora è stata ipotizzata un’aggiunta di 93 miliardi. “Ricaricheremo le nostre armi se necessario”, ha detto Altmaier.

Le tecniche di comunicazione del governo tedesco sembrano ricalcare quelle dell’ex presidente della Banca centrale europea Mario Draghi. Berlino vuole comunicare ai mercati e agli investitori che è pronta a fare di tutto per preservare la propria economia, “soprattutto le piccole e medie imprese.”

Qualche giorno dopo, lunedì, il presidente degli Stati Uniti Donald Trump ha ripetuto il motto: “we will do whatever it takes”. Di fatto la comunità internazionale ha confermato la bontà del lavoro fatto da Draghi dal 2011 al 2019.

 

RISPOSTA SENZA FINE DA PARTE DELLA GERMANIA

La Germania ha puntato a confortare i mercati per poi replicare, almeno in parte, politiche sanitarie già sperimentate in Italia. Chiaramente la Germania, vista la solidità delle sue finanze, può agire in modo più agile. Almeno a livello economico.

“Se (la crisi) durerà più a lungo, possiamo intensificare la nostra risposta”, ha ripetuto durante la stessa conferenza stampa a Berlino il ministro delle Finanze Olaf Scholz, rivolgendosi poi alle aziende: “il governo federale si assumerà i rischi legati all’emergenza”.

Il governo tedesco chiaramente non vuole ripetere le incomprensioni e gli errori fatti giovedì scorso dal presidente della Banca centrale europea Christine Lagarde. I due ministri tedeschi non hanno lasciato dubbi, usando termini bellici piuttosto inusuali per l’attuale governo Merkel.

“Avere finanze solide ci dà l’opportunità di fare tutto il necessario durante una crisi, senza battere ciglio… Questo è il nostro bazooka e lo useremo per fare tutto il possibile,” ha aggiunto Scholz settimana scorsa. “Non è previsto un limite massimo al credito offerto dalla KfW, questo è il messaggio più importante.” KfW è una banca pubblica il cui capitale è detenuto dal governo federale (80%) e dai Länder (20%).

L’emergenza coronavirus continua però a mietere vittime. I casi in Germania sono arrivati a quota 6000. Il governo Merkel, in linea con i 16 Länder, ha deciso lunedì di chiudere negozi, bar, musei e molte altre attività non essenziali.

 

SANITÀ E NAZIONALIZZAZIONI

Il pacchetto di aiuti annunciato venerdì prevede anche un supporto al sistema sanitario nazionale. Il Ministero Federale della Salute ha già ricevuto un miliardo di euro. Il Ministero federale della ricerca e dell’istruzione riceverà 145 milioni di euro per lavorare ad un vaccino. Il governo sta anche modificando il regolamento sul part-time.

Scholz e Altmaier avevano detto nella mattinata di venerdì che il governo non può, al momento, escludere una nazionalizzazione parziale di alcune aziende d’importanza strategica messe in difficoltà dall’epidemia. Con il crollo della domanda dall’estero, le industrie a vocazione internazionale sono assai vulnerabili. La Cina è il principale partner commerciale della Germania dal 2016. L’Italia è il sesto paese per esportazioni e quinto per importazioni.

A inizio settimana il governo aveva chiarito che le eccedenze di bilancio del 2019 (13,5 miliardi di euro) sarebbero state utilizzate per un aumento degli investimenti statali per i prossimi tre anni (2021-2024). Di fatto Berlino ha già esaudito (alcuni potrebbero dire in ritardo) le richieste avanzate negli ultimi anni da diversi governi europei, tra cui anche l’Italia.

Mercoledì la cancelliera Angela Merkel aveva spiegato che la Germania eviterà ritardi che possano peggiorare la situazione come era successo per altro nel caso della crisi greca. Merkel aveva chiarito che è pronta a far saltare le regole sul pareggio di bilancio, aprendo anche a maggiore flessibilità in Europa.

Il ministero delle Finanze ha ribadito il concetto in una nota pubblicata settimana scorsa, spiegando che Berlino si sta coordinando con altri governi europei. “Accogliamo con favore il piano della Commissione Europea di sostenere le aziende europee colpite dal coronavirus in caso di problemi di liquidità. Accogliamo anche il piano di lanciare una “Corona Response Initiative” per un totale di 25 miliardi di euro.”

Sempre venerdì la Commissione europea ha presentato delle misure finalizzate a proteggere persone, posti di lavoro e aziende. “L’importante pacchetto economico annunciato oggi affronta la situazione attuale. Siamo pronti a fare di più. Faremo tutto il necessario per sostenere gli europei e l’economia europea,” ha detto il presidente della Commissione europea Ursula von der Leyen, di fatto ricorrendo a toni molto simili a quelli usati lo stesso giorno dai suoi ex compagni di gabinetto.

La Commissione europea ha anche offerto un sostegno finanziario da 80 milioni di euro a CureVac, uno sviluppatore di vaccini altamente innovativo di Tubinga, Germania. La società è stata ragione di tensioni geopolitiche, dopo che l’amministrazione Trump aveva offerto alla società di trasferire la gestione del programma per il vaccino in Nordamerica.

“Siamo determinati a fornire a CureVac i finanziamenti necessari per sviluppare e produrre rapidamente un vaccino contro il coronavirus. Sono orgogliosa di avere aziende leader come CureVac nell’Ue. La loro casa è qui. Ma i loro vaccini andranno a beneficio di tutti, in Europa e non solo,” ha commentato von der Leyen lunedì, annunciando le misure a favore della società tedesca.

 

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giornalista

"Sergio Matalucci (Milano, 1982) è giornalista e scrittore. Ha collezionato lauree in econometria, comunicazione e giornalismo probabilmente solo per viaggiare in Europa. Politica, geopolitica e relazioni internazionali sono il suo pane quotidiano; testi critici per artisti e un libro in chiusura sono gli spuntini di riflessione. Ha lavorato per Reuters, per giornali canadesi e per Ruptly. Di stanza a Berlino, collabora con diverse testate italiane e internazionali"

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