“Il decreto ancora non c’è. Abbiamo solo indiscrezioni giornalistiche tante, anche contraddittorie. non possiamo far altro che aspettare”.

Così Paolo Zabeo, responsabile del Centro studi della Cgia di Mestre, a più di 24 ore dal “lancio” del Cura Italia, la misura d’urgenza che dovrebbe contenere la manovra per il primo soccorso a sanità, famiglie e soprattutto imprese. Fatto sta che il documento con la firma del Presidente della Repubblica ancora non c’è.

C’è sicuramente qualche intoppo, altrimenti non si spiega – commenta con una punta di ironia amara Zabeo – Va detto che è  estremamente complesso come provvedimento, quindi si fa fatica a quantificarne i costi nei dettagli. Probabilmente c’è qualche problema con le coperture. Si tratta di una vera e propria manovra fatta in due tre giorni, è evidente che questa incertezza non lascia presagire nulla di buono. A grandi linee abbiamo capito che ci sono una serie di misure che ci aspettavamo, come lo slittamento delle tasse. E’ una prima risposta, sono le prime misure di contenimento ma – aggiunge – Con il prossimo decreto, in aprile, bisognerà cominciare ad aggredire la recessione, smettendo di subirla

Già nei giorni scorsi, proprio Zabeo aveva anticipato, o meglio, auspicato, un’iniezione di liquidità: “Pare di capire che abbiano rifinanziato il fondo di garanzia per l’accesso al credito ma, dopo la moratoria su mutui e prestiti, le banche rischiano di non poterlo erogare perché hanno tutta una serie di restrizioni della Bce che non lo consentono. Violerebbero i parametri di Basilea 2 e Basilea 3 sul default bancario – evidenzia – Quindi è una partita che si gioca su più tavoli, soprattutto europei, soprattutto con la Banca centrale“. E mai come in questo momento ci sarebbe bisogno di liquidità alle imprese perché se i costi stanno rimanendo pressoché invariati stanno crollando le vendite.

“E’ ancora presto per fare delle proiezioni, ma la sensazione è che se questa situazione di stallo durerà un mese o al massimo due, se i tempi si allungano, il problema si fa estremamente serio. Ci vuole una risposta forte – conclude – In questi giorni i nostri uffici sono tempestati di telefonate. L’impressione che abbiamo è che ci sia rassegnazione e scoramento. C’è la sensazione che siamo sull’orlo del baratro, tutto bloccato, tutto fermo. Se questo stramaledetto virus continua il Paese si ntroverà in ginocchio senza vedere luce in fondo al tunnel. Come una guerra“.

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Giornalista

Giulia Guidi ha collaborato con numerose testate sia venete che nazionali in diversi settori, ma soprattutto in cronaca. Dopo l'inizio con Canale 68, ha scritto per L'Espresso, L'Unità, Il Manifesto con corrispondenze sul caso della base usa Dal Molin, Altraeconomia (Mose, Autostrade), Il VIcenza, Il Giornale di Vicenza e Vicenzatoday con cronache locali, CNR Media sul nazionale. Attualmente lavora a Vvox.

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