Settantamila persone risiedono in Lombardia nelle Residenze Sanitarie per Anziani. La Regione ha deciso di ricoverare anche in queste strutture pazienti Covid19 “non gravi”. I posti letto sono sempre di meno, bisogna trovare spazio anche per la medicina di base o per i “cronici”.

Trovare spazio o “fare spazio”?

Nessun lavoratore nel personale delle RSA sta operando con guanti, mascherine FFP2/3 o altri DIP.

Ci sono già diversi casi di contagio tra il personale.

Il più grave è attualmente a Cremona: 27 strutture per oltre 4mila ospiti. Su 400 tra infermieri e assistenti circa 100 sono in quarantena con le conseguenze che si possono immaginare, così come è immaginabile l’effetto del crollo di un quarto della forza lavoro sulla qualità e l’attenzione del servizio di assistenza offerto.
“A Cremona mancano 10mila mascherine” dice a EC Mimmo Palmieri dello SPI-CGIL.

Lo SPI-CGIL Lombardia si dice “fortemente preoccupata e contraria alla decisione di ricoverare pazienti di Covid19 nelle Residenze Sanitarie per Anziani, le strutture che dovrebbero essere le più protette dal contagio, visto che ospitano i soggetti che più facilmente sono vittima del virus”.
Già da un paio di settimane è vietato ai parenti di fare visita ai propri cari.
Ma i rischi per un contagio in una struttura con queste caratteristiche sono altissimi, specialmente se la grandissima parte del personale sanitario vive in zone altamente epidemiche.
“Abbiamo notizie certe che in molte RSA il virus sia già entrato – dice a EC Valerio Zanolla, segretario dello SPI-CGIL– e il dramma è che tante di queste persone che non sono autosufficienti, non hanno il cellulare e non possono incontrare i propri parenti non hanno nemmeno modo di comunicare all’esterno sulle loro attuali condizioni. La Regione parla di ‘aree separate” ma in una RSA non ha alcun senso. Le attività sono in comune, le mense sono in comune… è un rischio enorme inserire una persona contagiata in un contesto del genere.
Da tutte le province lombarde, Mantova, Cremona, Como, Varese arrivano denunce sulla mancanza di dotazioni sanitarie per chi opera con queste persone, con i cronici. Se fanno cosi, se mettono in queste situazioni questi malati, allora scelgono di condannare intere comunità. Ci sono 700 case di riposo in Lombardia”.

 

 

Tutti i presidi sociosanitari lombardi vivono il problema della mancanza di dotazioni sanitarie: chi deve seguire persone con disagio mentale, centri di salute mentale, servizi a domicilio, comunità.
Disabili, tossicodipendenti.
Grave la situazione nell’area metropolitana di Milano.
“Il 30% degli operatori sono ammalati o in quarantena” hanno denunciato Confcooperative e Legacoop che “da tre settimane chiedono di avere accesso ai presidi sanitari” senza ricevere risposta.
Dice a EC Davide Motto di Cooperativa Lotta contro l’Emarginazione di Sesto San Giovanni: “Abbiamo grandi difficoltà nel reperire gel igienizzante, mascherine, tute, guanti. Lavoriamo con la rete degli Utenti di Salute Mentale della Lombardia e la situazione è ovviamente molto delicata per tanti aspetti. Andiamo avanti a fornire i servizi e devo dire che i social network in questo momento ci aiutano molto nel supporto psicologico. Ma ci sono anche ovviamente altre situazioni che sono al limite. Persone che riescono a socializzare in altri modi e altre persone già fragili che ovviamente si chiudono sempre più in se stesse. Certo per noi è molto complicato. Abbiamo per esempio un appartamento dove vivono tre signore con problemi di disagio mentale, una di queste è contagiata, sono in quarantena. Portiamo la spesa ogni giorno, le chiamiamo al telefono e per fortuna la stanno vivendo bene, cucinano, stanno bene, disinfettano. In altre situazioni una ‘chiusura’ verso l’esterno di questo tipo può essere devastante. Ancora più se accadesse dentro una comunità protetta. Noi siamo 300 operatori. Abbiamo almeno mezza dozzina di persone in quarantena o in auto quarantena. Ma chi lavora in un servizio sociosanitario deve andare avanti a lavorare finché non ha sintomi, altrimenti manca personale e i servizi chiudono. Operare in queste condizioni è molto rischioso. A noi qui arrivano le prime mascherine FFP2/3 questo venerdì, tra tre giorni. Speriamo che da qui a venerdì non succeda niente nelle comunità”….

 

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Caporedattore

Daniele De Luca ha lavorato per 15 anni come redattore a RadioPopolare di Milano, passando dalle notizie locali ai GR nazionali. E’ stato corrispondente dagli Stati Uniti per Radio Popolare. Ha collaborato con Diario e il settimanale L’Espresso. Caporedattore a CNRMedia. E’ direttore di ‘FuoriDiMilano’, il primo magazine free-press composto da una redazione di utenti dei servizi di salute mentale.

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