“C’è un crollo dei reati, in particolare di quelli predatori. La gente non è in giro, è a casa, c’è la paura del contagio e ladri, scippatori e rapinatori hanno dovuto prendersi uno stop forzato. Lo stesso gli spacciatori: i locali sono chiusi e i loro “clienti” non possono comunque circolare liberamente come prima. Questo è l’unico dato certo sulla criminalità che abbiamo in questo momento”.

Sembra molto stanco Nando Dalla Chiesa mentre risponde alle domande, stanco ma soprattutto preoccupato per la situazione generata dalla pandemia che ha travolto prima la Cina, poi l’Italia e ora si sta diffondendo in Europa e negli Stati Uniti, lasciando dietro di sé  migliaia di morti ma anche pesanti ripercussioni economiche. Al momento l’unico modo per arginare il Covid-19 è quello della sospensione praticamente totale di qualsiasi attività che comporti il contatto con gli altri e invertire la tendenza dei contagi. Una situazione che ferma l’economia legale ma anche quella criminale. Pensiamo all’usura, ad esempio, uno dei principali core business delle mafie nel Nord: “Con una crisi così chi volete che chieda soldi agli usurai? Se la difficoltà è individuale un prestito può servire ma se il crollo è di sistema, a cosa serve un prestito? E anche per le riscossioni posso pensare che le richieste si siano fatte meno assillanti: uno lo puoi anche pestare, ma se sai che non ce li ha e soprattutto non ha nessun modo per averli, a che serve? Non tutti i boss sono canaglie, anzi, molti sono intelligenti e capiscono la situazione”.

Del resto anche la guerra dello Stato nei loro confronti, a partire da quella giudiziaria, si è fermata: “E certo! – sbotta Dalla Chiesa – Cosa deve fare lo Stato?! Lo Stato deve pensare prima di tutto a difendere i suoi cittadini e la priorità in questo momento è questa pandemia – fa una pausa e riprende – .E se la dico io questa cosa… Forse non è chiaro a tutti che qui si deve salvare la vita, soprattutto in quei territori dove gli ospedali non funzionano, che sono proprio quelli dove ci sono la camorra e la ‘ndrangheta”.

Adesso non ci sono affari da fare, il settore immobiliare è fermo, la movimentazione terra e molti settori ad alta infiltrazione mafiosa, il problema si ripresenterà quando sarà attuato un piano per la ricostruzione: “Certo, ma quando? Come si fa a pensare a questo cosiddetto “piano Marshall” adesso, che siamo in piena emergenza? Noi non abbiamo idea di cosa sta succedendo. continuiamo a pensare che tra due settimane è finita. Ma non è così. Potrebbero fare mercato nero di beni di prima necessità, ma non siamo mica nella Napoli del dopoguerra”.

“Quando e se comincerà ad arrivare questo fiume di denaro loro vorranno sicuramente fare la parte del leone e ci vorranno i meccanismi adatti per impedirlo ma sa cosa penso? Penso che questo Paese alla fine potrebbe rialzarsi diverso. Lo penso perché a fronte di qualche scalmanato che vuole continuare a giocare a calcetto in piazza a Bari ci sono milioni di persone che stanno seguendo con disciplina le regole dettate dal governo. E penso che alla fine saranno questi a vincere, perché questa è come una guerra“.

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Giornalista

Giulia Guidi ha collaborato con numerose testate sia venete che nazionali in diversi settori, ma soprattutto in cronaca. Dopo l'inizio con Canale 68, ha scritto per L'Espresso, L'Unità, Il Manifesto con corrispondenze sul caso della base usa Dal Molin, Altraeconomia (Mose, Autostrade), Il VIcenza, Il Giornale di Vicenza e Vicenzatoday con cronache locali, CNR Media sul nazionale. Attualmente lavora a Vvox.

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