Non serve nascondersi dietro a un dito. Chi ci deve dissuadere dall’uscire di casa per stare più al sicuro, non è affatto al sicuro. Sulle strade, nei porti, ai posti di blocco in questi giorni ci sono migliaia di donne e uomini delle forze dell’ordine. Ci fermano, ci controllano, ci chiedono documenti e autocertificazioni per l’emergenza coronavirus. “Devo darle il foglio, ma quale foglio? – è il ritornello che ascoltano continuamente – Oddio, ce l’ho in borsa. No, no è in tasca. Ma è il modulo vecchio? Devo compilarne uno nuovo? Davvero lo posso inviare alla mia mail, senza stampare niente e vale ugualmente?”. E ancora: “Stavo portando il cane a fare due passi. Ma vale anche per il gatto? In verità sono uscito con il mio coniglio nano, lo faccio sempre”. E loro, con pazienza e rassegnazione, devono ascoltare le nostre giustificazioni e poi le devono controllare. E se trasgrediamo o evadiamo dalla quarantena ci devono pure denunciare. Sono loro che tentano di persuaderci ad archiviare le nostre intemperanze e a metterci al riparo dai noi stessi. Ma sono loro che da un mese a questa parte – come i medici, gli infermieri, autisti soccorritori del 118 – affrontano la malattia praticamente a mani nude.

A Codogno e nei paesi del Lodigiano diventati per primi zona rossa, un mese fa, i carabinieri hanno presidiato le strade e a accompagnato i medici di casa in casa a fare i tamponi. Non tutti però avevano ancora guanti e mascherine. E pochi giorni dopo in 18 erano in quarantena.

Stesso copione anche a Fornovo di Taro, paesino abbarbicato sull’Appennino parmense lungo la via Francigena. Il comandante è finito in ospedale, con i polmoni accartocciati dal covid-19. La stazione è stata chiusa e tutto il personale è finito in auto isolamento. E non va certo meglio nel Bresciano. “Di coravirus si è iniziato a parlare in Italia da dicembre del 2019 – si sfoga un militare in pattuglia sulle strade -. Possibile che l’Arma e le altre istituzioni non siano stati in grado di prevedere almeno l’epidemia e di fornire ai militari e alla protezione civile le protezioni? Errore gravissimo…”. C’è anche chi parla di “mascherine sanificate e riutilizzate tantissime volte”, di prese in giro da parte dei colleghi se si indossalo le protezioni, “perché ai comandanti di stazione è stato detto di fare in modo che non vengano utilizzate, vista la penuria”. Ci racconta di ordini e direttive, spesso contraddittori, che richiedono “l’uso della mascherina solo in caso di necessità”, ma non è sempre facile capirlo in tempo quando si è in servizio.

Non va meglio nemmeno al personale della Polizia di Stato e dell’Esercito, destinato all’operazione Strade Sicure. O a quello dei Vigili del FuocoGuardia di Finanza: nelle ultime ore a Taranto un militare delle Fiamme Gialle in pattuglia è finito in quarantena. Lo stesso è capitato a un agente di scorta in servizio alla Procura di Firenze, che ora è grave in rianimazione. Trai tanti italiani colpiti dal virus, anche due sottufficiali della Marina di stanza a La Spezia, ricoverate all’ex ospedale Bruno Falcomatà. I loro colleghi, imbarcati sulle navi, parlano di sovraffollamento a bordo quando già l’allarme coronavirus era scattato. Di personale di ritorno da città già diventate zona rossa, poi confinato nei rispettivi alloggi, e di assemblee sul covid organizzate sotto coperta e con poche precauzione. A Brindisi, non è andata meglio agli equipaggi di nave San Giusto e nave San Giorgio, finiti in quarantena in blocco. Ma non è solo chi è sul campo a rischiare. Un ufficiale in servizio presso il Segredifesa è morto nello spazio di un fine settimana per sospetto contagio e solo allora lo staff del suo ufficio ha potuto lavorare in smart working. Ecco, la prossima volta che a ognuno di noi, dopo essere stato geolocalizzato o bloccato, verrà in mente di inventare la scusa più fantasiosa e ridicola della nostra carriera, ricordiamoci di loro.

 

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Giornalista

Paolo Verri bolognese di nascita e da quasi 20 anni milanese di adozione. Si è trasferito in Lombardia con la scusa dell'università e lavora come giornalista per un'agenzia di stampa da una quindicina d'anni. Ha collaborato anche con agenzie internazionali e con diverse radio, tv e quotidiani come Il Giorno e le testate del gruppo QN e quelle del gruppo Messaggero. Si occupa soprattutto di cronaca giudiziaria e nera, ma da sempre ha la testa e il cuore in giro per il mondo.

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