Il piano di emergenza c’è, ma mancano respiratori e mascherine”. E’ un grido di aiuto quello lanciato negli ultimi giorni dal governatore della Puglia Michele Emiliano. Il coronavirus comincia a fare molta paura anche nella sua regione, dove i contagiati sono ormai più di 300, mentre 18 persone hanno perso la vita.

Se i dispositivi di sicurezza individuale scarseggiano, c’è chi con le sue mani e il suo impegno cerca di colmare la lacuna. Lavorando giorno e notte, senza sosta. Questa persona così speciale si chiama Irene Coppola, ha 53 anni e vive a Gallipoli, in provincia di Lecce. Lei normalmente si guadagna da vivere facendo la sarta e la stilista, così ha avuto un’idea: usare il proprio talento per realizzare mascherine da donare ai suoi concittadini. In un solo giorno ne ha cucite mille, e da allora è diventata l’eroina del suo paese.

“Tutto è cominciato una decina di giorni fa quando, preoccupata per quello che stava succedendo nelle regioni del Nord, ho deciso di realizzare una mascherina con il tricolore. Ho postato la foto sui social, per sensibilizzare i miei conoscenti ed esortarli a reagire – racconta -. Il giorno dopo una mia cliente mi ha chiamata per chiedermi due mascherine per il suo papà, malato. Le ho realizzate e gliele ho regalate”. Da quel momento il passaparola non si è più fermato. “Poco dopo mi ha chiamata un’altra persona, suggerendomi di usare un tessuto definito pelle d’uovo – prosegue -. In venti minuti ne ho fatte quattro. Sono come quelle usa e getta, non hanno il filtro. Ma possono essere sterilizzate e quindi riutilizzate”.

Irene non si è più fermata: “Sono andata da un fornitore di tessuto e ne ho comprato un metro. Sufficiente per cucire 12 protezioni, che ho donato ai miei concittadini – va avanti -. Di lì ho continuato, lavorando per 20 ore consecutive, fino a cucire mille mascherine”. Irene è andata avanti in tutti i giorni successivi, con un ritmo di 600 dispositivi al giorno, risposando solo quattro ore per notte. “Li regalo a tutti i cittadini di Gallipoli, ma anche dei Comuni vicini – dice -. Naturalmente queste mascherine non sono sicure contro il virus al cento per cento, come quelle dotate di filtro. Ma rappresentano comunque una misura di protezione in più per chi ne sia completamente sprovvisto”.

In questa missione Irene è aiutata da tutti: “I miei concittadini acquistano tessuto ed elastici, io in cambio offro gratis il mio lavoro – conferma -. Le persone vengono da me e le prendono, ma non si creano assembramenti. I carabinieri mi hanno aiutata a smaltire le prime file, poi un ragazzo che lavora nella security ha deciso di darmi una mano a controllare la situazione”. Adesso che la sartoria è chiusa, come previsto dai decreti del governo, il lavoro è cambiato. Ma offre comunque tantissime soddisfazioni. “Faccio tutto questo con il cuore, andrò avanti finché avrò a disposizione il materiale. Adesso sto ultimando 200 mascherine che mi sono state chieste dalla Lega tumori, sono colorate per portare un po’ di gioia – spiega -. Sono stati i medici a certificarne la sicurezza, per questo in parte andranno anche all’ospedale di Gallipoli, al Comune e alla protezione civile di Alezio”.

La fama di Irene in pochissimo tempo ha superato i confini della Puglia. “Moltissimi colleghi sarti mi stanno chiamando da ogni parte di Italia per chiedermi come faccio, per replicare le mie mascherine – conclude -. Così ho deciso di fare un tutorial, che ho postato sulla mia pagina Facebook. So che in molti stanno seguendo il mio esempio. Questa per me è una soddisfazione immensa, più grande di qualunque fatica”.

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Giornalista

Giornalista professionista. Oltre a numerose collaborazioni, ha lavorato come redattore ordinario per Il Giornale, La Gazzetta dello Sport e Studio Aperto. Si è sempre occupata di cronaca, lifestyle e inchieste. È laureata in Scienze politiche e ha frequentato l'Istituto per la formazione al giornalismo Carlo de Martino di Milano.

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