Ieri sera alle 8 il Policlinico ha aperto un nuovo reparto Covid. Mi é toccato per la seconda volta in cinque giorni di fare la prima notte in un reparto appena aperto. Si vede che il ruolo di madrina mi si addice. In 7 ore 12 ingressi da PS, in una notte mezzo reparto nuovo già pieno. La situazione non é seria, é serissima. Non ci sono ricoveri impropri, gente che poteva essere curata anche a casa. Al momento non va bene.

Spero che abbiano ragione tutti i fisici matematici economisti che dicono che da queste parti abbiamo abbandonato la curva esponenziale, se no la vedo dura. Matematica

Fa impressione vedere amici e colleghi, quelli che consideri come te per dire, attaccati ad un respiratore. Ogni volta che si aggiunge alla lista un nome é un pugno allo stomaco. Ci pensi sempre, ma il momento in cui ci penso di più é quando rientro a casa, il primo contatto fisico con Anto e le bimbe, in cui speri che alle cinque del mattino in mezzo al reparto provato da mille fatiche non abbia avuto qualche stupida distrazione. Paura.

Se non ci proteggete potete pure continuare la gara a chi fa l’ospedale più grosso in meno tempo, ma non ci sarà nessuno a far funzionare quei bellissimi ventilatori nuovi. Priorità.

É un lavoro fisicamente durissimo, ritmi alti e tanti pazienti. Siamo io Vincenzo e Francesca. Un ematologo, un epatologo e una specializzanda del primo anno. In tutto questo il veterano sono io, ho già fatto ben una notte in un reparto Covid. 30 letti vuoti all’inizio. Il Ps manda un paziente ogni 30 minuti. Ad un certo punto ho chiesto pietà, eravamo sommersi. Però abbiamo lavorato bene, tranquilli, concentrati. Come al solito, una costante, grande team di infermieri. Così la portiamo a casa. Forza.
Di questa terribile epidemia quello che devasta é il lato umano. Interi nuclei familiari ricoverati, mariti che muoiono e nel letto di fianco c’é la moglie e soprattutto l’esperienza della zona rossa. Soffocante per noi, ma soprattutto per le tante persone che una volta entrati realizzano che se le cose vanno male, e per qualcuno va male, non potranno più rivedere i propri cari. Immedesimatevi solo per un istante. Forse qualcuno ci penserà due volte prima di rompere l’isolamento per motivi che non siano serissimi. Rabbia.

Raggi di sole? Tanti. Lo spirito di tante professionalità, l’aiutarsi, il capirsi e fare gruppo. Il fatto che a livello internazionale la comunità scientifica ha capito che bisogna collaborare assieme per riuscire a venirne fuori. Mi lasciano un po’ perplessi tutti questi richiami all’orgoglio nazionale: ce la facciamo se ci mettiamo tutti assieme, da Milano a Sidney, altrimenti ogni risposta sarà destinata ad avere enormi problemi…

Forza ragazzi, come dice il mio amico Loz non vedo l’ora di bermi una birretta con tutti quanti! All’aperto

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ematologo - Policlinico di Milano

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