Roma, Trastevere. “Vedi, io faccio così – mi dice Barbara mentre abbassa la mascherina da chirurgo e mi mostra l’interno – ci metto un pezzo di Scottex, così ogni volta cambio solo quello e posso riutilizzarla”. È uno dei tanti modi creativi che ogni italiano – tra carta-forno, assorbenti e pannolini – sta sperimentando per avere un’alternativa più o meno valida all’introvabile mascherina che dovrebbe, almeno spera, difenderlo dal maledetto nuovo coronavirus. Stratagemmi tanto curiosi quanto inutili, visto che non forniscono un minimo di garanzia. Se poi a mostrarmi queste cose è proprio lei, una farmacista, allora la situazione è ancora più grave. “Non ne abbiamo, non ce le può mandare nessuno – mi spiega – è già è tanto che sono riuscita a trovare questa”. Barbara non ha nemmeno lo schermo di plexiglass come divisorio con il cliente, una soluzione adottata da molte altre farmacie:  E così mi tocca stare a un metro, con lei dietro al bancone. Faccio un passo per pagare, e lei indietreggia di uno, poi è il mio turno quando mi lascia il resto. Una danza che in altri tempi sembrerebbe ridicola ma che oggi è il minimo indispensabile per la sicurezza sanitaria, il famoso distanziamento.

 

Dall’altra parte d’Italia, a nord-est, a Trieste, un altro farmacista conferma: “Non si trovano mascherine”, dice Francesco. “Farmacie, come la mia, che cercano di acquistarle qua e la, rischiano di incorrere in truffe e situazioni spiacevoli. Per assurdo – spiega – io dovrei aver già ricevuto 15.000 pezzi che avevo ordinato, non fosse che all’ultimo ho avuto lo scrupolo di fare una visura camerale – dato che non conoscevo l’interlocutore – e ho scoperto che la società era in liquidazione. E sennò bisogna rischiare prendendole all’estero: Romania, Pakistan, India, Canada. …ho provato ma volevano pagamenti anticipati e non conoscevo gli interlocutori, non mi sono fidato. Per non parlare dei prezzi assurdi a cui vengono vendute. Anche i guanti sono fuori stock, noi cerchiamo quelli in lattice e non li troviamo”.

 

La questione è delicata, visto che i farmacisti sono tra i pochi lavoratori ancora costretti a presidiare i loro posti, e perché la farmacia non è un luogo qualunque, visto che chi ci va, specie in questo periodo, è perché forse qualche problema di salute ce l’ha. O no? “Diciamo che chi viene ora compra soprattutto integratori di vitamina C, perché si era sparsa quella fake news sul potenziamento del sistema immunitario per combattere Covid”, dice Angela. “Ieri è venuto un signore anziano a prenderlo – continua – e gli ho chiesto se ne voleva di più, vista la situazione, ma mi ha detto di no perché così aveva una scusa per tornare ‘che la Raggi se le sta inventando di tutte per non farci uscire di casa’. “Cercano tutti integratori, soprattutto di vitamina C” le fa eco Sara. Una volta avevamo terminato tutto, c’erano rimasti solo 400 pezzi di Ctard…beh li avremo finiti in due ore. Ormai tante marche di vitamina C non si riescono nemmeno più a ordinare”.

 

Da centro-sud a nord-est la situazione non cambia: “Chiedono Vitamina C e qualsiasi integratore per le difese immunitarie, fitoterapico e non”, dice Francesco”.  “Ma la famosa Amuchina?”, chiedo. “Tutti gli igienizzanti sono fuori stock, non si trovano nemmeno più le materie prime di base come l’alcol, e hanno quadruplicato il prezzo, ecco perché adesso certi prodotti costano di più anche in farmacia. L’Amuchina, ormai un mito del tempo di Covid, considerata a seconda dei meme più preziosa dell’oro o più remunerativa della cocaina. Un bene richiesto in tutto il mondo. Ma non sono gli unici prodotti a scarseggiare, anche farmaci come la Tachipirina stanno diventando introvabili. E siamo solo all’inizio.

 

Cosa potrebbe fare un uomo disperato in piena paranoia da Covid? Rubare? Già fatto: furti in serie tra Prenestino e Centocelle, con farmacie distrutte e saccheggiate. È successo di notte, ma poteva accadere di giorno. E loro sempre lì, senza protezioni, davanti alla furia distruttrice di uomini impauriti e magari malati. I farmacisti. #eroiunaminchia.

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Giornalista

Marco Romandini collabora con numerose testate online e cartacee, tra cui il mensile di inchieste “Millennium”, Il Fatto Quotidiano, Wired, Vanity Fair, National Geographic.

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