Mi piace il mio lavoro da freelance. Sono professore associato all’Università a Kyiv, lavoro con gli studenti ma mi occupo anche analisi politiche. Alcuni dei miei corsi sono online, lo “smart-working” o e-working per me non è una novità. Ma non nel mio mondo – in Ucraina e per gli ucraini. Troppi problemi si sono accumulati nell’economia del mio Paese, anche prima della quarantena, per pensare subito a come metabolizzare le “sfide economiche provocate dal coronavirus” nel 2020.

La necessità di rispettare una rigida quarantena per minimizzare le perdite di vite umane è il primo risultato di una crisi che dura da anni. Se il sistema sanitario ucraino fosse in grado di trattare contemporaneamente molti pazienti con un adeguato livello di cure mediche, forse sarebbe possibile allentare un po’ le maglie. Ma certamente questo non è il caso ucraino. Il supporto, ovviamente, ce lo sta fornendo l’Organizzazione mondiale della sanità che ieri ha consegnato la seconda serie di test per covid-19. Tuttavia, il Center for Public Health ha osservato che una fornitura di 5.000 tamponi sarà appena sufficiente per sottoporre a test non più di 1.600 persone.

Da ieri a Kyiv c’è la serrata totale. Tutte le altre città hanno iniziato a chiudere tutte le imprese e le attività produttive, ad eccezione di negozi di alimentari e farmacie. L’Ucraina ha completamente limitato il traffico passeggeri dal 17 marzo a causa dello scoppio dell’epidemia. Per gli stranieri il confine è chiuso per due settimane, il servizio di autobus e ferrovia interurbano è sospeso da oggi, 18 marzo 2020.

Tuttavia, l’aspetto più problematico è che a partire da oggi anche la metropolitana di Kyiv è chiusa. E lo stesso vale è in altre città con oltre un milione di abitanti – Dnipro e Kharkiv. Gli autobus urbani e i filobus hanno a bordo al massimo 20 persone. In realtà, significa che Kyiv con i suoi 3,5 milioni di abitanti, di fatto è senza mani e gambe. E quindi, ingorghi, rabbia, paura e allo stesso tempo nessuna alternativa. È stato proprio il nuovo primo ministro ucraino Dmytro Shmygal a chiedere di chiudere i trasporti pubblici nelle grandi città. “E’ uno dei passaggi chiave per salvare la vita delle persone. La nostra ambizione è quella di far sì che il maggior numero di persone possibile resti in auto-isolamento – ha spiegato il primo ministro Shmygal – Ogni giorno, la metropolitana di Kyiv porta da casa al lavoro e viceversa circa 2 milioni di persone”.

Non esiste nemmeno un piano d’azione per tutti quei cittadini che vivono in città e devono comunque andare lavorano. Al contrario. Tra loro ci sono anche medici, infermieri, agenti di polizia e altri rappresentanti delle forze dell’ordine. Enorme è l’angoscia per gli imprenditori privati: non sanno come far sopravvivere le loro piccole e grandi imprese, sia ora che dopo. Quei settori dell’economia che si occupano di assistenza, intrattenimento, trasporti, commercio – oltre allo shopping online e alla ristorazione – hanno già molti problemi. Anche se il proprietario non chiuderà e non chiederà ai lavoratori uno sforzo in più per il periodo di quarantena, dovrà comunque pagare le bollette. E magari dovrà tagliare i costi e ridurre il personale. Inevitabile che alcuni dipendenti vengano licenziati, altri vengano indirizzati verso un congedo non retribuito, mentre ad altri ancora verrà concesso lo smart working (e questo salverà le loro vite dal punto di vista economico).

Inoltre, la legge adottata dal Parlamento ucraino sulle misure di quarantena, entrata in vigore dal 17 marzo, prevede alla voce lavoro la formula “senza la conservazione dei salari“. Le persone lavoreranno ma potrebbero non essere retribuite. A questo proposito, l’Ucraina sta ancora imparando da altri Paesi: Italia, Francia, Spagna e, ovviamente, Cina. Kyiv ha già introdotto le misure di “risparmio economico” sia per le imprese che per i dipendenti, ma resta ancora da fare.

L’emergenza, tuttavia, è sempre più attuale. Anche i parlamentari sono un po’ in preda al panico. Il deputato,Sergiy Shakhov del gruppo Dovira è risultato positivo al tampone del covid-19. Nelle prossime tutti i parlamentari faranno il tampone e i locali del Parlamento verranno sanificati. E anche io devo cercare di non farmi prendere dal panico: stavo partecipando ai lavori dell’assemblea legislativa proprio nel momento in cui il deputato era presente. E adesso vediamo che cosa succederà. Per ora sto facendo quello che posso, come raccontare che cosa sta succedendo nel mio Paese.

 

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Victoria Vdovychenko è professore associato, PHD. Collabora con l’Ukranian Prism del Consiglio di politica estera per quanto riguarda la politica estera italiana nell'UE. E’ anche fondatrice della School of Good Governance: il progetto Advocacy è stato assegnato dall'Alumni Engagement Innovation Fund (2015). Scrive per diverse testate ucraine e internazionali. Alcune sue pubblicazioni sono legate all'analisi dell'integrazione europea ed euro-atlantica dell'Ucraina. Inoltre, i suoi interessi di ricerca riguardano gli Stati membri dell'UE e la loro analisi e impatto a livello dell'UE (ad esempio, il ruolo dell'Italia e della Francia nell'Unione europea) nel contesto delle sfide globali in materia di sicurezza ed economia. Trai temi di cui si occupa, la politica estera italiana, la politica estera dell'Ue, l’integrazione europea, l’integrazione euro-atlantica e comunicazione strategica.

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