Davanti all’emergenza coronavirus, quasi tutti bambini e gli adolescenti sono disorientati. Molti non capiscono cosa succede intorno a loro. Ma la quarantena non ha portato soltanto angoscia. Crescono i casi di violenza tra le mura domestiche e aumentano le richieste di chi – ispirato da film e serie tv – accarezza l’idea del suicidio. E soprattutto mancano i servizi. “Provate voi a portare in questi giorni un ragazzino vittima di violenze in una struttura protetta. É quasi impossibile, ci sono file enormi e nessuno vi ascolta”, dice il professor Ernersto Caffo, psichiatra e fondatore SOS Il Telefono Azzurro Onlus e Fondazione Child. “Tutti ci preoccupiamo della chiusura di negozi, bar e ristoranti – sottolinea – ma il vero problema è proprio la mancanza di servizi”.

 

In questi giorni le telefonate sono aumentate?

Le chiamate al nostro numero verde 19696 sono cresciute molto. A chiedere aiuto sono molti bambini che chiedono di capire cosa stia accadendo. Spesso ritengono di non essere stati informati adeguatamente dai propri genitori e vogliono capire.

 

Di cosa sentono soprattutto la mancanza?

Il fatto di non avere più un colloquio i propri coetanei a scuola, magari guidato dagli insegnati, pone loro il problema di non sapere con chi condividere le informazioni. Stiamo percependo una grande solitudine di questi bambini, perché passano la gran parte del loro tempo davanti alla televisione, assorbono le conversazioni degli adulti e giocano molto su internet. Così si riempiono di paure e timori. Per questo abbiamo messo a loro disposizione più operatori e abbiamo sostenuto la campagna #iorestoacasa con cantanti, artisti e influencer, in grado di ispirare e li rassicurare i più giovani.

 

Ricevete anche telefonate di altro tipo?

Al numero di emergenza 114 riceviamo richieste anche di adulti che sono separati e divorziati e ci chiedono come fare a vedere i figli in questi giorni di quarantena. Molti genitori non ricevono risposte precise dai magistrati e gli avvocati spesso sono preparati. Con gli ultimi Dpcm gli spostamenti di città non sono possibili, anche se noi riteniamo che andare a trovare i figli vada considerata come un’esigenza familiare. Il decreto, purtroppo, sul punto non è chiaro. I rapporto trai bambini e i genitori va preservato perché l’emergenza non sarà breve. Se c’è una frattura familiare forzata, i figli devono sapere che il genitore che non vedono ogni giorno c’è ancora e sta bene. La situazione richiede una grande capacità di narrazione da parte degli adulti, solo così le ansie bambini e adolescenti verranno gestite.

 

Cosa si può fare per gli adolescenti?

I ragazzi vanno responsabilizzati. Noi cerchiamo di fare in modo che i più grandi spighino ai fratelli minori come comportarsi in questi frangenti e a cosa credere, perché sono letteralmente bombardati da notizie e informazioni concepite per un pubblico adulto. Anche il fatto che il presidente del Consiglio abbia spesso parlato di sera non ha creato il senso di attesa per decisioni gravi e importanti. Tutte situazioni che bambini e adolescenti non sanno come poter fronteggiare. Il loro mondo fatto di certezze, come la partita di calcio con i compagni, la scuola, le uscite, è di colpo cancellato. Se per noi adulti è comprensibile logicamente, per i bambini lo è molto meno. E ancora meno lo è per gli adolescenti, che si sentono onnipotenti e sono convinti, anche per via delle prime notizie diffuse, che l’epidemia non riguardi la loro fascia d’età. Per questo vanno ancora di più aiutati a capire, vanno coinvolti, non devono sentire di essere solo giudicati e controllati dagli adulti.

 

Negli ultimi giorni avete avuto anche più segnalazioni di violenze domestiche, magari acuite dalla convivenza forzata?

Abbiamo avuto un aumento di casi gravi, anche di potenziali suicidi. Aumentando il tempo di permanenza degli adulti in casa, laddove ci sono già situazioni di violenza, le cose diventano ancora più difficili. Per questo abbiamo aumentato con lo smart working e 24 ore su 24 le linee di ascolto. Ma c’è un altro aspetto grave. Proprio in questi giorni su Netflix sono stati diffusi i film ‘Epidemia Letale’ e ‘La Scoperta’, che già come era accaduto per la serie ‘Thirteen’ parla di suicidio. Contemporaneamente abbiamo visto aumentare le richieste di aiuto. Il cinema è una bella occasione per i ragazzi per riflettere e immaginare, ma devono avere modo di parlare di quello che vedono e di sviluppare un pensiero critico. Senza avere contatti con il loro gruppo e senza essere inseriti in un contesto scolastico e educativo, sono molto spesso a rischio: sono compressi nelle loro difficoltà e disagi.

 

C’è anche il problema che i servizi sociali sono praticamente bloccati

Manca la rete di sostegno. Molti ragazzini con gravi problematiche psicologiche o psichiatriche oggi non non sanno a chi rivolgersi, perché gli ambulatori sono chiusi. Questa componente di disagio mentale senza rete a me preoccupa molto. Come sempre succede, di fronte alla carenza di risposte di prossimità, Telefono Azzurro e altre realtà come la nostra sono coinvolte direttamente, spesso con difficoltà enormi di intervento. Lavoriamo molto con le istituzioni, ma farlo a distanza diventa complicato. Il sistema giudiziario, ad esempio, funziona praticamente solo per le emergenze, ma le emergenze sono tantissime.

 

Cosa si può tentare di fare per continuare a garantire assistenza?

La preoccupazione è tanta. Dobbiamo tutti metterci a pensare soluzioni, mantenendo le reti che funzionano. La cosa positiva che ho riscontrato in questi giorni, è il grande senso di responsabilità da parte di tutti. Il Paese stranamente ha reagito con grande impegno civico che può essere d’ispirazione per il futuro. Senza, non riusciremmo a portare avanti tutto quello stiamo facendo.

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Giornalista

Paolo Verri bolognese di nascita e da quasi 20 anni milanese di adozione. Si è trasferito in Lombardia con la scusa dell'università e lavora come giornalista per un'agenzia di stampa da una quindicina d'anni. Ha collaborato anche con agenzie internazionali e con diverse radio, tv e quotidiani come Il Giorno e le testate del gruppo QN e quelle del gruppo Messaggero. Si occupa soprattutto di cronaca giudiziaria e nera, ma da sempre ha la testa e il cuore in giro per il mondo.

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